Random quote: Quando un Alfa fa una curva...da qualche parte un Audi sottosterza
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Topic: FIAT - Azienda e mercato

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kalokagathia21
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marco1975 - 28/10/2012 5:22 PM

Labbio, é vero tutto quel che dici, ma soprattutto la frase che ho ricopiato qui : "So che assumere 140 operai in un periodo in cui gli stabilimenti sono praticamente fermi è da pazzi"

Da un lato un giudice interpreta (in modo diverso da altri giudici, che dimostra che la legge é spesso un'opinione) che c'é stata discriminazione. O meglio presunzione di discriminazione su base di estrapolazioni statistiche.

Dall'altro lato c'é il destino di migliaia di operai che sono a 2 passi dalla disoccupazione. E qui nessuna presunzione, é una certezza.

Mentre Ford, Opel e Peugeot chiudono le fabbriche, secondo voi cosa farà ora la Fiat, che ha le sue 4 fabbriche quasi sempre ferme, perfino Pomigliano con la Panda nuova ?

Finora la Fiat ha chiuso Termini ma ha esitato per il resto. Di lavoro ce n'é solo per 2 fabbriche in Italia, certo non 4. Ora la dirigenza tirerà le conclusioni e farà come gli altri gruppi europei. Cosi' giudici e sindacati avranno più tempo per occuparsi d'altro che di industria automobilistica italiana, dato che sta chiudendo. Chi é il prossimo ?

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Fiat ha commesso un reato discriminando nell'assunzione alcuni dipendenti, non può esistere nessuna giustificazione dovuta a situazioni sopraggiunte a posteriori che permetta di derogare all'applicazione delle leggi. Se passasse questo principio, quello per cui intanto si infrangono le leggi e poi ci si nasconde dietro questa o quella situazione nel frattempo sopraggiunta, sarebbe la fine dello stato di diritto. Ed è una vergogna permettersi di discutere su una cosa del genere.
Quando è stato presentato il piano per Pomigliano si era promessa la riassunzione di tutti i lavoratori. Ora, a distanza di oltre un anno, la fabbrica ospita ancora un solo prodotto incapace di saturarla e sono stati illecitamente scelti solo i dipendenti non sindacalizzati o iscritti alle associazioni meno scomode. Allora il dubbio che Fabbrica Italia altro non fosse che un'operazione politica per ristabilire i rapporti di forza negli stabilimenti e di ridimensionamento del Gruppo nel nostro Paese si fa sempre più fondato.


Edited by kalokagathia21 28/10/2012 10:23 PM
labbio
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kalokagathia21 - 28/10/2012 9:54 PM
Allora il dubbio che Fabbrica Italia altro non fosse che un'operazione politica per ristabilire i rapporti di forza negli stabilimenti e di ridimensionamento del Gruppo nel nostro Paese si fa sempre più fondato.


Non credo ci fosse questa l'intenzione, più semplicemente (o tragicamente) dal momento della presentazione ad oggi, il mercato dell'atuo ha subito una contrazione pesante, molto pesante se conti che grosso modo siamo nell'ordine del 20-25 per cento, e diconseguenza il piano aziendale va rivisto.

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labbio
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marco1975 - 28/10/2012 5:22 PM

Labbio, é vero tutto quel che dici, ma soprattutto la frase che ho ricopiato qui : "So che assumere 140 operai in un periodo in cui gli stabilimenti sono praticamente fermi è da pazzi"

Da un lato un giudice interpreta (in modo diverso da altri giudici, che dimostra che la legge é spesso un'opinione) che c'é stata discriminazione. O meglio presunzione di discriminazione su base di estrapolazioni statistiche.

Dall'altro lato c'é il destino di migliaia di operai che sono a 2 passi dalla disoccupazione. E qui nessuna presunzione, é una certezza.

Mentre Ford, Opel e Peugeot chiudono le fabbriche, secondo voi cosa farà ora la Fiat, che ha le sue 4 fabbriche quasi sempre ferme, perfino Pomigliano con la Panda nuova ?

Finora la Fiat ha chiuso Termini ma ha esitato per il resto. Di lavoro ce n'é solo per 2 fabbriche in Italia, certo non 4. Ora la dirigenza tirerà le conclusioni e farà come gli altri gruppi europei. Cosi' giudici e sindacati avranno più tempo per occuparsi d'altro che di industria automobilistica italiana, dato che sta chiudendo. Chi é il prossimo ?

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La sentenza è stata confermata anche in appello, se non erro è già la seconda volta che Fiat perde un ricorso su questo argomento, vorrà pur dire qualcosa.

Tralasciando Peugeot che non è così grande come il gruppo Fiat-Chrysler o gli altri che hai citato, c'è una differenza tra quello che faranno sia Opel sia Ford e quello che minaccia di fare Fiat. Da una parte abbiamo un grande gruppo americano che per evitare inutili perdite taglia i rami meno redditizzi in Europa, salvaguardando i posti di lavoro nella nazione in cui ha sede il gruppo. Dall'altra abbiamo un piccolo produttore italiano che controlla un grande produttore americano e sta in piedi grazie a quello perchè come tutti sta soffrendo la contrazione europea. Dovendo tagliare degli stabilimenti nel vecchio continente i primi a cui pensa sono quelli nella nazione in cui ha sede e dalla quale storicamente ha spesso ottenuto agevolazioni e vantaggi.
Tutti sanno che economicamente gli stabilimenti italiani sono quelli meno redditizi per svariati motivi (dal costo mano d'opera, dislocazione sul territorio alla vetustà di alcuni edifici/impianti), ma dal punto di vista di immagine e di messaggio lanciato a lavoratori e cittadini c'è un abisso.
Da una parte abbiamo un'aziende che per garantire lavoro ai propri dipendenti "storici" chiudono stabilimenti in paesi lontanissimi, dall'altra abbiamo un'azienda che fino a tre anni fa doveva il grosso del suo fatturato ad una sola nazione che oggi sembra non vedere l'ora di potersi sganciare dall'Italia.

