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Sezione Mondo Alfa Romeo :: Forum "Fiat Notizie"

Topic: FIAT - Azienda e mercato

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marco1975
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Appunto, magari si parlasse di cose certe, viste con i proprio occhi.

E poi come accidenti si fa a paragonare i terzisti del settore tessile con il settore automobilistico, iperconcentrato con delle multinazionali giganti ?

Quello che mi fa perdere la pazienza e' la decisione di criticare Fiat qualsiasi cosa faccia. Non produce in Cina, sono dei falliti - tutti gli altri lo fanno e guadagnano una fortuna. Ora produce in Cina, aiuto aiuto i gialli ci tolgono il lavoro, c'e' la delocalizzazione. Peccato poi che si parla di un prodotto destinato essenzialmente al mercato asiatico.

Poi la ciliegina sulla torta. In Italia ci sono diritti (come no, ci sono solo nelle grandi fabbriche - il resto e' tutto in barba alle regole se non direttamente in nero) mentre in Cina sono dei grandi sfruttatori. Qualsiasi multinazionale seria li tratta esattamente come altrove - certo non produciamo guanti tramite terzisti...

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marco1975 - 20/1/2012 1:34 PM

Appunto, magari si parlasse di cose certe, viste con i proprio occhi.

E poi come accidenti si fa a paragonare i terzisti del settore tessile con il settore automobilistico, iperconcentrato con delle multinazionali giganti ?

Quello che mi fa perdere la pazienza e' la decisione di criticare Fiat qualsiasi cosa faccia. Non produce in Cina, sono dei falliti - tutti gli altri lo fanno e guadagnano una fortuna. Ora produce in Cina, aiuto aiuto i gialli ci tolgono il lavoro, c'e' la delocalizzazione. Peccato poi che si parla di un prodotto destinato essenzialmente al mercato asiatico.

Poi la ciliegina sulla torta. In Italia ci sono diritti (come no, ci sono solo nelle grandi fabbriche - il resto e' tutto in barba alle regole se non direttamente in nero) mentre in Cina sono dei grandi sfruttatori. Qualsiasi multinazionale seria li tratta esattamente come altrove - certo non produciamo guanti tramite terzisti...

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Io non critico fiat "qualsiasi cosa faccia". Critico le scelte di modelli e industriali delle gestioni degli ultimi due decenni.

E la delocalizzazione la critico per mie opinioni economiche, chiunque la faccia. Opinione (sostengo gli insiemi economici autonomi) che, con il tutto che sono ignorante e via dicendo, è simile a quella del premio nobel Allais. 

Il fatto che in Italia vi sia maggiore tutela del lavoro, statisticamente, rispetto alla Cina penso non sia difficile da capire.

http://www.google.it/search?client=opera&rls=en&q=labor+right+china&sourceid=opera&ie=utf-8&oe=utf-8&channel=suggest#sclient=psy-ab&hl=it&client=opera&hs=YEg&rls=en&channel=suggest&source=hp&q=workers+right+china&pbx=1&oq=workers+right+china&aq=f&aqi=&aql=&gs_sm=e&gs_upl=10976l12839l0l13015l8l7l0l0l0l3l391l1733l2-3.3l6l0&bav=on.2,or.r_gc.r_pw.,cf.osb&fp=8432cbfc04c2f6ca&biw=1333&bih=600

e ciò riguarda anche terzisti di affermatissime multinazionali http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Cina-continua-lemergenza-suicidi-alla-Foxconn-Un-dipendente-si-taglia-le-vene_454944768.html e non di "sfigati" guanti

Poi che in Italia ci siano violazioni...per carità...quelle ci sono anche in Vaticano...ma...confrontate un po' Italia-Cina. http://www.state.gov/g/drl/rls/hrrpt/2008/eur/119086.htm

Inoltre personalmente ritengo eticamente e moralmente inaccettabile l'ingrassare l'economia di uno stato così http://it.wikipedia.org/wiki/Laogai

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Comprex - 20/1/2012 8:55 PM

Inoltre personalmente ritengo eticamente e moralmente inaccettabile l'ingrassare l'economia di uno stato così http://it.wikipedia.org/wiki/Laogai



il punto è esattamente opposto: se produci in loco per poter vendere in loco e sei una multinazionale straniera (vedi Fiat-Chrysler), non ingrassi l'economia di quello stato perchè gli utili li esporti.
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KOKAL - 21/1/2012 2:37 AM
Comprex - 20/1/2012 8:55 PM

Inoltre personalmente ritengo eticamente e moralmente inaccettabile l'ingrassare l'economia di uno stato così http://it.wikipedia.org/wiki/Laogai



il punto è esattamente opposto: se produci in loco per poter vendere in loco e sei una multinazionale straniera (vedi Fiat-Chrysler), non ingrassi l'economia di quello stato perchè gli utili li esporti.

esporti gli utili, ma contemporaneamente aumenti la capacità di acquisto di una fetta di popolazione e/o aumenti il numero di individui di tale popolazione con una capacità x. 

quindi aumenti la domanda e/o fai cambiare la qualità della domanda.

quindi ingrassi l'economia

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Comprex - 21/1/2012 1:54 PM

esporti gli utili, ma contemporaneamente aumenti la capacità di acquisto di una fetta di popolazione e/o aumenti il numero di individui di tale popolazione con una capacità x. 

quindi aumenti la domanda e/o fai cambiare la qualità della domanda.

quindi ingrassi l'economia



NO! se per ogni auto venduta a mettiamo 10mila euro, soldi già in circolo nell'economia cinese, ne esporti 1000 di utili, quelli che rivanno in circolo in quell'economia sono 9000, ergo hai sottratto 1000 euro all'economia di quel paese.
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marco1975
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E di fatti i vari governi regionali cinesi sono abbastanza furbi per obbligare le multinazionali a reinvestire gli utili prodotti in loco, cosa che le multinazionali fanno investendo in nuove e più ampie fabbriche per coprire il crescente fabbisogno locale.

