Random quote: Alfa 159...logora chi non ce l'ha!
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Sezione Mondo Alfa Romeo :: Forum "Fiat Notizie"

Topic: FIAT - Azienda e mercato

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Schizoid Man
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London

le ragioni del sì secondo Bonanni.

 

cito liberamente: "è il momento di dare una prospettiva di avanzamento al paese, al contrario di quelli che l'hanno sempre trattenuto"

 

sono convinto che la clausola di non rappresentanza delle sigle sindacali non firmatarie non sarebbe stata necessaria se l'atteggiamento di un certo sindacato fosse stato diverso in passato (ccnl 2009 ad esempio). Nemmeno a me piace questa clausola, perchè impedisce anche la creazione di nuove rappresentanze... ma come altro garantire la governabilità dello stabilimento?

Il ragionamento è questo:

FIAT: non vogliamo scioperi contro punti concordati nel contratto, i sindacati sono responsabili che questo non avvenga..

Se un sindacato è rappresentato, ma non firmatario, come possono essere esercitati i provvedimenti a suo carico?

Nella riassunzione i dipendenti firmano il nuovo contratto, non il vecchio... Sarebbe un po' come dire che io che sono assunto come metalmeccanico pretendessi le condizioni del contratto del commercio...

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SportKnight
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Matera
urbi - 12/1/2011 9:32 PM
SportKnight - 12/1/2011 4:20 PM
scusa ma non ho ben capito..secondo te la fiat ha paura che venga votato il no al referendum??
e cosa ci verrebbe a perdere??
te lo dico io:

-una fabbrica inefficiente
-tanti lavoratori non adatti al ruolo che gli è stato assegnato
-vetture costruite con standard non adeguati
-brutta figura con gli italiani(ma tanto con tutti quelli che gettano merda sulla fiat sai quanto se ne fregano??)

cosa ci verrebbe a guadagnare invece chiudendo e producendo all'estero?

-fabbriche efficienti
-lavoratori devoti
-vetture qualitativamente superiore(e te lo garantisco in prima persona visto che gestisco le garanzie di casa fiat e 500-panda e 16 che sono costruite all'estero rispetto a quelle italiane sono perfette!!)
-risparmio di risorse...
-bella figura con il resto del mondo(per via delle vetture costruite sicuramente meglio)

a questo punto mi chiedo siamo sicuri che fiat abbia paura dei no?


Ma avete ancora questo miraggio delle fabbriche efficenti all'estero e inefficenti in Italia?

Vi chiarisco subito un paio di punti:

-una fabbrica inefficiente
L'efficenza di un impianto industriale è direttamente proporzionale alle capacità dei responsabili dell'impianto stesso

-tanti lavoratori non adatti al ruolo che gli è stato assegnato
I ruoli vengono assegnati, non li sceglie il personale quindi:
se si è posto un addetto in un ruolo a cui non è adatto lo si sposta in uno consono
se non si hanno addetti adatti ai ruoli previsti nello stabilimento chi è che ha fatto la selezione del personale?
-vetture costruite con standard non adeguati
Gli stadard non vengono decisi dal personale.
In breve per tutti questi punti dovreste prendervela con la dirigenza e non con i lavoratori.

lo sai che a pomigliano l'alfa romeo fu costretta ad assumere i muratori che avevano costruito la fabbrica???
come mai in polonia dove costruiscono le 500 e le panda le auto le sanno fare??
la percentuale di difettosità è nettamente più bassa rispetto a quelle italiane...
sapresti spiegarmi come mai??
dici che è colpa della dirigenza??
anche per le bottiglie di birra e i panini nei pannelli?
e per i pezzi mancanti?
e per i pezzi buttati nel bagagliaio perchè difficili da montare??

colpa della dirigenza?? allora questa povera dirigenza dovrebbe prenderere di più di quanto prendono adesso perchè a quanto dici lavorano anche per gli operai!!!
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johndoe
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Penso che, in ogni caso, il ragionamento "principe" dell'operaio che rischia di stare a casa è di dare il "si" indipendentemente da tutto..per continuare a lavorare...
Poi il cambio di contratto dovrebbe si portare a più turni definiti "massacranti", se così si può dire, ma è pur vero che si lavora e si guadagna qualcosa in più che in tasca non fa mai male...
i sindacati che rappresentano la classe operaia, che indicono gli scioperi e bloccano le produzioni...loro sono comunque pagati al contrario degli operai che sono costretti a stare fuori dall'azienda perdendo la giornata di lavoro...
E' vero, aldilà dell'età media degli operai in fiat, in italia il lavoratore deve operare con coscienza e serietà...per certi versi sportnight ha ragione...un minuto e mezzo ad auto...poso capire le prime, ma le sbavature ci sono sempre....
Amaro per chi la prende in c... che solitamente è sempre la stessa povera gente che risponde anche delle mancanze e negligenze degli altri...
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Alpha
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Somewhere nearby the Eternal City...