Il boccone è amarissimo, i freddi numeri probabilmente non lasciano alternative, ma l'estabilishment Fiat non sta facendo nulla per renderlo meno amaro.
Tanto per fare un esempio, perchè se il design della nuova Giulia non piaceva non si è pensato a ribaltare l'organigramma del centro design a Torino pur di mantere la paternità del progetto in Italia piuttosto che cederlo agli americani? Nessuno è così stupido da pensare che i designer che lavorano a Torino (così come accadeva per Giugiaro) siano tutti italiani, ma di certo un'Alfa Romeo che nasce da un centro stile americano perde già una parte del suo fascino se è vero come è vero che all'estero sono spesso inclini a perdonare un po' di magagne alle auto italiane in nome dello stile unico che sappiamo conferirgli.
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Labbio, sia Ford che GM hanno tagliato decine di migliaia di posti lavoro negli USA e hanno chiuso decine di fabbriche. Senza che voli una mosca fra l'altro...

Dopo avere reso la loro struttura industriale in patria produttiva, ora cercano di gestire il problema europa.

Quindi mi dispiace ma ti sbagli, Fiat sta solo facendo come tutti gli altri, ma con un notevole ritardo.

Peugeot-Citroen fra l'altro vende 3,6 milioni di auto l'anno contro 4,1 per Fiat-Chrysler, quindi é quasi altrettanto grossa.

.

Riguardo il design della Giulia, mi rattrista molto di vedere che quel che resta del centro stile non riesca a tirare fuori qualcosa di decente. Immagino che ormai ci sia più potenziale di vendite per una berlina medio-grossa negli USA che in Europa, dove vendono solo più SUV e panzer tedeschi...

.

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kalokagathia21 - 28/10/2012 9:54 PM
Fiat ha commesso un reato discriminando nell'assunzione alcuni dipendenti, non può esistere nessuna giustificazione dovuta a situazioni sopraggiunte a posteriori che permetta di derogare all'applicazione delle leggi. Se passasse questo principio, quello per cui intanto si infrangono le leggi e poi ci si nasconde dietro questa o quella situazione nel frattempo sopraggiunta, sarebbe la fine dello stato di diritto. Ed è una vergogna permettersi di discutere su una cosa del genere.
Quando è stato presentato il piano per Pomigliano si era promessa la riassunzione di tutti i lavoratori. Ora, a distanza di oltre un anno, la fabbrica ospita ancora un solo prodotto incapace di saturarla e sono stati illecitamente scelti solo i dipendenti non sindacalizzati o iscritti alle associazioni meno scomode. Allora il dubbio che Fabbrica Italia altro non fosse che un'operazione politica per ristabilire i rapporti di forza negli stabilimenti e di ridimensionamento del Gruppo nel nostro Paese si fa sempre più fondato.

La Fiat ha assunto più persone di quante lavorassero in Alfa a Pomigliano prima dell'arrivo della Panda.

Supponendo che sia vera la teoria dell'estrapolazione statistica (certi giudici si credono dei maghi della statistica) che permetterebbe di identificare una presunta discriminazione nei confronti degli iscritti Fiom (che per altro hanno rifiutato di aderire alle condizioni di lavoro del contratto, cioé in altre parole hanno rifiutato di lavorare)... ti ricordo che la legge non impone alla Fiat di tenere aperte fabbriche semivuote in Italia.

I 146 della Fiom di Pomigliano saranno cordialmente ringraziati dalle migliaia di futuri disoccupati di Mirafiori.

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marco1975 - 29/10/2012 5:39 PM
Quindi mi dispiace ma ti sbagli, Fiat sta solo facendo come tutti gli altri, ma con un notevole ritardo.

Peugeot-Citroen fra l'altro vende 3,6 milioni di auto l'anno contro 4,1 per Fiat-Chrysler, quindi é quasi altrettanto grossa.

 

Non conosco sufficientemente bene la situazione americana di Ford e GM, sto a quello che mi dici. Probabilmente quello che stride, visto da qui in Italia, è che fino a tre anni fa Fiat era un produttore nazionale che doveva il grosso del suo fatturato all'Italia. Oggi con il progressivo controllo di Chrysler si sta emancipando dal mercato italiano e così, oltretutto in un periodo in cui il mercato italiano-europeo soffrono, sofferenza che mette a nudo quanto fossero sovrastimati i piani industriali (qualcuno credeva davvero che Alfa Romeo postesse arrivare a 400.000 unità?). Così quello che fino a ieri era impensabile oggi è diventato realtà: l'italia non è più strategica per la Fabbrica Italiana Automobili Torino.

Sapere che anche gli atri sono nella stessa barca è di magra consolazione, soprattuto dopo che par anni ci hanno illuso raccontandoci che l'unico via di sopravvivenza per Fiat era la fusione con altri gruppi. Siamo stati ingenui a pensare che sopravvivenza di Fiat volesse dire sopravvivenza della capacità produttiva degli stabilimenti italiani.


marco1975 - 29/10/2012 5:39 PM

Riguardo il design della Giulia, mi rattrista molto di vedere che quel che resta del centro stile non riesca a tirare fuori qualcosa di decente. Immagino che ormai ci sia più potenziale di vendite per una berlina medio-grossa negli USA che in Europa, dove vendono solo più SUV e panzer tedeschi...


Che il potenziale di vendita per la futura (e ancora incerta) Giulia sia maggiore negli USA è pacifico, ma probabilmente se si fosse fatto di tutto per far nascere il progetto in Italia avrebbe avuto ancora più fascino. Come fai a puntare sulla tradizione e sul fascino italiano di un'auto disegnata nel centro stile di Detroit?
E soprattutto visto che gli ultimi lavori apprezzati da Marchionne sono Panda e 500L che sono tutte tranne che bellissime, siamo sicuri che a Torino non siano riusciti a proporre niente di decente? Non si starà ripetendo la stroria della Bravo 5p, quella con i fanali a zampata di tigre, tanto all'ultimo dalla dirigenza di allora (Romiti?), che fecero sbattere la porta a Bangle?
Poi perchè se da noi si vendono solo suv, sono stati bloccati tutti i progetti relativi a vetture di quel segmento. Se a Mirafiori tira una brutta aria non è solo colpa della Fiom, dei processi e dei giudici.
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Chiavari (GE)
Le mosse industriali di Fiat sul mercato europeo, hanno bene o male il comune dominatore dei suoi competitors.VW è un competitor di Fiat in Europa solo in Italia (grazie agli italiani), altrove non c'è storia.Opel e PSA sono invece più alla portata di Fiat e quello che stanno facendo è evidente.