Gli unici "fessi" siamo noi italiani, che oltre a comprare per il 70% auto straniere prodotte all'estero, facciamo scappare chiunque voglia produrre in loco (ricordate la frase di Marchionne 2 settimane fa : ha provato per 4 anni a convincere un gruppo tedesco a produrre in Italia, generando solo l'ilarità generale). E non citatemi la Lamborghini (2500 auto l'anno per il mondo intero) o la DR (semplice assemblaggio di pezzi cinesi, per il 0,2% del mercato).

Dulcis in fundo, vogliamo colare a picco la Fiat tentando di obbligarla a produrre in Italia a qualsiasi condizione i sindacalisti versione '68 vogliano imporre. Tentando magari di corromperla con scambi del tipo aiuti alla rottamazione per 1 anno in cambio del mantenimento di uno stabilimento in perdita cronica come Termini.

Siamo sempre alle solite...

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ma perche in ogni post finisci per attaccare i sindacati?
forse loro sono troppo "duri" ma se non ci sono loro a difendere i lavoratori chi li difende?
KOKAL
Inserito 22/1/2012 11:57 PM (#393603 - in reply to #393535)


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urbi - 22/1/2012 5:22 PM
ma perche in ogni post finisci per attaccare i sindacati?
forse loro sono troppo "duri" ma se non ci sono loro a difendere i lavoratori chi li difende?


perchè i sindacati italiani non difendono una cippa per i lavoratori, casomai difendono i propri interessi di potere.
Un sindacato che difende gli interessi dei lavoratori mette tra le priorità la sostenibilità dei posti di lavoro esistenti e di quelli che dovrebbe contribuire a creare con una politica di concertazione con l'azienda.
In Italia i sindacati hanno tutto l'interesse ad avere più gente possibile in cassaintegrazione, mobilità e disoccupazione, perchè è tra questi soggetti che pescano a piene mani le iscrizioni.
Ti ho mai detto che un lavoratore insinuato nel fallimento di un'azienda, per beneficiare della legge che gli consente di recuperare le ultime 3 mensilità non percepite nonchè il proprio tfr, puo' presentare domanda all'inps unicamente tramite un'organizzazione sindacale?E che per il "disturbo" della stessa il sindacato impone in media un obolo medio di circa il 6% delle somme spettanti?
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marco1975
Inserito 23/1/2012 10:07 AM (#393631 - in reply to #248358)


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Concordo con Kokal.

.

Io non attacco "i sindacati", ma solo gli irresponsabili che preferiscono vedere gli stabilimenti chiusi e Fiat all'estero piuttosto che cambiare il loro approccio di scontro frontale con l'azienda (ancora definita "i padroni").

La Fiat ha anche i suoi torti, ma qui non si parla di democrazia, bensi' di come assicurare un futuro all'industria automobilistica in Italia. Finche' ogni cosa e' non negoziabile e considerata un diritto legale, l'azienda e' liberissima di fare le valigie. E poi si badi bene, non si parla di diritti fondamentali, ma di ridurre di 10 minuti una pausa (pagando i 10 minuti) e di norme simili. E poi si fa finta di lottare per ridurre la disoccupazione in Italia. Patetico.

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Ostia Lido (RM)

Fiat vs. Annozero 

Rai condannata a pagare 5 milioni di euro


Fiat ha vinto l’azione giudiziaria intrapresa contro il giornalista Corrado Formigli e la Rai. Secondo l’Ansa, il Tribunale civile di Torino ha disposto che Fiat Group Automobiles venga risarcita di 5 milioni di euro per il servizio mandato in onda su Annozero nel dicembre del 2010 con protagonista l’Alfa Romeo MiTo Quadrifoglio Verde.

Come scritto anche su Tvblog, nella puntata del programma televisivo l’Alfa Romeo MiTo veniva comparata ad una Citroen DS3 THP e ad una Mini Cooper S in pista. Il taglio del servizio mostrato durante la trasmissione faceva trasparire una inferiorità tecnica della piccola hatchback di Alfa rispetto alle sue rivali, basando la prova unicamente su dati relativi alla velocità. Le riprese televisive sono poi state collegate ad un test condotto dal mensile Quattroruote senza però citare che la rivista avesse attribuito alla MiTo una valutazione superiore rispetto alle rivali.

Fiat chiese così 20 milioni di euro come risarcimento, sostenendo che il servizio avesse leso l’immagine del marchio Alfa Romeo danneggiandolo con un confronto non alla pari. Non è però ancora chiaro chi debba pagare i 5 milioni di euro pattuiti dal Tribunale di Torino a Fiat: si spera non siano i soliti abbonati con un posto in prima fila…





Edited by hyrosym 20/2/2012 6:57 PM
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Taranto
Ci faranno la Giulia con i 5 milioni di € ? 

