Random quote: Solamente tra "alfisti" scatta quella molla che fa si che ci si saluti con un colpo di trombe ogni volta che ci si ritrova a percorrere assieme lo stesso tratto di strada per poi separarsi!!!!
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Topic: FIAT - Azienda e mercato

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NUOVI MODELLI LANCIA 2011 - 2012 - 2013


Svelati i nuovi modelli Lancia - Chrysler in arrivo per gli anni: 2011, 2012, 2013. Il nuovo piano industriale è stato presentato ieri (21 aprile 2010) al Lingotto di Torino in una conferenza stampa presieduta da Sergio Marchionne. Tra le prime novità Lancia in arrivo figurano la nuova Ypsilon e le versioni marchiate Lancia del monovolume Chrysler Voyager / Grand Voyager e della berlina 300C, tutti modelli che verranno commercializzati nel corso del 2011. Nel 2012 debutterà un nuovo modello di segmento C che verrà prodotto da Chrysler e verrà offerto con carrozzeria berlina a 4 e 5 porte e station wagon. Infine, nel 2013, verranno presentati due modelli Lancia di segmento D, un berlina medio-grande e un crossover che verranno commercializzati anche in Nord America con il marchio Chrysler.
Spero che il rendering della Phedra non sia reale... meglio un Ducato sennò!
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a me piace e molto...è un Voyager con un frontale più elegante. ma dico, l'hai vista la phedra attuale?
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Schizoid Man - 22/4/2010 11:08 AM
a me piace e molto...è un Voyager con un frontale più elegante. ma dico, l'hai vista la phedra attuale?

http://www.autoplenum.de/Bilder/P/p0012861/LANCIA/LANCIA-Phedra-2-2-16v-JTD-DPF-Executive--2004-2006-.jpg
Appunto... de gustibus.
A me l'altra pare uno scuolabus (ho fatto anche la rima...)
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Schizoid Man
Inserito 22/4/2010 2:16 PM (#271524 - in reply to #248358)


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London
imho la phedra è tra i 10 più grandi abomini della storia dell'automobilismo...
e prova a salirci dietro, io l'ho fatto e avevo le ginocchia all'altezza della testa perchè i sedili sono alti 30 cm dal piano... alla faccia della comodità...
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frangi99
Inserito 22/4/2010 3:21 PM (#271533 - in reply to #248358)


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Ho trovato questo articolo che di fatto riepiloga le varie ipotesi fatte ieri ed oggi, mi pare ben fatto:

Gruppo Fiat: tutte le novità da qui al 2014

Confermata una profonda sinergia con la Chrysler. Entro il 2014, l'intero Gruppo ambisce a produrre 6 milioni di auto. Novità anche fra i motori

Cinquantuno nuovi modelli, nella conferma di una partnership più serrata con la Chrysler. Una gamma più articolata per la Lancia. L'Alfa Romeo sarà interessata da una "operazione rilancio". Una Ferrari all'anno e l'attesa della baby Maserati.

E, dal punto di vista tecnico, i piani della FPT-Fiat Power Train per l'allargamento della tecnologia MultiAir ai diesel, con cinque nuovi motori da 1.3 a 3.0; otto gruppi di nuovi motori a benzina ("sempre più" MultiAir, ora che per la sua diffusione i costi di produzione stanno scendendo) e il debutto del cambio TCT (Twin Clutch Transmission) a doppia frizione.

Ecco le novità di produzione anticipate, ieri, da Sergio Marchionne per i prossimi cinque anni. La strategia impostata, ha dichiarato l'amministratore delegato, permetterà alla Fiat e alla Chrysler di produrre 6 milioni di veicoli entro il 2014.
Anno per anno, ecco le novità

2010 - Lancio della nuova Jeep Grand Cherokee. Escono dai listini le Fiat Croma, Multipla e Ulisse. Il loro posto sarà occupato da una nuova famiglia di vetture di dimensioni medio-grandi e MPV. "Addio" anche a Fiat Seicento, Punto; Lancia Phedra; Alfa 147 e GT. Fra le vetture del Gruppo non importate in Italia, stop della produzione per Fiat Albea e Siena.

2011 - Uscirà l'anno prossimo la nuova Fiat Panda. Questo sarà l'anno della nuova Lancia Ypsilon, che rispetto a quella attuale avrà le porte posteriori e sarà più spaziosa. Sul fronte Chrysler, nuova 300C, una nuova serie per il monovolume Grand Voyager (che in Europa avrà marchio Lancia) e un MPV di grandi dimensioni. Restyling per la Jeep Patriot, Compass e Wrangler. Escono di scena la Fiat Sedici (al suo posto un Suv su base Dodge Journey e prodotto negli Stati Uniti), Alfa Brera e Spider: quest'ultima debutterà nel 2013 in una versione tutta nuova. Sul fronte GT: arriva la nuova Ferrari 612 Scaglietti, e debutta la Ferrari 458 Spider.

2012 - Previsto un restyling per 500, 500C e Qubo. Debutto del multivan Doblò nuova serie. Ingresso della Fiat negli Usa con una vettura "medio-piccola" di segmento B: una sorta di Grande Punto a stelle e strisce. Nuova Palio per il sud America: sarà costruita in Serbia. Novità in casa Alfa Romeo: debutta la Giulia, berlina e station wagon (sarà prodotta anche in Usa, Canada e Messico): all'inizio, affiancherà la 159 per poi sostituirla; dal Biscione anche il debutto fra i Suv, con due modelli prodotti dalla Chrysler e che saranno venduti anche negli Stati Uniti. Primo restyling per la MiTo. Debutto della nuova Spider, da realizzarsi su base Chrysler. Sempre a proposito di Fiat: debutterà negli Usa la "Cinquecentona" a cinque porte e cinque posti. In Europa vedremo una versione a sette posti. Lancia: "addio" alla Musa, che viene sostituita da due nuovi modelli a marchio Lancia (berlina 3 volumi) e Chrysler (due volumi e station wagon). Fra le GT: la Ferrari farà uscire la sostituta dell'attuale 599 GTB; da Maranello anche la nuova Ferrari Enzo.