Detto questo sono allineato a chi rimprovera a Fiat di fare a capocciate con le sentenze della giustizia del lavoro, benchè in Italia troppe volte dia ragione a lavoratori che "ci marciano", parte dal presupposto che il lavoratore è la parte debole rispetto all'azienda, ed i risultati delle sentenze si vedono.Al di la di questo, che non credo sia il caso di Pomigliano in questione, le sentenze vanno rispettate.Che poi Fiat possa usare questo paravento per chiudere Mirafiori, questo non lo credo, piuttosto la cosa genera preoccupazione sul futuro di Pomigliano di Fiat ha investito una valanga di soldi e molti lavoratori avevano visto migliorare la propria condizione rispetto agli ultimi anni di produzione Alfa Romeo quando stavano a casa 6 settimane ogni 2 mesi in cig.
Sulla raccolta di firme interna allo stabilimento, beh.....senza prove si rischia anche la calunnia......fossi nella Fiom starei attenta a giocarmi dei jolly perchè la giustizia non è a senso unico.
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Chiavari (GE)

I CONTI DEL TERZO TRIMESTRE

Fiat , balzo degli utili con Chrysler e Brasile
Nessuna chiusura in Europa, tagli ai target

Crescono i ricavi ma anche l'indebitamento. L'Europa in rosso non tornerà a fare profitti prima del 2016: per le fabbriche italiane l'unica salvezza sarà produrre per l'export


MILANO-Crescono gli utili e i ricavi nonostante la pesante crisi europea. Sui conti Fiat del terzo trimestre l'effetto Chrysler è decisivo (la controllata americana continua a macinare profitti) insieme all'ottimo andamento in Brasile e alle crescenti performance sui mercati asiatici. Dati che arrivano a poche ore dall'incontro fra i vertici del Lingotto e i sindacati previsto per la serata. Al centro della scena, però, incombe la tempesta europea, o meglio il «Carmaggedon» -come lo definisce la stessa azienda- che impone ai costruttori di automobili di fare i conti con la realtà di un mercato tornato ai livelli degli anni 70. L'Europa resterà la «palla al piede» ancora a lungo: per il 2012 le perdite ammonteranno a 700 milioni di Euro. «Non siamo un più un player marginale», commenta il numero uno Sergio Marchionne parlando nella conference call con gli analisti, «grazie all'integrazione con Chrysler». L'alleanza con Detroit si rivela più che mai fondamentale nella nuova geografia del Lingotto.

NESSUNA CHIUSURA MA INTERVENTI IN ITALIA-La la notizia che in molti attendevano però è un'altra: nessuna chiusura di impianti in Europa, piuttosto la Fiat tenterà la strada del rilancio puntando sui marchi di prestigio, Alfa, Maserati e Jeep («i tre brand globali») che dovrebbero generare guadagni elevati e quindi sostenere le perdite nel settore generalista messo a durissima prova dalla «guerra dei prezzi» in corso nel Vecchio Continente. Un sentiero stretto che passa attraverso altri 24-36 mesi in rosso, perché prima «del 2015-2016 le attività europee non torneranno all'utile». Nel frattempo sarà necessaria un'azione sulle fabbriche italiane per riorganizzare la produzione da destinare all'export in accordo con le parti sociali. Perché il nodo dell'eccesso di capacità produttiva resta irrisolto: se nel 2010 gli stabilimenti italiani lavoravano all'88%, ora lo fanno al'69% e quindi bel al di sotto del punto di pareggio economico situato intorno all'80%. Per lo stesso motivo Ford ha annunciato la chiusura di tre impianti, due in Inghilterra e uno in Belgio, con un taglio del 13% della forza lavoro continentale. In Francia il gruppo Peugeot-Citroen, quasi certamente fermerà Aulnay, nonostante il sostegno finanziario concesso dal governo alla sua banca. Per questo secondo Marchionne «rimandare gli investimenti è stata una scelta saggia, di efficienza industriale» aggiungendo anche che la «tempesta è stata superata con un uso prudente della liquidità».


«LA LANCIA NON È PIÙ QUELLA DI UN TEMPO»- Nel corso della conference call, Marchionne ha parlato anche del futuro di Lancia. Il passato glorioso sembra ormai alle spalle, «Lancia non tornerà quella che era una volta, oggi ha un appeal limitato» spiegando che «l'unico modello economicamente sostenibile in Europa è la Ypsilon che sarà preservata». Come già accade oggi, quindi, il marchio vivrà dei prodotti derivati dalla Chrysler concepiti a Detroit, almeno «fino a quando ci sarà un ritorno economico».


LA SPERANZA DELL'EXPORT- L'unica salvezza per le fabbriche italiane sarà quella di lavorare per i mercati esteri, visto che in Nord America e Brasile i siti sono quasi saturi ( «Se chiudo un impianto qui, dovrei aprirne un altro altrove» ha detto Marchionne). Il 15% della produzione italiana sara riconvertito a prodotti per l'export. Fra questi uno dei più importanti sarà un Suv compatto marchio Jeep, che inizialmente doveva nascere Mirafiori prima che il progetto venisse congelato. Saranno 17 i nuovi modelli che nasceranno in Italia fra il 2012 e il 2016, compresi i mezzi commerciali.


