Random quote: Non ho la risposta, ma i volatili riscaldabili non li avevo mai sentiti ( augelli= licenza poetica per definire gli uccelli " Odo gli augelli far festa....") by Piccione
- (Added by: pippo)

L'Alfa Romeo: dal dopoguerra alla cessione a Fiat

a cura di Twin Phaser

 

L'Alfa Romeo dopo la guerra, come molte industrie italiane, era in una crisi spaventosa, infatti nemmeno una vettura di grande sucesso come la 1900 riuscì a risanarne i debiti, tanto che venne presa in seria considerazione la liquidazione dell'azienda.


Ma ecco che arrivò l'uomo che fece l'Alfa Romeo, Giuseppe Luraghi, che con capacità straordinarie riusci a risollevare l'Alfa, e non con soldi dello Stato italiano, ma con un prestito di un finanziere tedesco, nacque così la Giulietta, vettura che contribuì non poco a rendere l'Alfa una vera industria. Poi nacquero la Giulia e l'Alfetta, gli stabilimenti di Arese e Pomigliano e l'Afasud, venne costruito l'impianto di Balocco, insediamenti in Sud Africa e in Brasile ora di proprietà Fiat.


l'Alfa con la gestione Luraghi aveva fatto investimenti da capogiro, ma il prodotto che non aveva problemi di vendita e l'ottima gestione, permisero all'Alfa gli utili che erano precedentemente mancati. La Fiat in questo periodo vide nell'Alfa una concorrente temibile e cercò con la politica di mettere i bastoni fra le ruote a Luraghi in più occasioni.


Arrivò la crisi economica degli anni '70, i programmi sulle vendite vennero completamente rivoluzionati, l'Alfa che produceva modelli di piglio sportivo e con cilindrate alte sentì la crisi molto più di Fiat che al suo arco aveva le più parche utilitarie. Crisi sindacali e politiche portarono le BR in stabilimento con diversi rapimenti e un omicidio. l'Alfa attraversava un periodo molto buio, come se non bastasse la politica chiese, per calcolo elettorale, un nuovo impianto nel sud Italia anzichè il completamento di Arese; alcune vetture dell'Alfa nord avrebbero dovuto essere assemblate ad Avellino con tutti i problemi di approvvigionamento dei materiali e con costi assurdi per il trasporto da Arese a Avellino. Luraghi quindi disse no. L'Alfa aveva già Pomigliano.


A questo punto la politica con una manovra meschina sollevò Luraghi dalla presidenza dell'Alfa, era il 1974.
L'Alfa Romeo si trovò ad affrontare un lungo periodo di transizione, coincidente con le massicce rivendicazioni sindacali e operaie che caratterizzarono gli anni '70, fino all'arrivo nel 1978 di Ettore Masaccesi il quale attuò una nuova ristrutturazione, la seconda dopo quella realizzata da Ugo Gobbato negli anni '30, per meglio inserire l'azienda nelle nuove congiunture economiche e di mercato.


La ristrutturazione interna prevedeva il risanamento finanziario e il ripensamento degli obiettivi che dovevano essere più rispondenti alla realtà; in pratica un'organizzazione non più orientata verso la tecnica, ma verso il mercato, sviluppando sia le funzioni finanziarie che il Controllo di Gestione e la Direzione Commerciale.
L'Alfa Romeo non riuscì più a seguire il processo di crescita che aveva conosciuto con Luraghi, anche la Joint Venture con la casa automobilistica giapponese Nissan (A.R.N.A), per la produzione di una nuova vettura, non dette i risultati sperati e nel 1986 la Finmeccanica la cedette al gruppo FIAT che la concentrò insieme con Lancia in un nuovo raggruppamento denominato "Alfa Lancia Industriale S.p.A.", divenuto operativo nel 1987.

 



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