Comunque chi paga alla fine si sa chi è sempre............
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Nonstante tutto mi pare che la sentenza sia giusta, un conto è fare le battutine sulla fiat, un conto è andare alla RAI a spese nostre e dire non comprate La MITO (fatta da operai Italiani che rischiano il posto) compratevi la Mini che gli appioppa tre secondi.... peraltro i soldi della RAI sono pubblici, cioè soldi nostri.... indovinate chi paga alla fine?
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hyrosym
Inserito 21/2/2012 9:41 PM (#400124 - in reply to #400104)


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Ostia Lido (RM)
mikils - 21/2/2012 8:40 PM
Nonstante tutto mi pare che la sentenza sia giusta, un conto è fare le battutine sulla fiat, un conto è andare alla RAI a spese nostre e dire non comprate La MITO (fatta da operai Italiani che rischiano il posto) compratevi la Mini che gli appioppa tre secondi.... peraltro i soldi della RAI sono pubblici, cioè soldi nostri.... indovinate chi paga alla fine?

Bè, AnnoZero è una testata giornalistica con un Direttore responsabile, credo che la Rai da questo punto di vista sia tutelata.
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Inserito 24/2/2012 1:35 PM (#400582 - in reply to #248358)


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Chiavari (GE)

«l'Europa si era illusa di poter evitare scelte dolorose ora inevitabili»

Marchionne: «Le fabbriche italiane si salvano solo se esporteranno in America»

Intervista all'a.d. Fiat: «Ma senza costi competitivi dovremo ritirarci da 2 stabilimenti»


- «Ha visto? Chrysler ha ritirato la domanda dei prestiti federali per le auto ecologiche». Il colloquio con Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, parte dall'America e sull'America finirà.


Dottor Marchionne, perché decidere ora quando Gm vi aveva rinunciato tempo fa?
«Perché ora Chrysler non ha più bisogno di quei dollari...».


Tre miliardi al tasso dello 0,1%.
«Alla fine eravamo scesi a 2, ma il tasso d'interesse basso si accompagnava a vincoli sugli aumenti di capitale e agli investimenti fuori dagli Usa. Troppi per mettersi le manette».


Adesso avete le mani libere.
«Sì, i prestiti dei governi di Stati Uniti e Canada li abbiamo restituiti nel 2011, versando mezzo miliardo di dollari quale risarcimento degli interessi che avremmo dovuto pagare se fossimo rimasti debitori fino alla scadenza».


Tiferete per la riconferma del presidente Obama che vi diede Chrysler?
«Ci auguriamo un risultato elettorale chiaro, con la stessa maggioranza al Congresso e alla Casa Bianca. Sennò si fatica a governare».


Sembra neutrale. Con Obama lo Stato è intervenuto nell'economia. Socialismo, accusano i repubblicani. Lei che pensa?
«L'intervento dello Stato non può essere giudicato in assoluto. Io condivido i valori americani, il primato dell'iniziativa privata. Ma nel 2008 l'economia intera stava andando alla malora. Il bail out dell'auto è stato necessario perché il sistema finanziario non era più in grado di affrontare i fallimenti. Ora i fondi Tarp sono stati quasi tutti rimborsati».

Come vede il 2012 per l'America?
«Sono molto ottimista».

Con tutto quel debito pubblico?
«In quel concorso di bellezza che è la vita spesso vince la meno brutta».


E l'Italia?
«Non siamo in condizioni floride. E però il nuovo governo, in pochissimo tempo, ha dato al mondo l'idea di un Paese che sta svoltando. Un successo incredibile. Ero a Washington durante la visita del premier Mario Monti. Ha avuto un'accoglienza straordinaria: Monti è stato un'ora a colloquio con il presidente Obama, ha riscosso grandissima attenzione al Peterson Institute, il think tank più importante. L'America è un animale enorme, che tende a percepire tutti gli altri come piccoli. Non è facile che dia tanta importanza ai suoi ospiti...».


Silvio Berlusconi attaccava i giudici dall'estero. E lei non certo incoraggiava i capitali internazionali dicendo che la Fiat non poteva investire in Italia per colpa della Fiom.
«Un momento: io non ho mai parlato male dell'Italia. Ho solo riconosciuto quello che non va perché era serio farlo nell'interesse della Fiat, che è un gruppo multinazionale, e, se permette, del mio Paese».


Se in America le chiedessero: dimmi, Sergio, adesso conviene investire in Italia?
«Conviene investire man mano che le riforme del governo Monti vanno avanti».


Tra queste spicca la riforma del mercato del lavoro. Che cosa pensa dell'articolo 18?
«Che ce l'ha solo l'Italia. Meglio assicurare le stesse tutele ai lavoratori in uscita in modi diversi, analoghi a quelli in uso negli altri Paesi. Diversamente, le imprese estere non capiscono e non vengono qui a investire».


E la Fiat che fa?
«La Fiat sta investendo».


E' soddisfatto degli accordi sindacali?
«Sì. Ora possiamo lavorare».

Come mai allora, 14 mesi dopo il referendum, la produzione di Mirafiori scende da 70 mila a 54 mila auto l'anno quando se ne dovrebbero produrre 280 mila? Il progetto Fabbrica Italia, presentato nell'aprile 2010 a palazzo Chigi, appare in ritardo.
«Pomigliano è ripartita. Venga a visitarla: vedrà una fabbrica modello...».