TARGET AL RIBASSO- E sempre a causa del crollo delle vendite in Europa (secondo Fiat il mercato non si riprenderà prima del 2014), il Lingotto rivede al ribasso gli obiettivi finanziari: per il 2013 stima i ricavi a 88-92 miliardi di euro dai 97 comunicati nel 2010 e un utile della gestione ordinaria tra 4 e 4,5 miliardi (era di 6,1). Per il 2014 sono previsti ricavi tra 94 e 98 miliardi (erano 104 miliardi) e un utile della gestione ordinaria tra 4,7 e 5,2 miliardi (era 7,5 miliardi).


I CONTI DEI PRIMI NOVE MESI- Nel terzo trimestre dell'anno Fiat ha realizzato un utile netto di 286 milioni di euro, più che raddoppiato rispetto ai 112 milioni di euro dello stesso periodo del 2011. I ricavi hanno raggiunto 20,4 miliardi euro, un balzo del 16%. L'utile della gestione ordinaria sale a 951 milioni di euro (erano 851 milioni un anno fa), grazie agli «andamenti particolarmente positivi in Nord e Sud America e in Asia». In Europa, invece, c'è un rosso di 238 milioni di euro. Nei primi nove mesi dell'anno il gruppo ha venduto 3,1 milioni di veicoli. Cresce anche l'indebitamento netto industriale: 6,7 miliardi di euro (5,4 miliardi al 30 giugno 2012) «per effetto dell'assorbimento di cassa stagionale del terzo trimestre di Fiat esclusa Chrysler, accentuato dalle condizioni del mercato in Europa». La liquidità disponibile, che include 3 miliardi di linee di credito non utilizzabili, è di 20 miliardi di euro. Proprio per il crollo del mercato europeo, il gruppo ha «affinato i target economici per il 2012 al livello inferiore dell'intervallo originario», con l'indebitamento industriale atteso in miglioramento (a 6,5 miliardi di euro), un utile della gestione ordinaria di oltre 3,8 miliardi, profitti netti a quota 1,2. «Gli eventi degli ultimi 12 mesi hanno rafforzato il giudizio negativo sull'evoluzione dei mercati europei: ravvisiamo persistenti condizioni di debolezza del mercato per il resto del 2012, per tutto il 2013 e almeno una parte dell'anno seguente», è la previsione del Lingotto pubblicata a margine dei risultati.


MALE IN BORSA- Una situazione, quella europea, che si riflette anche in Borsa: dopo la presentazione dei conti il titolo è andato giù, chiudendo a -4,6%


R.I.P. Lancia.
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Milano
ciao

Aggiungerei questo articolo, dal SOle24Ore. Molto interessante:

"Fiat non chiude in Italia: il rilancio passa da Alfa Romeo, Maserati, Jeep e 500. Lancia verso l'addio. Marchionne: da crisi si esce lottando"

Fiat non chiuderà nessuno stabilimento in Italia. «Il vero problema è che se chiudessi un impianto in Europa dovrei aprirne un altro da un'altra parte», ha detto Marchionne. Ma il Lingotto riduce gli obiettivi finanziari per gli anni dal 2012 al 2014, e avverte che le attività europee non torneranno al pareggio fino al 2015 o 2016. Ecco i nuovi target 2014: ricavi a 94-98 miliardi (erano 104 nel 2010); Ebitda a 10,3-10,8 (erano 14 nel precedente piano); risultato operativo a 4,7-5,2 (da 7,5). I volumi di vendita sono molto meno ambiziosi: 4,6-4,8 milioni di unità, Chrysler compresa, contro i 6 del piano 2010.Per quanto riguarda gli stabilimenti nel nostro Paese, il Lingotto ribadisce l'obiettivo di utilizzare «il 15% della capacità produttiva per l'export». a cura di Andrea Malan e Enrico Marro - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/XpYaJ

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labbio
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KOKAL - 30/10/2012 10:53 PM
R.I.P. Lancia.


Io lo andavo dicendo da un bel po' che sarebbe finita così... che tristezza constatare di avere ragione.

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silviho76
Inserito 31/10/2012 11:02 AM (#437596 - in reply to #248358)


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se fosse così potremmo ben sperare....

http://www.omniauto.it/magazine/21621/gruppo-fiat-il-piano-prodotti-2013-2016
labbio
Inserito 31/10/2012 12:07 PM (#437603 - in reply to #248358)


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Cremona
Scusate, non resito, l'ufficializzazione della morte di Lancia mi ha messo di pessimo umore. Devo sfogarmi

Escludendo le Chrysler con il logo Lancia sulla calandra...
l'ultima grande berlina è del 2002 ed è stata un azzardo estetico che il pubblico non ha accolto;
l'ultima berlina media è del 1998, la versione tre volumi era oggettivamente inguardabile, l'hanno lasciata morire nel 2005 senza pensare ad una sostituta;
l'ultima segmento C è del 2008, è arrivata dopo nove anni di buco su quella fascia, nel patetico tentativo di coprire due segmenti con un solo prodotto al quale non si sono nemmeno degnati di cambiare la forma del cruscotto ripetto alla Bravo da cui deriva, le hanno messo dei sedili in tessuto pregiato e sono andati al risparmio, anche rispetto a Bravo, su tutto il resto;
l'ultimo monovolume è del 2002 e anche a questo in dieci anni non sono riusciti a trovargli un sostituto.
L'unico modello sul quale hanno continuato ad investire aggiornandolo (dal 1996 ad oggi si sono succedute tre versioni), guardacaso, è l'unico economicamente sostenibile.

Adesso non veniteci a raccontare che Lancia ha un appel limitato, sono dieci anni che state lentamente facendo morire un marchio storico italiano, con modelli abbandonati a se stessi, senza il coraggio di pensare ad auto nuove con cui sostituirli e senza nemmeno uno straccio di restyling. Come co pensavate di poter rilanciare il marchio votato al lusso con questa politica al ribasso? Lancia muore perchè per anni in Fiat non è fregato niente a nessuno di valorizzare i marchi che avevano in casa, l'unico motivo per cui Fiat ha assorbito gli altri marchi italiani è stato per eliminare la concorrenza interna. Finchè ne hanno avuto voglia e ne sono stati capici hanno provato a giocare con tre obiettivi commerciali differenti (lusso, sport e grande massa), appena le cose hanno cominciato ad andare meno bene, spesso a causa della stessa Fiat che non è riuscita a restare al passo con la concorrenza, hanno smesso di investire. E adesso fanno finta di essere dispiaciuti, di essere obbligati ad agire in questo modo per colpa del mercato. Siate meno ipocriti, abbiate almeno il coraggio di ammettere che il obiettivo è stato raggiunto.