2013 - Profondo maquillage per la Punto Evo, che sostituirà completamente la Grande Punto. Fiat Bravo: nuova serie. Novità alla Lancia, la cui produzione sarà declinata a stretto contatto con la Chrysler: debutta una berlina di segmento D, a tre volumi, assieme a un crossover. Debutto della Alfa Romeo MiTo in versione 5 porte e della nuova Spider. La Jeep farà debuttare la nuova Cherokee e un Suv compatto. La Ferrari presenta la 458 Scuderia e "rinfresca" la California.

2014 - La Panda (lanciata nel 2011) sarà sottoposta a un primo restyling, che interesserà anche il Doblò Panorama e il SUV, l'Alfa Romeo Giulietta (che sbarca negli USA), la Lancia Ypsilon e la nuova Grand Voyager. Sempre Alfa: è prevista la presentazione di un Suv per gli Stati Uniti. Entro quest'anno debutterà l'inedita Maserati del segmento E, una premium su base Chrysler destinata a scalfire la supremazia tedesca.
Tecnica: ecco tutte le novità

I nuovi motori a benzina vedranno un progressivo (con il calo dei costi di produzione) affermarsi della distribuzione MultiAir, anche abbinato a una nuova iniezione diretta.

Vedranno la luce il bicilindrico TwinAir, 900 cc, aspirato e turbo, anche Natural Power benzina-metano con potenze intorno ai 60 CV; un nuovo Fire (non per l'Europa) da 1 e 1,2 litri a benzina e FlexFuel benzina-bio etanolo, con potenze fino a 70 CV; il Tjet a 4 cilindri, 1,4 litri a benzina, FlexFuel e Natural Power, e potenze da 70 a 170 CV; l'E-TorQ da 1,6 e 1,8 litri (per l'estero) a benzina e FlexFuel, da 115 a 125 CV e l'Air-TorQ (ovvero: E-TorQ con distribuzione MultiAir) da 125 a 140 CV; il turbocompresso 1750 GDI a iniezione diretta e potenza da 200 a 235 CV; dagli Usa il Chrysler WGE da 2 e 2,4 litri, aspirati, da 165 a 186 CV, e il Pentastar: 3,3 e 3,6 litri, 6 cilindri a V, anch'esso aspirato e potenze da 273 a 288 CV.

Tecnologia Multi-Air anche fra i motori a gasolio. Con questo sistema, tutta la gamma, in virtù delle nuove norme, sarà Euro 6. I nuovi motori saranno: 1,3, 1,6, 2 litri, tutti turbocompressi e a geometria fissa e variabile, con potenze da 75 a 170 CV; per la Jeep un 2,8 litri da 197 CV e, per Lancia, Alfa e Chrysler alto di gamma, un 3 litri V6 da 225 a 250 CV.

Novità anche fra i cambi, con il debutto del doppia frizione TCT (Twin Clutch Transmission) già pronto al debutto (si vede già sulla MiTo 1.4 TB 135 CV MultiAir) e, più avanti, sarà montato anche sui motori più piccoli. Per il 2 cilindri TwinAir è previsto il nuovo cambio DDCT a doppia frizione (Dual Dry Clutch Transmission), che permetterà una sensibile riduzione nelle emissioni di CO2.


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KOKAL
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Tanta carne al fuoco insomma e piani moderatamente ambiziosi.
Confido abbiano fatto i conti con l'oste, ovvero con un mercato il cui futuro prossimo (e di conseguenza la liquidità derivante), è molto incerto.
Per Alfa invece altri 2 anni senza novità significative e nel frattempo celebreremo i funerali di 4 modelli con una gamma che andrà via via smagrendosi all'inverosimile.
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KOKAL - 22/4/2010 10:40 PM
Tanta carne al fuoco insomma e piani moderatamente ambiziosi.
Confido abbiano fatto i conti con l'oste, ovvero con un mercato il cui futuro prossimo (e di conseguenza la liquidità derivante), è molto incerto.
Per Alfa invece altri 2 anni senza novità significative e nel frattempo celebreremo i funerali di 4 modelli con una gamma che andrà via via smagrendosi all'inverosimile.

Hai ragione, ma questo era inevitabile a partire dal momento in cui i piani futuri sono stati prima rallentati (alla partenza di De Meo) e poi congelati da Marchionne.

C'e' poi anche da dire che la MiTo, sviluppata a quanto pare in meno di 18 mesi, ha qualche difettuccio alla direzione e il pianale e' un pochino saltellante. Problemi in buona parte risolti a partire dalla primavera del 2009, ma che hanno permesso a tanti giornalisti stranieri di criticare la MiTo. Gli stessi giornalisti (in particolare l'autorevole Automobile Magazine francese) hanno invece lodato la Giulietta definendola "une vrai reussite" cioe' un vero successo e suggerendo ad Alfa di modificare la MiTo ispirandosi alla Giulietta. Ma questa Giulietta ha richiesto anni e anni di preparazione.

Dove voglio andare a parare ? Meglio 2 anni per sviluppare una Giulia perfetta piuttosto che lanciare prima ma con difetti.

Lo stesso per la SUV Giulietta.

Anche perche' se davvero nel 2012 ci rilanciamo negli USA con tanto di appoggio alla rete di concessionari Maserati, dobbiamo avere prodotti perfetti...

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Volevo inserirmi con un'ipotesi per chi lamenta che accanto alla nuova spider non sia previsto nessun coupè!


E se la nuova spider fosse un coupè-cabriolet?

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geppito - 22/4/2010 11:12 PM

Volevo inserirmi con un'ipotesi per chi lamenta che accanto alla nuova spider non sia previsto nessun coupè!