Senza più iscritti Fiom tra i neoassunti.
«Falso. Si legga il Giornale . Riporta le parole on records di lavoratori che erano iscritti alla Fiom e non ne vogliono più sapere. Ma abbiamo deciso di non parlare più di Fabbrica Italia. Siamo l'unica azienda al mondo da cui si pretendono informazioni così di dettaglio. Gli investimenti li comunichiamo man mano li facciamo. E li facciamo in base al mercato. A Mirafiori, non si lavora per riempire i piazzali di veicoli invenduti. Ma Mirafiori tornerà a regime entro la fine del 2014 con un modello Fiat e uno Chrysler».


E' sano che sindacalisti dal seguito non trascurabile siano costretti a uscire dagli stabilimenti portandosi via gli scatoloni come i banchieri della Lehman dopo il crac? Perfino negli anni di Valletta le commissioni interne da vano cittadinanza a tutti.
«Lasciamo la storia agli storici. Il quadro anche giuridico era diverso. La Fiom si trova in questa situazione in seguito al referendum del 1995 sulle rappresentanze sindacali, che essa stessa aveva sostenuto, e perché non firma quando pure l'accordo è stato approvato dalla maggioranza assoluta dei lavoratori».


In un Paese che ha avuto il terrorismo rosso è saggio isolare il sindacalismo radicale?
«Onestamente, non vedo oggi rischi analoghi a quelli di oltre trent'anni fa».


E se il governo regolasse il diritto di sciopero e le rappresentanze sindacali attuando gli articoli 39 e 40 della Costituzione, e dunque riaprendo le porte delle fabbriche alle sigle che raggiungono un certo quorum?
«Che senso ha schierarsi sulle ipotesi? Qualsiasi riforma non potrà prescindere dall'esigibilità degli accordi approvati dalla maggioranza dei lavoratori. La Fiat sarà coerente con le intese raggiunte con tutti gli altri sindacati e convalidate dalla magistratura. Se si assume le sue responsabilità, la Fiom può rientrare già adesso. Ma temo che Maurizio Landini stia facendo una battaglia politica».


Difende, dice, i diritti dei lavoratori.
«C'è forse un sindacalista che dica il contrario? In pratica, vedo un Landini più rigido, molto di più del suo predecessore, Gianni Rinaldini, con cui si poteva dialogare».

Ha mai cercato un chiarimento?
«Ci sono stati incontri riservati con esponenti della Fiom. La sinistra più intelligente ha provato a ricucire. Ma è andata male. Non possono pretendere che, nei fatti, sconfessi Cisl, Uil, Ugl e Fismic».

In Cgil c'è ora Susanna Camusso.
«Con Epifani si riusciva a ragionare di più. Camusso forse parla troppo della Fiat e di Marchionne sui media e troppo poco con noi».


Vorrà evitare che nasca una quarta confederazione a egemonia Fiom.
«Io sono un metalmeccanico che fa automobili. E fatica a capire chi considera Parlamenti i sindacati. In America, il capo della Uaw comanda e sa prendere impegni. Lo stesso accade in Germania con l'Ig Metal. E, mi creda, non sono sindacati comodi».


L'Italia ha la sua storia.
«Di troppa storia si muore».


La sua dichiarazione pro Bombassei e l'eventuale rientro in Confindustria non rischiano di trasformare il dopo Marcegaglia in un referendum sulla Fiat?
«Al referendum non ci avevo proprio pensato. Ma riflettendoci non mi interessa molto. Ho voluto semplicemente dire che stimo Bombassei come persona e come imprenditore e che credo sia in grado di cambiare radicalmente Confindustria che, come tutto il Paese, deve essere profondamente modernizzata».


Veniamo ai bilanci. Parlate di record per il 2011, ma Fiat e Fiat Industrial assieme fanno un utile della gestione ordinaria di 4,1 miliardi, pari al 4,8% dei ricavi aggregati quando nel 1989 il gruppo Fiat portò a casa, a moneta attualizzata, 4,8 miliardi di euro, pari al 9% dei ricavi di allora.
«Nel 1989 c'erano business poi gradualmente ceduti: Telettra, Snia, Impresit, sistemi ferroviari, Avio. Nel loro insieme, contribuivano per 700 miliardi di lire al risultato operativo consolidato di 4.670 miliardi. A parità di perimetro e a moneta inflazionata, quel margine sarebbe di 4 miliardi di euro. Dunque...».


Beh, nell'89 non c'era Chrysler.
«Consolidi allora pro forma Chrysler per 12 mesi e vedrà che il risultato della gestione ordinaria arriva a 5 miliardi di euro: 3,3 miliardi Fiat Spa e 1,7 Fiat Industrial».


Ma su ricavi ancora maggiori. Dunque, i margini restano minori, fatale per i produttori generalisti europei. Concentriamoci perciò su Fiat Spa, il cui cuore è appunto l'auto. Ebbene, senza l'apporto di Chrysler e la rivalutazione delle azioni Chrysler ottenute senza esborso monetario, e con un'aliquota fiscale media del 24%, l'utile netto consolidato di Fiat Spa supera di poco i 300 milioni. Non è molto...
«Nel 2011, l'aliquota fiscale media è del 24% perché risente dell'impatto quasi nullo dei proventi atipici. Con un carico fiscale normalizzato in relazione ai diversi Paesi dove operiamo, e senza Chrysler e i proventi atipici, l'utile sarebbe di 700 milioni...».