E se qualcuno del forum prova ad argomentare dicendo che è meglio una gamma completa con il travaso di prodotti Chrysler che un marchio morto faccio come William Manny negli spietati

Allora, sto uscendo. Se vedo qualcuno là fuori l'ammazzo. Se qualche figlio di puttana mi spara addosso non ammazzo soltanto lui, gli ammazzo anche la moglie e tutti i suoi amici. E poi gli brucio anche la casa. Meglio che nessuno spari. Voglio che facciate per Ned un bel funerale! E non azzardatevi più a sfregiare prostitute! Altrimenti torno e vi ammazzo tutti, figli di puttana.

Si è visto quanto vendono da noi le berline da 5 metri con motori da 3 litri in su.


Edited by labbio 31/10/2012 12:08 PM
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quotone!!!!!

aggiungo che lancia è già morta: in un'economia globalizzata - dove contano ormai moltissimo le esportazioni - dove dovrebbe andare un marchio che vende - poco - solo in italia?????

ovviamente la colpa è evidente di chi sia...  

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Inserito 31/10/2012 4:06 PM (#437652 - in reply to #248358)


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povera lancia.

ci credo che non ha appeal, niente corse, niente modelli, niente pubblicità.

vorrei ricordare che la dedra in germania vendette decine e decine e decine di migliaia.

cito da un gruppo facebook.

"Marchionne ha ieri annunciato la chiusura del marchio Lancia.La Lancia, quella che a 21 anni dal ritiro dalle corse conserva ancora il record di maggiori vittorie del WRC.La Lancia, quella del primo motore v6 montato di serie sulle auto.

La Lancia, quella del primo motore v4 montato di serie sulle auto; quel v4 compatto, rivoluzionario, geniale, quel 1600 da 160 cv. Aspirato, cinquanta anni fa.La Lancia, quella del transaxle (poi sbandierato dalla "cugina" Alfa), con i pesi della macchina perfettamente equilibrati, la Lancia, quella dei tamburi dei freni posti al differenziale per ridurre le masse sospese.La Lancia quella della supersport, con sovralimentazione volumex, quadrilateri anteriori e deDion posteriore. Cinquanta anni fa, anzi sessanta. Trenta prima di Alfa Romeo.La Lancia quella del sistema frenante a doppio impianto superduplex, la Lancia, quella dell'iniezione meccanica.La Lancia, quella della trazione anteriore rivoluzionaria, quella della doppia sovralimentazione compressore e turbocompressore (quella da 1700 cc e 400 cv).La Lancia, quella dei pazzi con v8 Ferrari avanti e trazione anteriore.La Lancia quella delle F1, le Lancia, travestite da Ferrari, che portarono le prime vere vittorie alla scuderia Ferrari, quella col motore non in asse e montato storto.La Lancia, quella stuprata da questa gestione FIAT, che piuttosto che stuprarla e poi ucciderla, poteva venderla...a chiunque, ma venderla. O almeno ucciderla subito."

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Io l'ho detto che Marchionne sa usare la calcolatrice ma non ne capisce di prodotti, di quali fare in un determinato periodo ecc ecc.........ma qui in molti lo amate ancora Ora godetevi la morte della Lancia, un marchio che poteva essere il lusso che in Germania hanno sotto il nome di Mercedes.

Brava Fiat brava

E voglio vedere cosa si inventeranno poi per non fare le 8 Alfa Romeo nelle slide.........
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Intervista, L'amministratore delegato del Lingotto

«Possiamo farcela, ecco la svolta Fiat
Investiamo in Italia, poi fusione Chrysler»

Marchionne: credo nel Paese, ora uno sforzo di tutti Sfideremo i marchi tedeschi con Alfa e Maserati


TORINO - «Ha visto come ha reagito la Borsa? Totalmente prevedibile». Perché non chiude in Italia? «Ovviamente». Dopodiché Sergio Marchionne smette di guardare le quotazioni. Amen, se gli analisti «non condividono la strada che abbiamo scelto». Lui, alla fine, sul Paese ha deciso di puntare. Le tre sacche da viaggio sono lì, in un angolo dell'ufficio: sempre pronte, messe in fila una dietro l'altra. Le ore di volo fanno 40 giorni all'anno, e tra poco riparte di nuovo per Detroit. Ma intanto il messaggio è questo: «Ci credo. Credo nell'Italia, quella di Mario Monti, quella che vuole cambiare». Dunque: «Prima investo qui per andare a fare concorrenza ai tedeschi». Solo dopo manderà avanti la completa fusione Fiat-Chrysler: «Diciamo 2014-2015. Tutto insieme non lo posso fare».

Promette: pieno rilancio di tutti e cinque gli stabilimenti italiani, riassorbimento completo dei 23 mila dipendenti. L'aveva già fatto. Poi, con la crisi in Europa, sono arrivati i dubbi. Perché adesso gli scettici le dovrebbero credere?

«Perché bugie non ne ho mai dette. Ho guardato il mercato, l'ho affrontato resistendo alle critiche ma senza fare macelleria sociale. Adesso, dico che nonostante tutto le condizioni ci sono. È vero, questo è un Paese complicato. Molto complicato. Martedì ero al consiglio d'amministrazione. C'era la Fiom, fuori, che fischiava. Noi, dentro, prendevamo decisioni di grande coraggio. Se la Fiat avesse scelto di andarsene, l'impatto sociale forse si sarebbe potuto gestire, quello sull'immagine dell'Italia a livello internazionale no. Il più grande gruppo industriale del Paese che lascia? Sarebbe stato devastante».