E se la nuova spider fosse un coupè-cabriolet?

Forse una spider-coupè magari, magari ma da quello che si capisce dalle splide vogliono sfruttare l'immagine del duetto negli USA, e quindi lanciare una spyder, forse ne deriveranno una versione coupè ma a riguardo non è riportato niente.

Certamente è più facile derivare una coupè da una spyder che il contrario, il tettuccio aggiunge rigidità all'auto quindi togliendolo (derivando la spyder dalla coupè) bisogna andare ad irrobustire il telaio mentre se si parte con una coupè basta aggiungere il tettuccio.

geppito
Inserito 23/4/2010 9:39 AM (#271602 - in reply to #271590)


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Si, partendo da una spider basta aggiungere il tettuccio per avere una coupè con tetto fisso, ma se vuoi realizzare un coupè-cabriolet non è così semplice perchè non essendo fisso il tettuccio devi calcolare i volumi in modo da far si che il tetto si possa piegare e rientrare nel baule........
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marco1975 - 22/4/2010 11:04 PM

KOKAL - 22/4/2010 10:40 PM
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Per Alfa invece altri 2 anni senza novità significative e nel frattempo celebreremo i funerali di 4 modelli con una gamma che andrà via via smagrendosi all'inverosimile.
  Gli stessi giornalisti (in particolare l'autorevole Automobile Magazine francese) hanno invece lodato la Giulietta definendola "une vrai reussite" cioe' un vero successo e suggerendo ad Alfa di modificare la MiTo ispirandosi alla Giulietta. Ma questa Giulietta ha richiesto anni e anni di preparazione.

Concordo con voi, adesso ci apprestiamo a vivere uno dei momenti più bui per la casa del Biscione con una gamma ridotta all'osso.

In questo contesto il successo del tamdem Giulietta - Mito sarà determinante per lo sviluppo di nuovi modelli e parlo di quelli capaci di sgretolare al supremazia delle tedesche nel segmento Premium, che dati alla mano, al pari di altre categorie di beni di lusso, non conosce crisi.

Tanto per cominciare mi piace "sognare" la Giulia a traz. posteriore e Q4 berlina, sw, e cabriolet così come l'erede della 166 con relativo sbarco pe entrambe negli USA.

Accanto alla prevista spider una bella coupè in grado di rinverdire i fasti della Giulia GT 1750 veloce e 2000.

Una bella SUV su base Jeep garanzia di Understantement, e non ultimo la versione coupè (la chiamerei junior per la Mito, Sprint per la Giulietta) e spider del tandem Mito - Giulietta.

Infine oserei là dove i tedeschi non hanno le pxxxe: impiegherei i motori di piccola cilindrata (1.4 - 1.6 multiair benzina e diesel turbo) anche sul segmento medio alto di gamma perchè allo stato delle cose sono in grado di reggere il confronto con i più blasonati 3.0 V6  2.8 Jeep ecc..

In questo modo nuovi clienti potranno affacciarsi nel segmento Premium senza il timore di affrontare costi esorbitanti, di tasse assicurazione ecc..

Poichè l'automobile italiana deve ricostruirsi l'immagine nel mondo lo può fare più liberamente e soprattutto in sintonia con le nuove esigenze di mercato che stanno mettendo in dfficoltà i colossi Tedeschi, vedi l'accordo Mercedes Renault, oppure le varie ipotesi di partnership Bmw per la realizzazione della sua Baby che non si può chiamare Mini o serie 1 per non creare confusione.

urbi
Inserito 23/4/2010 12:03 PM (#271637 - in reply to #271602)


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geppito - 23/4/2010 9:39 AM
Si, partendo da una spider basta aggiungere il tettuccio per avere una coupè con tetto fisso, ma se vuoi realizzare un coupè-cabriolet non è così semplice perchè non essendo fisso il tettuccio devi calcolare i volumi in modo da far si che il tetto si possa piegare e rientrare nel baule........

Solo una precisazione: spyder auto scoperta a 2 posti, cabriolet auto scoperta a 4 posti; la spyder dovrebbero farla, su auto cabrio non c'è niente quindi l'eventuale coupè derivata sarebbe quasi sicuramente una 2 posti secchi non una 2+2.

geppito
Inserito 23/4/2010 1:19 PM (#271645 - in reply to #271637)


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Hai ragione, scusa, ero convinto che la spider attuale essendo derivata dalla brera fosse 2+2
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Un momento : la Chrysler Sebring attuale ha 4 posti veri e la scelta tra hard top (quindi coupe'-cabrio) e soft top.

La presentazione parla di una spider su base LX quindi un bestione da ben oltre 4,5 metri.

Mi stupirebbe molto se non avesse 4 posti...

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http://www.autoedizione.nl/2010/04/22/marchionne-de-159-en-lybra-krijgen-een-opvolger-made-in-italy/

Ecco la piu' bella delle notizie... se confermata... l'erede delle nostre pantere sara' prodotta a Mirafiori... nella mia cara citta' d'origine... speruma bin

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marco1975 - 23/4/2010 2:45 PM

Un momento : la Chrysler Sebring attuale ha 4 posti veri e la scelta tra hard top (quindi coupe'-cabrio) e soft top.

La presentazione parla di una spider su base LX quindi un bestione da ben oltre 4,5 metri.

Mi stupirebbe molto se non avesse 4 posti...

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Hem alcuni appunti al tuo ragionamento: 
i telai si possono modificare.
la presentazione parla di spider, non dice niente del telaio utilizzato.
le spider sono a 2 posti le cabrio a 4 e nella presentazione è riportato "new spider" non new cabrio.
la spider attuale è intorno ai 4,4 mt e ha solamente 2 posti
Visto che l'auto dovrebbe essere venduta anche (soprattutto) in USA e che li di Alfa si ricordano soprattutto il duetto e logico aspettarsi una macchina abbastanza simile quindi niente "bestione" e niente 4 posti.