Escludevo la quota delle minoranze. Ma non è questo il punto. Con trasparenza, lei avverte che l'auto non è ancora a posto. Ed è questo il grosso problema per l'Italia.
«In effetti, ipotizzando Chrysler quale parte integrante del gruppo Fiat per l'intero 2011 e non solo per i 7 mesi citati, si può stimare che le attività automobilistiche in America Latina diano il 37% del risultato della gestione ordinaria e quelle nordamericane il 52%. Il resto del gruppo perderebbe appunto 500 milioni già a livello operativo se non potesse compensare con i risultati positivi di Ferrari, Maserati e componentistica».

Non crede che la Fiat Spa abbia anche un debito troppo grande e troppo costoso? Nel 2011 ha pagato 1,3 miliardi di oneri finanziari netti, pari al 55% del risultato della gestione ordinaria. «L'esborso che lei cita comprende pure componenti di natura contabile per 200 milioni quali la valutazione degli equity swap e l'attualizzazione dei fondi pensione. Fiat-Chrysler ha debiti finanziari per 26,8 miliardi di euro. Ma una ventina restano liquidi».


Gli impieghi liquidi, si sa, rendono meno di quanto costi il debito. Quanto meno?
«Quasi 700 milioni».


Non converrebbe ridurre tanta liquidità?
«Ma lei si fida dei mercati finanziari?».


Molto poco.
«E allora dovrà riconoscere che questa liquidità è la nostra polizza contro un credit crunch ; il suo costo è il premio assicurativo».


Vedere tanta liquidità ferma in un Paese che ha avuto la Parmalat...
«Ma come si permette?! Si tratta di disponibilità liquidabili in tempi brevissimi e investite con controparti solide. Nessun legame con FGA Capital (la joint-venture con il Credit Agricole per il finanziamento delle vendite, ndr ) né con le posizioni bancarie dei concessionari. Non ci sono Gmac nel nostro perimetro, tanto per capirci (Gmac era la «banca» commerciale di Gm che la tirò a fondo, ndr ). Il fatto è che la liquidità serve perché è finito il tempo dei convertendi!».


Spieghiamo. Si chiamò convertendo un prestito di 3 miliardi che si convertiva dopo 3 anni in azioni e che nel 2002 salvò la Fiat.
«Oggi le banche, con gli accordi di Basilea, non potrebbero fare un prestito di quel tipo nemmeno se volessero».


Quanto pagano il denaro Fiat e Chrysler?
«La prima il 6%, confermato anche nell'ultima emissione obbligazionaria in franchi svizzeri, e l'altra poco più dell'8%».


Perché questa differenza se Chrysler è meglio di Fiat? Il mercato si preoccupa perché ha un patrimonio netto negativo per 3 miliardi di dollari e uno netto tangibile negativo addirittura per 8 miliardi?
«Il patrimonio netto contabile di Chrysler risente degli oneri straordinari sostenuti al riavvio dell'attività nel 2009. E gli intangibles pesano per il 13% del totale di attività, impianti e macchinari per il 41%. Sono solo questioni contabili. Oggi il business fa profitti e cassa, le vendite aumentano del 26% in un mercato che cresce del 10%, ed è ciò che conta».


Chrysler dovrà pagare pensioni per circa 32 miliardi di dollari e ha attività finanziarie per 25,5 miliardi. Uno squilibrio pesante che non viene ricompreso nel debito. «La quota unfunded del fondo pensioni non è un debito finanziario, ma un impegno verso i dipendenti da onorare nel tempo. Molte imprese americane hanno quote unfunded nei fondi pensione. D'altra parte, l'1% in su o in giù nei tassi rivaluta o svaluta di 3 miliardi le attività finanziarie del fondo Chrysler».


Le decisioni della Federal Reserve contano più delle vostre, verrebbe da dire. Ma se la Fiat sale all'80% del capitale Chrysler, diventa responsabile in via surrogatoria di eventuali inadempienze del fondo pensioni.
«Sarebbe un problema solo se Chrysler versasse in stato di insolvenza. Gli Organizational Documents di Chrysler, comunque, assicurano che Fiat non sarebbe soggetta a tali obblighi in maniera inattesa. Ma oggi Chrysler va bene, ne abbiamo il 58% e il resto appartiene al fondo Veba dei sindacati».


Che rimarranno soci ancora a lungo?
«Non troppo a lungo. O compreremo noi quelle azioni (abbiamo un'opzione) o troveremo assieme il modo di ricollocarle».


Quale futuro per Fiat-Chrysler?
«Le ipotesi sono tre: a) un'offerta pubblica delle azioni Chrysler; b) Fiat compra e sale al 100%; c) si fa la fusione Fiat-Chrysler che comporterebbe l'automatica quotazione di Chrysler e diluirebbe sia Veba che Exor».


Qual è l'ipotesi più probabile?
«La meno probabile è la prima».


Dottor Marchionne, Giovanni Agnelli non volle rinunciare al controllo sull'auto. Lei riconobbe con gli analisti che Fiat Auto da tanti anni non ripagava il costo del capitale investito dai soci. Qual è il suo mandato?
« Il mio mandato nel 2004 era molto semplice: salvare un'azienda quasi fallita. E ci siamo riusciti. Poi di rendere la Fiat redditiva. E il risultato del 2011, pur in una situazione economica molto difficile, mi pare testimoni che l'operazione è ampiamente riuscita».