Eppure lei per primo lo ha ammesso: era un'opzione. E non è che, nel frattempo, le condizioni strutturali del Paese siano così cambiate. Fosse andato in Polonia, o in Brasile, alla Fiat sarebbe costato meno.

«Vero, e perciò la Borsa ha reagito come ha reagito. Vero pure che Monti era riuscito a calmare le acque ma ora siamo di nuovo in attesa di atterraggio: un periodo indefinito, scandito dal clima elettorale. Vero, infine, che il mercato europeo dell'auto sta raschiando il fondo del barile e per altri due anni continueremo a vederlo da lì, dal basso».

Appunto. E quindi? Dove sta la convenienza? Se dice che lo fa solo per responsabilità verso il Paese non le crederanno.

«Chiariamo subito: io stesso l'ho definita una scelta "non per deboli di cuore". In Europa tre costruttori chiudono fabbriche, Ford guadagna in America ma non mette soldi qui, la Francia dà a Peugeot sette miliardi pubblici. Noi faremo da soli. Ma vede: la Fiat è un cantiere aperto, non chiude mai. Per la terza volta, con la condivisione totale di John Elkann e della famiglia, rivoltiamo l'azienda. L'abbiamo fatto nel 2004. Rifatto nel 2009, con Chrysler. Ed è stata quella la mossa, intelligente, che ci consente ora di ridisegnarla completamente, puntando ovviamente a guadagnare nonostante tutti gli scenari italiani ed europei. Oggi è grazie a Chrysler che possiamo far leva su Alfa e Maserati e andare a dare fastidio ai concorrenti dei brand premium».

Nuova dichiarazione di guerra ai tedeschi? L'obiettivo è ambizioso.

«Vedrete».

Il rilancio Alfa l'ha promesso altre volte, in passato. Per sua stessa ammissione ha sempre fallito.

«Se non avessi avuto le architetture e le piattaforme della Chrysler, i motori base, i 2.300 concessionari americani mi sarebbe impossibile anche adesso. Li ho. Possiamo metterci i soldi».

Quanti? Quando?

«Non l'ho detto nemmeno ai sindacati. L'annuncio di Fabbrica Italia è stato il mio più grande errore: il mercato è crollato e mi hanno impiccato sui dettagli. Ora lavoreremo in silenzio, a testa bassa, lasciando che a parlare siano i fatti. Il primo lo vedrete a gennaio, con la nuova Maserati Quattroporte».

È vero che Melfi partirà presto, a giorni?

«La prossima settimana ci vanno i nostri tecnici. Entro l'anno cominceremo a spendere i primi soldi».

Perché ha spostato lì i mini Suv, Jeep compresa, che fino a tre mesi fa sembravano ancora previsti a Mirafiori?

«Perché da due i modelli sono diventati tre. A Mirafiori l'impianto non sarebbe bastato. E poi è quello con i maggiori costi strutturali».

Dunque qui, a Torino, conferma: polo dell'alta gamma Alfa-Maserati?

«Confermo. Mirafiori e Grugliasco saranno la nostra arma per sfondare anche negli Usa. E di nuovo c'entra Chrysler: il Suv della Maserati, che chiameremo Levante, lo possiamo fare perché abbiamo la piattaforma della Grand Cherokee».

Intanto cancella la Lancia.

«No. Rimane la Ypsilon. Il resto arriverà da Chrysler».

Ridimensiona anche il marchio Fiat, se è vero che Panda e 500 saranno un brand nel brand.

«Di nuovo: no, Fiat resta. È però "500" il marchio spendibile anche all'estero. Negli Usa da un anno sorpassiamo stabilmente le vendite Mini: ma chi la compra vuole guidare la 500, non la Fiat. Mi devo spendere il marchio, allargarlo a un'intera famiglia. Con la 500L, che abbiamo appena iniziato a vendere. E altre sorprese che arriveranno».

Per la Panda non è la stessa cosa.

«Non in America. Ma là il prossimo Freemont sarà di fatto un "Pandone"».

Quella che lei promette è una totale rivoluzione Fiat. Marchi, modelli, fasce di mercato. Tutto in due, tre anni al massimo. Stavolta non si torna indietro?

«Legga quest'agenzia. La solita Fiom: "Mirafiori, lo stabilimento delle illusioni". Ma non scherziamo. Ci vuole un enorme coraggio a investire adesso, andare sulla fascia alta mettendo in gioco tutte le nostre competenze ed eredità migliori. La Ferrari, l'Alfa, la Maserati, dall'altro fronte i 70 anni della Jeep. Se l'avessi fatto in questi due anni, buttando soldi nel sistema come molti avrebbero voluto, avrei portato i libri in Tribunale. Adesso che possiamo permettercelo, però, occorre sempre la stessa cosa: pagherò le royalties a Montezemolo, ma il concetto è quello suo, è fare squadra. Con i sindacati e con il governo».

Ai primi, ossia a Cisl, Uil, Fismic e Ugl che con Fiat hanno firmato i nuovi modelli contrattuali, ha sostanzialmente detto: o anche voi vi impegnate attivamente per isolare le minoranze che «non fanno il bene del Paese e soprattutto dei lavoratori», o la competitività per l'export è a rischio. Non si stupisca se la Fiom dice che vuole dividere il sindacato.

«È la Fiom che si è divisa da sola. È incapace di adattarsi a una realtà in cui la maggioranza vuole lavorare e non farsi condizionare dalla minoranza. Non mi importano gli attacchi personali. Ma ai referendum ha vinto il lavoro. Sono quelle persone, sono i ragazzi di Pomigliano che io devo difendere. Gente che non mi ha mai mollato e che devo proteggere».

Ne manda a casa 19 per far posto agli iscritti Fiom reintegrati dal giudice.

«È totalmente coerente. La cassa integrazione è arrivata anche lì. Non c'è lavoro sufficiente, dove metto anche solo un assunto in più? Risponda la Fiom. Ma non accetto lezioni di democrazia».

Problema di sindacato?