Poi se vogliono svegliarsi e iniziare a fare spider sportive ed a declinare versioni cabrio dalle berline sarei il primo a festeggiare ma allo stato attuale averne una sarebbe già qualcosa.
 

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Somewhere nearby the Eternal City...
E' da un pò che non intervengo in questo post perché ultimamente c'è Urbi che mi legge nel pensiero...
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marco1975 - 22/4/2010 11:04 PM

C'e' poi anche da dire che la MiTo, sviluppata a quanto pare in meno di 18 mesi, ha qualche difettuccio alla direzione e il pianale e' un pochino saltellante. Problemi in buona parte risolti a partire dalla primavera del 2009, ma che hanno permesso a tanti giornalisti stranieri di criticare la MiTo.


Curioso visto che è una GPunto ricarrozzata con un po' di elettronica aggiunta e qualche differenza sugli ammortizzatori.

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marco1975 - 22/4/2010 11:04 PM

C'e' poi anche da dire che la MiTo, sviluppata a quanto pare in meno di 18 mesi, ha qualche difettuccio alla direzione e il pianale e' un pochino saltellante. Problemi in buona parte risolti a partire dalla primavera del 2009, ma che hanno permesso a tanti giornalisti stranieri di criticare la MiTo.


Curioso visto che è una GPunto ricarrozzata con un po' di elettronica aggiunta e qualche differenza sugli ammortizzatori.

La G Punto (Come la Bravo pre-MY2010 d'altronde) non brilla certo per la sua direzione precisa o per una sospensione riuscita... sulla MiTo hanno irrigidito gli ammortizzatori ma hanno dovuto modificare la direzione per renderla piu' precisa. Sui piccoli ostacoli su strada la MiTo saltella allegramente e su pista soffre un po' di rollio e resta competitiva grazie a dei freni eccellenti.

Gli stessi giornalisti considerano invece la Giulietta esente da questi difetti.

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Chiavari (GE)
marco1975 - 24/4/2010 5:17 PM

La G Punto (Come la Bravo pre-MY2010 d'altronde) non brilla certo per la sua direzione precisa o per una sospensione riuscita... 


Bah, io sulle 1.3 mjet 75 e 90cv non ho trovato nessuno dei 2 difetti, e ci ho fatto un bel po' di km.


marco1975 - 24/4/2010 5:17 PM

sulla MiTo hanno irrigidito gli ammortizzatori ma hanno dovuto modificare la direzione per renderla piu' precisa. Sui piccoli ostacoli su strada la MiTo saltella allegramente e su pista soffre un po' di rollio e resta competitiva grazie a dei freni eccellenti.



Mi vengono molti dubbi circa i giudizi di questi giornalisti.....io di mito ne ho guidate 2, entrambe 1.4 turbo (una da 155cv in pista a Varano e l'altra con un po' più di cavalleria  su strada) e devo dire che non ho ravvisato saltellamenti o rollii strani.

E comunque che la Giulietta debba esser meglio mi sembra il minimo....visto che stiamo parlando di un'auto di segmento superiore.
Album: ~ La Pantera ~ Incontro Emilia - Lunigiana e dintorni 14-11-2010 ~ II° Raduno Ligure: 25-26/07/2010
frangi99
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Tezze sul Brenta (VI)
Una interessante analisi socio/industriale della storia Fiat rispetto agli USA nel corso degli anni...

L'auto italiana in America

Analisi socio-industriale di un rapporto in crisi



Nel mondo, e soprattutto nel ricco mercato americano, i prodotti "nostrani" sono da sempre sinonimo di "livello superiore". Sono superiori le opere dei nostri artisti, sono superiori le creazioni degli stilisti, degli artigiani orafi, dei mobilieri. E sono superiori "le Ferrari".

Sì, perchè quando si parla di auto, per i nordamericani la superiorità del made in Italy si ferma al Cavallino. E il concetto diventa surreale quando, negli ambienti degli appassionati d'oltreoceano, si sentono languori circa le Alfa Romeo, le Fiat e le Lancia che loro da anni non posso guidare. Sorge, quindi, spontaneo l'interrogativo sul perchè le auto italiane (per intenderci, quelle per comuni mortali), seppur riconosciute, non sono mai riuscite a ritagliarsi il loro angolino nel Nuovo Continente?

L'INCIPIT
Per dare una risposta a tutto ciò, ripercorriamo brevemente la storia delle auto italiane negli Stati Uniti. Gli albori di tale relazione sono da collocarsi oltre un secolo fa, quando la Fiat, giovane società per la produzione di automobili, aprì una propria filiale in USA: era il 1908 e le auto erano prodotti lungi dall'essere considerati di "massa". Da qui l'attenzione della Casa torinese al mercato più florido del mondo, come approdo per le sue realizzazioni. L'idea di aprire una filiale in Nordamerica pagò al punto che soli due anni dopo, nello stato di New York fu aperto un vero e proprio stabilimento di assemblaggio. I veicoli Fiat made in USA riuscirono così a guadagnarsi anche uno spazio "istituzionale" al punto che furono adottati anche come equipaggiamento per le forze armate americane. Questa parentesi, poco significativa industrialmente e degna di essere ricordata se non altro per la sua carica “folkloristica”, si chiuse alcuni anni dopo con la cessione dello stabilimento alla Duesenberg.
Poi, dal secondo dopoguerra la Fiat ha cercato di prendere, in vari modi, una sua fetta nella torta del Nordamerica, seguita a ruota da Lancia, da Alfa Romeo (intanto convertitesi ad una produzione su scala industriale), e alcuni anni dopo da Maserati. Ma l'automobilismo di massa è un'altra cosa e se Alfa Romeo, Lancia e Maserati, divennero nomi famosi per i loro successi agonistici e per le vetture “fuoriserie”, come accadde a Ferrari, i loro prodotti industriali non riuscirono a sostenere il peso di tale immagine e finirono nel limbo delle auto “esotiche” - con alcune eccezioni che vedremo - un po' come le piccole Fiat 500 e Autobianchi Bianchina, che la Casa torinese azzardò a proporre alla clientela americana.
Il perchè di questa strana dicotomia tra immagine e riscontro sul mercato è riconducibile a più aspetti: vi è uno di tipo quasi “antropologico”, uno industriale ed un terzo di tipo logistico.