L'entità dei suoi compensi fa discutere.
«I miei compensi hanno una parte fissa e una variabile costituita da opzioni sulle azioni Fiat, e dunque legata alle quotazioni del titolo. E' questa che ha indotto a certi calcoli. In realtà, nel 2004, quando nessuno ci credeva, mi è stato assegnato lo stesso numero di opzioni che aveva Giuseppe Morchio, e un prezzo d'esercizio più alto. Per quattro anni su otto non avevano alcun valore. Se oggi ce l'hanno, dipende dall'andamento del titolo di cui beneficiano tutti i soci».


Ma c'è un'enorme sproporzione tra i compensi dei top manager e quelli del dipendente medio. Un tempo non era così.
«Trent'anni fa non si era ancora creato un mercato delle competenze manageriali come quello attuale».


Lo spread tra le obbligazioni Volkswagen e quelle Fiat è superiore al differenziale tra i Btp e i Bund tedeschi. Come mai?
«Ciascun debitore ha la sua storia».


Infatti, lo Stato italiano ha varato la manovra per risanare i conti pubblici. La Fiat farà un aumento di capitale?
«Non serve. Nel 2012 investiremo oltre 7 miliardi, ma senza aumentare il debito. Useremo semmai un po' della nostra liquidità...».


E intanto zero dividendo alle ordinarie .
«E' il momento di rafforzare il patrimonio. Più in generale, si deve capire che l'auto è un business che, quando tira, genera molta cassa. Già nel 2007 il gruppo Fiat aveva azzerato il debito industriale netto».


Ne avete abbastanza per reggere la sfida della multipiattaforma Volkswagen per 20 modelli diversi?
«Fiat spende in ricerca e sviluppo il 5,3% dei ricavi La media dei produttori generalisti europei è del 5,7%. Ce la stiamo giocando. La multipiattaforma Volkswagen rientra nei processi di standardizzazione e razionalizzazione comuni a tutti i produttori, anche se c'è chi ha cominciato prima e chi, come noi, un po' dopo. Ferdinand Piëch è un grandissimo. Ma con le sue 10 architetture, Fiat-Chrysler riuscirà a non sacrificare le prestazioni delle vetture di segmento superiore e a non caricare costi insostenibili su quelle di segmento inferiore. Già nel 2014 metà dei nuovi modelli Chrysler e Fiat verranno da una piattaforma comune».


Ford e Gm varano piattaforme da 2 milioni di pezzi.
«Oltre il milione le economie di scala tendono a esaurirsi».


Ma dove sono questi nuovi modelli?
«La Fiat ha scelto di rallentare il lancio dei nuovi modelli per la scarsità della domanda in Europa».


I concorrenti fanno il contrario.
«Ed ecco che Peugeot-Citroen, Opel, Renault e la stessa Ford Europe perdono soldi nel Vecchio Continente».


Come voi, del resto. Ma almeno hanno difeso le quote di mercato.
«Ragionando così non si va lontano. Guardiamo avanti. La domanda di automobili in Europa è destinata a rimanere bassa ancora a lungo. Almeno fino al 2014. Le case generaliste hanno troppa capacità produttiva...». 


Secondo il Financial Times , Renault e Psa sfruttano gli impianti al 62%, Fiat al 50%. Volkswagen al 75%.
«Volkswagen è un caso a parte. Ha cominciato 20 anni fa a scalare il mondo e ci sta arrivando. La Francia invece si era illusa di poter reggere tale e quale, magari con i sussidi statali. Ora anche Philippe Varin, il mio collega della Psa, pone il problema dell'eccesso di capacità produttiva in Europa. Ma la Fiat ha una straordinaria opportunità negli Stati Uniti. Che hanno fatto quanto l'Europa si era illusa di poter evitare: chiudere un certo numero di stabilimenti per abbassare i costi fissi in relazione alla domanda attesa nella produzione di massa. Le linee premium, dove eccellono Bmw, Audi, Mercedes, Porsche, ma anche le nostre Ferrari e Maserati, sono tutto un altro film...».


L'Europa come la Detroit del 2005?
«Ricordo solo che Chrysler perdeva vendendo quasi 3 milioni di automobili, oggi pareggia con 1,5 milioni e nel 2012 ne venderà 2,4 milioni. La domanda sta rifiorendo...».


Chrysler riaprirà i siti dismessi?
«No, quelli sono finiti alla car.co in liquidazione. Le fabbriche della nuova Chrysler stanno già marciando a pieni giri. Potremo aumentarne un po' la capacità produttiva. Ma ormai negli Usa c'è un terzo della domanda che potrà essere soddisfatta solo dal Messico, dal Canada o dall'Europa. Gli stabilimenti Fiat italiani hanno l'opportunità di esportare negli Stati Uniti. Questo penso di fare per l'Italia ed è per questo che trovo insopportabilmente razzista dipingermi come un uomo senza patria: svizzero, canadese, americano, italiano a seconda delle comodità polemiche».


Che cosa ci vuole adesso?
«L'indebolimento dell'euro verso il dollaro aiuta, ma servono costi competitivi. Sa perché gli Usa funzionano con un costo orario del lavoro più alto di quello italiano? Perché si utilizzano in modo pieno e flessibile gli impianti. L'Italia deve tenerne conto».