«Problema di rappresentanza. Poi è vero che il sindacato in Italia è troppo frammentato: ma con Cisl, Uil, Fismic, Ugl condividiamo un progetto, hanno accettato di mettersi in gioco, la loro parte la fanno. Perché devono essere considerati servi di un padrone che non esiste più se non nella storia dell'Ottocento? Perché c'è chi va a fare comizi davanti all'Irisbus, costretta a chiudere perché da anni è senza commesse pubbliche, e poi però compera autobus in Turchia? E perché i media questo non lo raccontano? A proposito di giornali: dobbiamo starci, all'aumento di capitale di Rcs?».

Deve dirlo lei.

«L'ha già detto John. Se ci sono piani credibili, si sostengono».

La Fiat usata in campagna elettorale: non dica che non se l'aspettava.

«Guardi, non so cosa vogliano fare i partiti. So che l'alternativa a Monti non è bella. Se non ci va lui, all'estero, chi ci mandiamo? Abbiamo recuperato credibilità. Il coraggio di quest'uomo che si è giocato tutto, faccia e credibilità, è unico».
Quanto gioca la sua presenza sulla sua scommessa per l'Italia?
«Un bel po'. E anche la speranza che rimanga. Quando l'ho visto per la prima volta da premier mi ha detto: "Non ho un euro". Avete scritto che ieri ci siamo sentiti. È vero. Mi ha detto solo: "Decisione stoica, la ringrazio". Ho apprezzato allora e adesso. Anche se "chi comanda è solo", quella di Monti è un'Italia diversa da quella che ho conosciuto in questi anni. È quella per cui si può scommettere».

Dal governo non si aspetta proprio niente? L'ha detto lei, che agevolazioni all'export sono necessarie.

«Guardi, l'Europa della libera concorrenza nell'auto è già saltata. La Francia dà sette miliardi a Psa. La Germania l'ha fatto in passato e, se sarà necessario, alla fine interverrà su Opel. Noi sappiamo che in Italia, mercato che in cinque anni ha perso il 40%, non c'è niente da dare a nessuno e comunque noi non lo vorremmo. Continueremo a fare da soli. Ma per l'export, per tutte le imprese, i paletti ci sarebbero. In entrata e in uscita. Se uno fa cento bottiglie da esportare, su quelle cento gli si potrebbero magari ridurre le imposte ed eliminare i passaggi burocratici».

Ci crede?

«C'è un tavolo, lavoriamo insieme. Vediamo».

«Vediamo» pure le voci su una maxifusione con Gm, Opel, Psa e lei alla guida?

«Pettegolezzi».

Che contribuiscono, però, a farla finire in mezzo alla campagna elettorale non soltanto in Italia: anche Mitt Romney l'ha tirata in ballo contro Barack Obama.

«Un autogol, credo. Posso dirle questo: qui mi chiamano "l'americano", là mi ha dato fastidio quello sprezzante " Italians " con cui Romney ha bollato la Fiat. Non è piaciuto a me e, credo, a nessun altro italiano».

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cuoresportivo86
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Dichiara guerra ai brand premium tedeschi.........vedremo quanto varrà la sua parola dato che lui stesso ha detto "non dico nulla, faccio parlare i fatti"...........
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adriatico
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PUGLIA la terra del sole e del mare
Condivido il ragionamento di quest'uomo, niente da dire, però ora devono parlare solo i fatti, questa intervista d'altronde traccia una strada a senso unico. 
Le scelte di tornare a ricostruire i nuovi modelli da esportare sono coraggiose e spero anche che i dipendenti lo appoggino assemblando auto ben fatte ma di questo non ho dubbi e la dimostrazione viene proprio da Pomigliano dove i nuovi assunti in FIP danno il meglio di sé con la nuova panda. 
Ho inoltre immenso piacere  pensare ad un alfa brandizzata e affiancata anche tecnicamente ai nomi Maserati e Ferrari, maglioncino sa che negli states e nel resto del mondo il mitico biscione non deve essere da meno ai brand germanici e questa sarà la sua più grande sfida.
Se Dio mi darà la salute sarò testimone di una bella storia ITALIANA.

cuoresportivo86
Inserito 1/11/2012 3:35 PM (#437778 - in reply to #437775)


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adriatico - 1/11/2012 3:16 PM
Condivido il ragionamento di quest'uomo, niente da dire, però ora devono parlare solo i fatti, questa intervista d'altronde traccia una strada a senso unico. 
Le scelte di tornare a ricostruire i nuovi modelli da esportare sono coraggiose e spero anche che i dipendenti lo appoggino assemblando auto ben fatte ma di questo non ho dubbi e la dimostrazione viene proprio da Pomigliano dove i nuovi assunti in FIP danno il meglio di sé con la nuova panda. 
Ho inoltre immenso piacere  pensare ad un alfa brandizzata e affiancata anche tecnicamente ai nomi Maserati e Ferrari, maglioncino sa che negli states e nel resto del mondo il mitico biscione non deve essere da meno ai brand germanici e questa sarà la sua più grande sfida.
Se Dio mi darà la salute sarò testimone di una bella storia ITALIANA.



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ziopalm
Inserito 1/11/2012 5:06 PM (#437788 - in reply to #437603)
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labbio - 31/10/2012 12:07 PM
Scusate, non resito, l'ufficializzazione della morte di Lancia mi ha messo di pessimo umore. Devo sfogarmi

Escludendo le Chrysler con il logo Lancia sulla calandra...
l'ultima grande berlina è del 2002 ed è stata un azzardo estetico che il pubblico non ha accolto;
l'ultima berlina media è del 1998, la versione tre volumi era oggettivamente inguardabile, l'hanno lasciata morire nel 2005 senza pensare ad una sostituta;
l'ultima segmento C è del 2008, è arrivata dopo nove anni di buco su quella fascia, nel patetico tentativo di coprire due segmenti con un solo prodotto al quale non si sono nemmeno degnati di cambiare la forma del cruscotto ripetto alla Bravo da cui deriva, le hanno messo dei sedili in tessuto pregiato e sono andati al risparmio, anche rispetto a Bravo, su tutto il resto;
l'ultimo monovolume è del 2002 e anche a questo in dieci anni non sono riusciti a trovargli un sostituto.
L'unico modello sul quale hanno continuato ad investire aggiornandolo (dal 1996 ad oggi si sono succedute tre versioni), guardacaso, è l'unico economicamente sostenibile.