IL CONFRONTO CULTURALE
Il primo aspetto riguarda essenzialmente le caratteristiche dell'automobilista “tipo” americano e la tipologia di utilizzo che egli fa dell'automobile. Orientativamente, il classico guidatore d'Oltreoceano è poco attento alla meccanica e al piacere di guida – in senso “latino” - e, in ogni caso, pone questi aspetti in secondo luogo rispetto al comfort e all'affidabilità generale della propria auto. È un orientamento culturale: l'automobilismo americano si è sviluppato circa quarant'anni prima di quello Europeo (e circa cinquanta prima di quello italiano), prendendo una direzione maggiormente pragmatica rispetto a quanto accaduto sull'altra sponda dell'Oceano. Di conseguenza, in senso lato, gli americani vedono l'auto sotto un aspetto molto meno edonistico e ludico, rispetto a quanto non si faccia nel Vecchio Continente.
Emblematico il caso del “porta lattine”, negli anni '80 e '90 dotazione standard nelle auto americane – utilizzate come “seconda casa” per molti automobilisti - e pressochè sconosciuto da noi (ad eccezione dello strano e “incompreso” porta bottiglie posto davanti al sedile del passeggero anteriore nelle primissime Fiat Ritmo...). Inoltre, la maturità dell'automobilismo di massa americano, ha portato anche all'impostazione di un Codice della Strada ben definito e particolarmente restrittivo, che pare fatto ad hoc per mortificare la “caratura” tecnica e dinamica degli autoveicoli, tradizionale punto di forza delle auto italiane.
Vi è infine un'ulteriore discriminante legata alla distribuzione della popolazione sul territorio, che vede enormi megalopoli sulle coste, alternate ad aree interne a scarsissima densità abitativa, con climi spesso sfavorevoli, che ampliano notevolmente la scala delle distanze. Se nelle grandi aree urbane il “life style” è assimilabile a quello europeo, altrettanto non si può dire delle zone interne dove i ritmi e gli stili di vita sono radicati ad un modello classico che è del tutto scevro da influssi europei. È ovvio che in un quadro del genere le nostre automobili, essenzialmente quelle italiane, hanno trovato un ambiente ostile: la filosofia costruttiva mal si adattava all'utilizzo tipo dell'utente americano. Pensate a cosa possa significare fare un viaggio nel centro degli USA a bordo di una vecchia 500, per chi è abituato ad enormi berline con cambio automatico e condizionatore...
Analizzando il fattore industriale, poi, emergono lampanti le differenze culturali tra Italia e Nordamerica. È evidente, e non si tratta di ragionamenti superficiali, che solo nell'ultimo decennio la qualità delle auto nazionali può dirsi allineata agli standard globali ed è altrettanto evidente come, quando negli anni '50 del Novecento, in Italia la “garanzia” era ancora un concetto astratto, in USA esistevano già organismi a tutela dei consumatori che vigilavano sulle caratteristiche dei prodotti commercializzati sul mercato interno. Questo meccanismo è stato talmente radicale da penalizzare, per almeno un paio di decenni, anche la stessa industria statunitense – a favore delle importazioni dal Giappone e dalla Corea – e sicuramente non ha giovato all'immagine delle nostre auto, in difficoltà perchè prodotte secondo capitolati ben diversi rispetto a quanto richiesto dal mercato Americano.
Infine la questione logistica, relativa alla distribuzione e soprattutto all'assistenza. Mentre in Italia, ancora oggi è ben presente il principio del concessionario “monomandatario”, che si occupa di vendita e assistenza di prodotti di una sola Casa (o del medesimo gruppo automobilistico), in Nordamerica erano diffusi venditori “plurimarche”, che si occupavano di commercializzare e di fornire assistenza per prodotti di più gruppi automobilistici. Il che, legato a quanto menzionato in alto, relativamente alla qualità delle auto nazionali rispetto alla media del mercato americano, ha mostrato negli anni tutte le sue debolezze, con poche officine e punti di assistenza che nei migliori dei casi non riuscivano ad operare al meglio sulla meccanica – relativamente complessa – delle auto italiane e che, il più delle volte “latitavano” letteralmente sui problemi dei clienti. Negli ultimi anni della presenza delle case italiane in USA, ci si è appoggiati alla rete di vendita di grandi costruttori nazionali (vengono in mente gli accordi degli anni '80 e '90 stretti da Alfa Romeo e Maserati con Chrysler, che condussero alla nascita della fallimentare “A.R.D.O.N.A. - Alfa Romeo Dealers of North America”), ma con risultati analogamente disastrosi.