Ma bisogna anche avere il prodotto. La Chrysler ha avuto la tecnologia Fiat...
«Chrysler è tornata al profitto ristrutturandosi, e cioè con le sue forze. Il primo modello a tecnologia Fiat è la Dart. Che abbiamo cominciato a vendere adesso».


Grazie agli accordi, Fiat ha avuto il 35% di Chrysler in cambio dell'accesso a tutte le sue tecnologie da parte della casa di Auburn Hills. Il governo americano le valuta miliardi di dollari. Nel bilancio Chrysler sono iscritte per 320 milioni di dollari.
«Confermo i numeri di Chrysler


Che danno a Fiat 120 milioni di guadagno.
«Il prezzo delle tecnologie dipende dalle circostanze in un cui vengono scambiate».


La Fiat inventò il common rail e lo vendette per poche decine di miliardi di lire.
«Non giudico quelle scelte. Non c'ero. Nelle condizioni in cui è oggi la Fiat non lo venderei. Magari ci farei una licenza».


L'Italia ha ancora un cluster dell'auto competitivo oppure no?
«La storia è grande, ma anche la Grecia era il bacino della democrazia. Esistono ancora diffuse competenze. Non mancano tentativi di aggregazione. Ma manca una regia. E oggi anche la Chrysler sta dimostrando inaspettate capacità tecnologiche. Lo dico sempre ai nostri ingegneri: non si vive sugli allori».


Chi dovrebbe essere il regista?
«Se ne dovrebbe occupare chi guida la politica industriale del Paese».


La Fiat non è riuscita a rilanciare l'Alfa Romeo. Perché non la cede a Volkswagen?
«Perché non la vogliamo vendere. E in ogni caso Piëch vorrebbe solo il marchio».


Non si prenderebbe un sito produttivo?
«So quel che dico. E l'Alfa ci serve in America».


In Brasile, Serbia, Usa la Fiat trova diversi ma sempre rilevanti aiuti da parte degli Stati. Che cosa si attende dal governo italiano?
«Mi attendo soprattutto che non dia altri incentivi alle rottamazioni. E' vero, in passato li abbiamo chiesti anche noi. E abbiamo fatto male. Anche perché hanno sostenuto al 70% le vendite dei concorrenti».


La Fiat Auto ha lasciato Termini Imerese. Le restano Mirafiori, Cassino, Atessa, Melfi e Pomigliano. Se non funzionassero le esportazioni verso gli Usa, quanti sarebbero i siti eccedenti?
«Tutti gli stabilimenti staranno al loro posto. Abbiamo tutto per riuscire a cogliere l'opportunità di lavorare in modo competitivo anche per gli Stati Uniti, ma se non accadesse dovremmo ritirarci da 2 siti dei 5 in attività».


Quali?
«Ricorda Sophie's choice ? Nel film, alla fermata del treno il nazista chiede a Sophie uno dei suoi due figli. In caso contrario li avrebbe ammazzati tutti e due. Sophie resiste, ma alla fine deve scegliere e passa il resto della sua esistenza con l'incubo di quella decisione. Dunque, per favore, non me lo chieda».
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Lazza
Inserito 24/2/2012 2:39 PM (#400596 - in reply to #400582)


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KOKAL - 24/2/2012 1:35 PM
Ricorda Sophie's choice?

Grande Marchionne... come sempre

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labbio
Inserito 24/2/2012 3:04 PM (#400599 - in reply to #248358)


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In tre risposte è sintetizzato il nocciolo attorno a cui ruotano molte discussioni all'interno di questo forum.

Ma dove sono questi nuovi modelli?

«La Fiat ha scelto di rallentare il lancio dei nuovi modelli per la scarsità della domanda in Europa».


I concorrenti fanno il contrario.
«Ed ecco che Peugeot-Citroen, Opel, Renault e la stessa Ford Europe perdono soldi nel Vecchio Continente».


Come voi, del resto. Ma almeno hanno difeso le quote di mercato.
«Ragionando così non si va lontano. Guardiamo avanti. La domanda di automobili in Europa è destinata a rimanere bassa ancora a lungo. Almeno fino al 2014. Le case generaliste hanno troppa capacità produttiva...». 

Dal punto di vista logico non fa una piega. Solo il gruppo Volkwagen riesce ad essere incisivo con tutti i modelli che propone, sebbene anche loro abbiano i loro problemi, ad esempio con Seat. Tutti gli altri hanno molte di più auto di noi in gamma, ma perdono di più. Per vedere chi avrà avuto ragione bisognerà aspettare che il mercato europeo riparta.

PS non riesco a non leggere le risposte di Marchionne come se fosse Crozza ad imitarlo

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cuoresportivo86
Inserito 24/2/2012 5:01 PM (#400615 - in reply to #248358)


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Questo è stato postato?

- http://www.omniauto.it/magazine/18866/il-cda-fiat-scender-da-15-a-9-membri

Risposta di Marchionne: " Ed Alfa Romeo la vende? No, ci serve in America."

Son contento cosi, anche se avrei preferito un "neanche morto".