Adesso non veniteci a raccontare che Lancia ha un appel limitato, sono dieci anni che state lentamente facendo morire un marchio storico italiano, con modelli abbandonati a se stessi, senza il coraggio di pensare ad auto nuove con cui sostituirli e senza nemmeno uno straccio di restyling. Come co pensavate di poter rilanciare il marchio votato al lusso con questa politica al ribasso? Lancia muore perchè per anni in Fiat non è fregato niente a nessuno di valorizzare i marchi che avevano in casa, l'unico motivo per cui Fiat ha assorbito gli altri marchi italiani è stato per eliminare la concorrenza interna. Finchè ne hanno avuto voglia e ne sono stati capici hanno provato a giocare con tre obiettivi commerciali differenti (lusso, sport e grande massa), appena le cose hanno cominciato ad andare meno bene, spesso a causa della stessa Fiat che non è riuscita a restare al passo con la concorrenza, hanno smesso di investire. E adesso fanno finta di essere dispiaciuti, di essere obbligati ad agire in questo modo per colpa del mercato. Siate meno ipocriti, abbiate almeno il coraggio di ammettere che il obiettivo è stato raggiunto.

E se qualcuno del forum prova ad argomentare dicendo che è meglio una gamma completa con il travaso di prodotti Chrysler che un marchio morto faccio come William Manny negli spietati

Allora, sto uscendo. Se vedo qualcuno là fuori l'ammazzo. Se qualche figlio di puttana mi spara addosso non ammazzo soltanto lui, gli ammazzo anche la moglie e tutti i suoi amici. E poi gli brucio anche la casa. Meglio che nessuno spari. Voglio che facciate per Ned un bel funerale! E non azzardatevi più a sfregiare prostitute! Altrimenti torno e vi ammazzo tutti, figli di puttana.

Si è visto quanto vendono da noi le berline da 5 metri con motori da 3 litri in su.

meriti il quote solo per la citazione
cmq concordo con quanto dici
fiat aveva in mano un potenziale coem nessun altro aveva: la possibilità di espandersi e diventare leader in 3 settori di mercato (sportive, lusso e utilitarie) sfruttando le peculiarità dei marchi acquisiti, ognuno dei quali con una STORIA alle spalle e invece l'unica cosa che importava era eliminare la concorrenza interna.. così facendo in fiat non c'è stato più interesse a innovare e produrre finchè non siamo arrivati al mercato globale e mentre gli altri sono andati avanti inovando e investendo fiat s'è trovata ferma al palo incapace di gareggiare con la concorrenza per il semplice fatto che non aveva mai dovuto farlo prima..... e pensare che poteva essere leader del mercato! io cito sempre un esempio parlando della sciagurata gestione di fiat: il motore fire. un motore spettacolare, indistruttibile con bassi consumi.. che fine ha fatto?
Silvio1984
Inserito 1/11/2012 6:18 PM (#437800 - in reply to #248358)


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Trieste
Povera Lancia: non mi ha mai attizzato troppo, ma una dichiarazione di morte annunciata così drastica non me l'aspettavo...

Edited by Silvio1984 1/11/2012 6:19 PM
kalokagathia21
Inserito 3/11/2012 10:43 AM (#437996 - in reply to #248358)


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Torino
Con il delirio dei comunicati a raffica di ieri (qui e qui), in cui l'Azienda invia alla stampa 2 versioni diverse in pochi minuti di cui la prima "uscita per sbaglio", abbiamo l'ennesima dimostrazione che Fiat sta conducendo una battaglia politica nei suoi stabilimenti. Non c'è gruppo multinazionale al mondo che vincoli le proprie scelte industriali alla presenza o meno nei suoi organici di lavoratori scritti a questo o quel sindacato, che li definisca "oppositori" e il cui ceo passi il suo tempo a fare proclami contro le presunte ideologie che frenerebbero la modernità o a favore di un Presidente del consiglio augurandosi che rimanga in carica per sempre.
Lazza
Inserito 3/11/2012 11:02 AM (#438000 - in reply to #437996)


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Verona
kalokagathia21 - 3/11/2012 10:43 AM
abbiamo l'ennesima dimostrazione che Fiat sta conducendo una battaglia politica nei suoi stabilimenti. Non c'è gruppo multinazionale al mondo che vincoli le proprie scelte industriali alla presenza o meno nei suoi organici di lavoratori scritti a questo o quel sindacato, che li definisca "oppositori" 
Non esiste al mondo un paese come l'Italia dove i sindacati fanno politica invece di proteggere i lavoratori (quelli veri, non i luridi che boicottano e rompono i coglioni).
Evviva Marchionne
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Inserito 3/11/2012 11:34 AM (#438006 - in reply to #438000)


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Lazza - 3/11/2012 11:02 AM
kalokagathia21 - 3/11/2012 10:43 AM
abbiamo l'ennesima dimostrazione che Fiat sta conducendo una battaglia politica nei suoi stabilimenti. Non c'è gruppo multinazionale al mondo che vincoli le proprie scelte industriali alla presenza o meno nei suoi organici di lavoratori scritti a questo o quel sindacato, che li definisca "oppositori" 
Non esiste al mondo un paese come l'Italia dove i sindacati fanno politica invece di proteggere i lavoratori (quelli veri, non i luridi che boicottano e rompono i coglioni).
Evviva Marchionne


È una lotta a chi ha meno torto, perchè onestamente si fa fatica a dare completamente ragione all'una o all'altra parte in causa.
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Silvio1984
Inserito 3/11/2012 11:43 AM (#438009 - in reply to #248358)


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Trieste
son d'accordo.
ed entrambe le parti fanno molto male all'azienda in quanto tale, che ha solo bisogno di spirito di squadra e rilancio...
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