GLI INSEGNAMENTI DEL RECENTE PASSATO
Ovvio che con premesse del genere, il tuffo in Nordamerica potrà sembrare sempre e comunque un bagno di sangue per la nostra industria, ma non è propriamente così. In primis, nell'automobilismo europeo ci sono esempi di ottima integrazione tra prodotti di massa europei e mercato americano: le case tedesche sono riuscite, con le loro caratteristiche positive, a ritagliarsi la loro fetta di mercato americano, impegnandosi nel progettare automobili “duttili” che ben si adattano ad entrambe le sponde dell'Oceano, tendenzialmente affidabili e focalizzando con precisione i propri target. Questo vuol dire che il mercato esiste (oggi, ma anche in passato) per prodotti filosoficamente diversi rispetto ai canoni statunitensi.
In secondo luogo ci sono tre esempi di auto italiane che sono riuscite a spopolare in suolo americano: le Fiat 124 Spider (168.000 esemplari venduti in Nordamerica su 200.000 prodotti in totale) e Fiat X1/9 e l'Alfa Romeo Spider (la “duetto”). Tre esempi di vetture di nicchia, è vero, che dimostrano però quanto sia importante che, in un mercato ampio e complesso, la personalità di un'automobile sia ben definita.
È ovvio che chi ha posseduto auto del genere, era un appassionato e per questo meglio disposto di altri a sottostare ai piccoli fastidi e alle rinunce che l'uso di questi modelli comportava (e vengono in mente le plance che si “cuocevano” al sole della California, fino a riempirsi di crepe). Rimane tuttavia da considerare l'assunto che se un prodotto nasce bene, in un mercato tendenzialmente “aperto” come quello del Nordamerica, ottiene un ben determinato riscontro, indipendentemente da alcune difettosità intrinseche.
Per contro, i flop commerciali di altri modelli nazionali sono stati ben supportati da episodi non edificanti e spesso tragicomici, come le note tendenze “autocombustive” delle Maserati Biturbo, che obbligarono il Tridente ad una fuga strategica alla quale si è potuto porre rimedio solo nell'ultimo decennio grazie all'immagine e all'interesse di Ferrari, dopo una profonda ristrutturazione.
Al riguardo, ricordiamo un altro episodio eclatante: la “simpatica” tendenza al black-out elettrico delle Alfa 164 per l'America. Questo episodio fa riflettere quanto l'industria dell'auto debba essere attenta nel considerare particolari socio-antropologici. I fatti sono presto detti: la 164 fu impostata in Alfa Romeo nei primi anni '80 e i progettisti non si curarono di un aspetto tanto banale quanto importante: l'auto, che sarebbe stata regolarmente esportata in USA con un'immagine da grande stradista (quale, onestamente, era), necessitava di un porta lattine (perchè gli americani, al contrario di noi, mangiano e bevono regolarmente in macchina), del quale, ben lungi dall'essere considerato dai progettisti e dei designer europei, non ne era minimamente provvista.
Ma c'è di più: se si beve e si mangia in macchina, i “generi di conforto” si appoggiano dove sta più comodo, ovvero sul tunnel centrale. E la 164 offriva un bel tunnel centrale - tra i due sedili - bello, largo e piatto e con una caratteristica: celava vari comandi e alcune centraline dell'impianto elettrico. Il gioco era fatto: bastava avere un Alfista-Yankee, incallito bevitore di “Diet Cola” alla guida. Era sufficiente che questi, non curante che la sua “sedan” italiana era priva di porta bicchieri, appoggiasse una bella lattina fredda sul posto più comodo, ovvero sul tunnel incriminato, che la condensa faceva il suo corso e lasciando che si insinuasse tra comandi e connessioni elettriche quella goccia d'acqua necessaria a mettere fuori uso la grande stradista di Arese. E in USA di 164 ferme per episodi del genere ce ne sono state talmente tante da indurre l'Alfa Romeo a correre ai ripari, mediante richiami e modifiche in fase di produzione.
Insomma, uno sfacelo totale per non aver considerato un banale aspetto culturale...

LA SITUAZIONE ATTUALE
Oggi i tempi pare siano cambiati: Alfa Romeo ha lasciato il Nordamerica nel 1995, Fiat è assente dagli USA da oltre vent'anni e Lancia da quasi trenta. In questo periodo, il mercato d'Oltreoceano è cambiato molto, è molto più vicino al nostro e le lobby sono solo un ricordo, ma è cambiato anche il nostro modo di fare automobili, con caratteristiche di sempre maggiore fruibilità oggettiva, oltre che di affidabilità generale.
In un decennio abbiamo fatto passi da gigante (le difficoltà aguzzano l'ingegno...) e il nuovo asset di Fiat Group, con una posizione di controllo su Chrysler, lascia presagire che ci si possa affacciare nuovamente al mercato Nordamericano e che lo si possa fare con molta più serenità.
Concentrarsi sulle grandi metropoli è sicuramente un bel biglietto da visita: e lì che si concentra la maggior parte del reddito e proporre la 500 come alternativa chic a MINI e smart – che pare abbiano un loro riscontro nelle aree urbane americane – è una mossa vincente. Lo è altrettanto svecchiare il design di Chrysler cercando di far conoscere l'insolita – per gli USA - Lancia Delta con un'operazione di rebadge: attività molto meno “blasfema” di quanto possa apparire, così come lo è anche cavalcare l'onda della 8C Competizione, venduta in America attraverso la rete Ferrari-Maserati, e riproporre negli stessi contesti urbani una gamma di compatte Alfa Romeo, con MiTo e Giulietta a fare da apripista.

Rimane un solo problema: con i prodotti attuali, è vero che sbagliare è difficile, ma bisogna trovare la strategia giusta. Si deve essere decisi ed agguerriti e non ci si può più permettere di perdere altro tempo. Se non è questa la volta buona...

Album: ~ Raduno Pugliese agosto 09 ~ Raduno Ligure 7/8 febbraio 09 ~ Raduno Mantovano 14 dicembre 08
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Taranto

Fabbriche più  piccole e 8 modelli ; prepensionamenti per attutire il colpo

TORINO - In gergo si chiama"operazione downsize"ed è il trattamento che gli ingegneri Fiatriservano in laboratorioai motori tradizionali per ridurne la cilindrata eaumentarnecontemporaneamente la potenza. Una cosa simile accadrà nei prossimicinqueanni agli stabilimenti italiani del gruppo: fabbriche piùpiccole, con menoaddetti ma con maggiore produzione. Neldettaglio, le indiscrezioni sul pianoparlano di una Fiatprofondamente modificata sia negli stabilimenti diassemblaggiofinale (le classiche linee di montaggio) sia nella produzionedimotori e cambi.