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KOKAL
Inserito 28/2/2012 4:09 PM (#401498 - in reply to #248358)


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Chiavari (GE)

L'ad di Fiat: serve maggiore flessibilità e rivedere il welfare europeo

«Suzuki e Mazda opportunità da esaminare»

Marchionne: «In Europa non ci sono rimasti molti partner»


- «Eventuali alleanze in Asia con Suzuki e Mazda sono opportunità da esaminare»: lo ha detto a Bruxelles l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne. Ci sono moltissime opportunità da esaminare» per eventuali nuovi accordi tra Fiat e altri produttori di auto nel mondo, perchè «in Europa non ci sono rimasti molti partner» aveva spiegato poco prima Marchionne rispondendo a chi gli chiedeva di possibili alleanze con Mazda e Suzuki. «Il mondo è aperto e possiamo fare cose dappertutto, ora siamo appena tornati dalla Russia, ci stiamo muovendo», ha aggiunto il numero uno del Lingotto, sottolineando che «le opportunità ci sono, incluse» quelle in Asia.


PRODUZIONE EUROPEA - Il 20% circa della capacità di produzione dell'industria dell'auto europea è «ridondante»: ha poi aggiunto Marchionne, per risolvere questo problema «serve uno sforzo congiunto a livello europeo», perchè non basta «liberalizzare in Europa se poi soffriamo di inflessibilità a livello nazionale». Un problema analogo si è riscontrato negli Stati Uniti «nel 2007 e 2008» e in quel caso era stato risolto «con una fenomenale riduzione della capacità» e inoltre «la forza lavoro è diventata incredibilmente flessibile». A questo proposito Marchionne ha detto di condividere le affermazioni del presidente della Bce Mario Draghi sulla necessità di «ripensare e ridimensionare il welfare» europeo. «Questo deve essere fatto» anche se si tratta di un «processo complesso», ha sottolineato il numero uno del Lingotto che ha parlato a nome dell'Acea (l'Associazione europea dei costruttori di auto) di cui è presidente. «Da un punto di vista commerciale il mondo è completamente piatto», e questo deve essere capito anche in Europa, ha spiegato Marchionne, sottolineando che per questo «dobbiamo essere aperti abbastanza per affrontare la sfida e non ignorarla».
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Desmo79
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Fiumicino (RM)
su autoblog (http://www.autoblog.it/post/40045/entro-il-2016-verranno-chiusi-mirafiori-e-pomigliano-fiat-smentisce) è stato inserito un piano di lavorazione 
da qui al 2016 del gruppo.

Oltre alla chiusura di Pomigliano D. e Melfi non vedo nessuna notizia sulla nuova Giulia.

Dove la fabbricheranno?

Messaggio spostato da 159OC Staff in data 05/03/2012 21:02
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adriatico
Inserito 5/3/2012 7:16 PM (#402709 - in reply to #402708)


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PUGLIA la terra del sole e del mare

Su www.autocoglions.it si dice invece che gli Aztechi si sono sbagliati, la fine del mondo è stata posticipata proprio al 2106 ...Hihoo...

Messaggio spostato da 159OC Staff in data 05/03/2012 21:02
cuoresportivo86
Inserito 5/3/2012 7:49 PM (#402710 - in reply to #402709)


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Taranto
Ma l'articolo diceva Mirafiori e Pomigliano non Melfi.............comunque potevi anche postarla qui:

- http://www.159ownersclub.it/public/forum/forums/thread-view.asp?tid=11400&start=1151&posts=1168
Messaggio spostato da 159OC Staff in data 05/03/2012 21:02
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Inserito 5/3/2012 9:04 PM (#402711 - in reply to #248358)


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Chiavari (GE)
Chiudere Pomigliano tra quattro anni dopo avervi appena investito 700milioni di euro per la nuova panda?
Ma certi giornalisti credono che i lettori siano idioti?
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Inserito 6/3/2012 10:55 AM (#402803 - in reply to #248358)


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Fenomenale come il nostro bel popolo di masochisti si inventi delle notizie autolesioniste per poi mettersi a manifestare contro Fiat in modo da cercare di rendere vere notizie chiaramente false...

Pomigliano e' salva, come Melfi e Cassino. Ma Mirafiori resta esposta finche' le linee di produzione dei B-SUV Fiat e Jeep non sono in funzione. Certi giornalisti e sindacalisti stanno facendo tutto il possibile per far saltare la pazienza a Fiat...

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Inserito 6/3/2012 12:23 PM (#402816 - in reply to #248358)


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vercelli
Sta di fatto che sta diventando impossibile che un azienda rimanga sul mercato in italia.Proprio oggi devo andare in riunione speciale con la direzione le cose si stanno mettendo veramente male..E pensare che fino al 2007 eravamo leader nel mondo (fornitori fiat-bmw-vw-mercedes).Anno 2007 (1200 dipendenti)ad oggi 2012 (550 dipendenti)e le cose peggiorano di giorno in giorno .Sono stati fatti molti investimenti ma non e servito a niente,nonostante eravamo sempre all' avanguardia con le attrezzature...Che sconforto.. sono a pezzi...
marco1975
Inserito 6/3/2012 12:37 PM (#402817 - in reply to #248358)


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parigi / ginevra / cuneo

Ti capisco Andre... anche la multinazionale per cui lavoro ha annunciato tagli del 10% del personale e forti ristrutturazioni.

Tira una brutta aria. La priorita' va al profitto a breve termine, anche se ci fara' perdere quote di mercato.

In un contesto del genere diffondere falsita' su chiusure di stabilimenti e andare addosso a quel che resta dell'industria in Italia e' puro sabotaggio.

Alfa 159 FOREVER

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