L'assemblaggio finale si farà in quattro dei cinque stabilimentioggi inproduzione perché il piano confermerà la chiusura diTermini Imerese. AlleCarrozzerie di Mirafiori dei 5 modelli oggiin produzione (Idea, Musa, Punto,Multipla e Mito) si salverà solola Mito. Si aggiungerà invece un nuovo prodotto(oggi noto con ilnome in codice "L1"), una monovolume di grandidimensioni che potràavere 5 o 7 posti. Le tre attuali linee di montaggioverrannoridotte a una che produrrà contemporaneamente MiTo e L1.Questosignifica che, senza l'aggiunta di altre produzioni, i 5.000addetti almontaggio finale potrebbero ridursi anche della metà, a2.500. Un taglioconsiderevole anche se l'età media degli addettidi Mirafiori è abbastanza altada consentire un sistema diprepensionamenti entro i prossimi cinque anni cheattutiscal'effetto sociale della riduzione d'organico. Non ci dovrebberoessereparticolari problemi invece a Melfi dove si continuerà aprodurre la Punto anchese difficilmente nei prossimi anni siraggiungerà il record di 290.000 autoprodotte nel 2009 grazie agliincentivi: gran parte dei paesi europei infattihanno chiuso ilrubinetto.


A Cassino, stabilimento dedicato al segmento C, cambieranno imodelli el'occupazione sarà ridotta di 500 persone rispetto ai4.600 addetti di oggi. Sitratterà di uscite volontarie verso lapensione, come prevede un accordosindacale. La Bravo verràsostituita da un'altra media del marchio Fiat mentrela Cromacesserà la produzione. Oltre alla nuova Bravo arriveranno uncrossover el'Alfa Giulietta (già in produzione in questesettimane). Confermata laproduzione della Lancia Delta.

La rivoluzione più profonda sarà a Pomigliano dove la Pandacomincerà laproduzione delle preserie nell'autunno del 2011. IlLingotto pensa di spendere750 milioni nella riconversione dellafabbrica che cesserà di produrre le Alfaper passareall'utilitaria. Le due linee oggi in funzione (quella della 147equella della 159 e Gt) saranno sostituite da almeno due linee diPandadestinate a realizzare 250 mila auto all'anno. Ma nessunoriesce a prevederequali effetti avrà questa rivoluzionesull'indotto, tutto calibrato sui modellidi fascia medio-alta delBiscione. I sindacati temono che anche tra i dipendentidiretti siavrà una riduzione di 500 persone sugli attuali 5.100addetti.

A questi stabilimenti si aggiungerà il prossimo anno la carrozzeriaBertone diGrugliasco (To) dove le indiscrezioni già circolate inautunno prevedono laproduzione di tre modelli Chrysler: la 300C,il Grand Voyager e la Jeep GrandCherokee. Sono i tre modelliattualmente realizzati a Graz dalla Magna. Alcunihanno visto nellascelta la vendetta di Fiat verso i concorrenti vincitorinellabattaglia Opel (poi persa da tutti perché Gm decise di non venderela suacostola europea).

Il futuro dei due principali stabilimenti di produzione dei motoriè incerto. APratola Serra (Av) la Fma che produce cilindrate medioalte (da 1.600 cc in su)ha subìto gli effetti della crisi passandodai 500 mila motori del 2006 ai 170mila dello scorso anno. ATermoli invece il boom delle utilitarie dovuto agliincentivi hafatto lievitare la produzione dei piccoli motori fino a 900milapezzi all'anno. Il futuro è incerto perché la Fiat avrebbeintenzione direalizzare in Polonia, a Bielsko Biala, tutti i nuovimotori bicilindricidestinati a sostituire il quattro tempi nellepiccole e medie vetture (sonopreviste versioni del due tempi finoa 105 cavalli).

Alcune indiscrezioni cominciano a circolare anche sulla produzionenegli Usadove i marchi del Lingotto dovrebbero essererappresentati da sette modelli: unrestyling Lancia della 300C edel Voyager, tre modelli Alfa (Giulietta,l'ammiraglia 169 e unosportover) e una versione del Turney con marchio Fiat.Questi seimodelli dovrebbero garantire una produzione annua di 250 milaautoalle quali aggiungere le 100 mila previste per la 500.

La repubblica

Album: ~ Salone di Ginevra 2009 - Alfa Romeo 159 - Brera e MiTo GTA concept
cuoresportivo86
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Taranto
Fiat, -27,3% in Europa ad aprile: colpa della Germania

Nel mese di aprile il mercato europeo dell’auto ha perso terreno, ma il calo di Fiat a livello continentale è andato significativamente oltre, attestandosi su un pesante -27,3% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Uno, fondamentalmente il motivo di questo pesante risultato, secondo la casa: il crollo registrato dalla Germania, mercato che ha perso il -31,7%.
La quota di mercato detenuta da Fiat è scesa a seguito di questo passivo dal 9,7% di aprile 2009 al 7,6% attuale. Secondo il Lingotto va tenuto in considerazione che 12 mesi fa il gruppo aveva registrato quote record, in quanto “era stato in grado di offrire immediatamente una gamma articolata e nuova di vetture a basso impatto ambientale, che usufruivano degli eco-incentivi”.
In assenza di agevolazioni statali sul mercato tedesco dunque, la casa, che aveva conquistato buone posizioni proprio grazie ai provvedimenti di incentivo e alla sua vasta offerta di piccole, ha risentito della nuova situazione in maniera particolarmente evidente.

Ad aprile il gruppo ha immatricolato 87.630 auto nell’Europa a 27, contro le 120.499 di aprile 2009. Quanto all’Europa occidentale (Europa a 15 ed EFTA) Fiat ha immatricolato 85.685 vetture, -26,6% rispetto alle 116.720 del 2009. In particolare ad aprile le vendite di Fiat hanno segnato nell’Europa occidentale un -28,1%, per un totale di 68.352 unità.
Lancia è scesa del -15,8%, a 9107 unità, e Alfa Romeo del -25,1%, a 7557 unità. Nel segmento A la Panda si è comunque confermata l’auto più venduta con una quota del 18% in aprile (17,7% nell’intero quadrimestre), seguita dalla 500 al 12,75% (12% nel quadrimestre). Nel segmento B la Punto è al primo posto al 7,6% delle immatricolazioni nell’intero quadrimestre.
Tra i principali rialzi per il gruppo, vanno segnalati il +62% in Spagna ed il +42% in Gran Bretagna. Nel primo quadrimestre dell’anno Fiat ha immatricolato quasi 416.000 auto, per una quota dell’8,4%. Il marchio Fiat da solo ha venduto 336.000 vetture, per una quota del 6,8% del mercato europeo.
Tornando infine a Lancia e Alfa, la quota della prima è risultata in aprile allo 0,8% e nel quadrimestre allo 0,95% del mercato europeo, con un totale di 42.800 auto vendute (+10,6% rispetto al periodo gennaio aprile 2009). Per quanto riguarda la seconda invece, la quota è risultata dello 0,7% nello scorso mese, mentre in merito ai risultati quadrimestrali va registrato un totale di 34.500 immatricolazioni ed una quota sempre dello 0,7%.
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cuoresportivo86
Inserito 18/5/2010 11:42 AM (#275075 - in reply to #248358)


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Taranto
Fiat: prodotte 5.000.000 di auto a Melfi

Oggi è uscita dalle linee la Fiat numero 5.000.000 prodotta nello stabilimento di San Nicola di Melfi (Potenza), uno dei fiori all’occhiello tra gli impianti produttivi del gruppo. L’auto in questione è una Punto Evo 1.4 105 CV Emotion 5 porte di colore rosso.
La fabbrica, attiva dal settembre del 1993, produce attualmente i modelli della famiglia Punto: Punto Evo, Grande Punto e Punto Classic, ma non va dimenticato che un altro modello ha contribuito in modo significativo allo storico traguardo, la Lancia Ypsilon, che ha totalizzato più di 870.000 unità tra la prima serie (1995-2003) e la seconda (2002-2005).
Il 18 giugno 2009, Melfi ha ottenuto (prima fabbrica in Italia), la certificazione Silver Level del World Class Manufacturing dopo aver ottenuto nell’aprile 2007 il Bronze. Se l’impianto lucano continua a dare gioie a Fiat, non tutte le fabbriche del gruppo sono foriere di buone notizie: su Pomigliano incombe attualmente l’incudine del dietrofront della Panda: se Fiat e sindacati non raggiungeranno l’accordo, la produzione rimarrà in Polonia…


Fiat Panda: la produzione potrebbe rimanere in Polonia

La produzione della Fiat Panda potrebbe rimanere nella fabbrica polacca di Tychy invece di raggiungere quella campana di Pomigliano d’Arco. Il motivo? Qualora i sindacati non dovessero accettare le condizioni dell’azienda, i presupposti per portare le linee di montaggio della citycar torinese in patria verrebbero a mancare.
Oggi i sindacati dei metalmeccanici FIM, FIOM e UILM si riuniranno per valutare i margini per una risposta condivisa, dopo i recenti incontri con la casa, ma l’accordo sulla maggiore flessibilità cui Fiat vincola l’investimento di 700 milioni per portare la produzione della prossima Panda a Pomigliano appare difficile.
I sindacati infatti, secondo quanto riportato da Il Giornale, non si troverebbero d’accordo sulla proposta Fiat che mira a ottenere un aumento dei turni da 15 a 18, il raddoppio da 40 a 80 delle ore di straordinario comandate e un taglio di 10 minuti delle pause.
FIM e UILM sono sostanzialmente d’accordo sui nuovi turni e potrebbero dare l’ok anche all’aumento degli straordinari, la FIOM ha invece ribadito le sue critiche. Nel caso di conclusione infruttuosa dei negoziati, l’impianto di Pomigliano potrebbe anche rischiare la fine di Termini Imerese, che verrà chiuso o ceduto a fine 2011.
Album: ~ Salone di Ginevra 2009 - Alfa Romeo 159 - Brera e MiTo GTA concept
Gix
Inserito 18/5/2010 11:59 AM (#275081 - in reply to #275075)

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Tramutola (PZ)
cuoresportivo86 - 18/5/2010 11:42 AM
Fiat: prodotte 5.000.000 di auto a Melfi

Oggi è uscita dalle linee la Fiat numero 5.000.000 prodotta nello stabilimento di San Nicola di Melfi (Potenza), uno dei fiori all’occhiello tra gli impianti produttivi del gruppo. L’auto in questione è una Punto Evo 1.4 105 CV Emotion 5 porte di colore rosso.
La fabbrica, attiva dal settembre del 1993, produce attualmente i modelli della famiglia Punto: Punto Evo, Grande Punto e Punto Classic, ma non va dimenticato che un altro modello ha contribuito in modo significativo allo storico traguardo, la Lancia Ypsilon, che ha totalizzato più di 870.000 unità tra la prima serie (1995-2003) e la seconda (2002-2005).
Il 18 giugno 2009, Melfi ha ottenuto (prima fabbrica in Italia), la certificazione Silver Level del World Class Manufacturing dopo aver ottenuto nell’aprile 2007 il Bronze. Se l’impianto lucano continua a dare gioie a Fiat, non tutte le fabbriche del gruppo sono foriere di buone notizie: su Pomigliano incombe attualmente l’incudine del dietrofront della Panda: se Fiat e sindacati non raggiungeranno l’accordo, la produzione rimarrà in Polonia…


I lucani sono grandi lavoratori
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