Questo articolo è del 5 gennaio, ma mi sembra che non fosse stato già postato (se mi sbaglio portate pazienza, io il 5 gennaio ero troppo abbottato per accorgermi di alcunché... )




Marchionne si gioca i suoi 3 assi

 
 



L’Alfa Romeo diventerà tedesca? Marchionne venderà una parte della Ferrari e acquisirà la maggioranza della Chrysler? E che futuro attende Montezemolo? Per settimane sui giornali economici non si è sussurrato d’altro. Pettegolezzi, rivelazioni, smentite. Ma come spesso accade, le voci non nascono mai per caso. La rivoluzione è veramente dietro l’angolo. E tutte queste grandi manovre sotterranee intorno al mondo dell’automobile sono strettamente connesse fra loro.
Cerchiamo di capire fino in fondo qual è la strategia che ha in mente Marchionne per il futuro dell’auto. Un futuro che condiziona mezza Italia: dagli operai di Mirafiori e Pomigliano, a chi acquista le Alfa Romeo, a chi tifa per la Ferrari in F.1, fino a chi opera in borsa. Tutte queste insospettabili persone saranno in qualche modo condizionate da quel che sta per accadere.

L’obiettivo finale di tutte queste manovre è la volontà di Marchionne di ampliare la quota di proprietà di Fiat in Chrysler. Il motivo per cui i torinesi vogliono il marchio Usa è ovvio: Chrysler ha un potenziale di guadagno enorme. Rimessasi dalla crisi grazie alla “cura” Fiat, gli americani stanno cominciando a macinare profitti e chiuderanno il 2010 con 700 milioni di dollari di utile. Una gallina dalle uova d’oro se ben gestita. Per questo Fiat ambisce a diventare azionista di maggioranza Chrysler. Attualmente Torino detiene il 20% del gruppo americano, ma esiste un accordo preciso fra Marchionne e Obama per cui Fiat potrà salire al 35% della proprietà Chrysler entro gennaio 2013 più o meno gratis. Ovvero, il governo Usa, che detiene parte delle quote, le girerà alla Fiat se questa dimostrerà di aver saputo gestire bene la Chrysler. Le condizioni vantaggiose che devono verificarsi sono facilmente raggiungibili da Fiat: produrre nelle fabbriche Usa almeno un motore di derivazione Fiat (già fatto: è il motore della Fiat 500 Usa); costruire nelle fabbriche Chrysler un’automobile su piattaforma Fiat a basso consumo da 17 km/litro e vendere nelle zone di mercato Fiat (Europa e Sudamerica) auto Chrysler per oltre 1 miliardo di euro. Tutte condizioni che Marchionne non farà fatica ad realizzare.

Ma a Fiat il 35% di Chrysler non basta: il vero obiettivo è acquisire la maggioranza: salire al 51%. Anche questo passaggio è previsto dagli accordi Obama-Marchionne come “ricompensa” per il salvataggio della Chrysler. Ma in questo caso per avere il restante 16% della Chrysler il gruppo torinese dovrà sborsare molto denaro. Miliardi e miliardi. Calcolati sul valore del collocamento in borsa della Chrysler che avverrà solo nel 2011. Dove prenderli? Questo è il dilemma di Marchionne che apre gli scenari che riguardano noi italiani.
Il modo migliore per Marchionne di trovare i soldi per acquisire Chrysler è quello di vendere i “gioielli” di famiglia. Quindi Alfa Romeo e Ferrari. Lui ci ha scherzato sopra con frasi irriverenti tipo: “L’Alfa la vendo solo per un assegno di 20 miliardi”, ma la sua è una provocazione che rivela una verità di fondo: Marchionne è pronto a trattare per cedere l’Alfa alla Volkswagen. Si sa che i tedeschi ambiscono al marchio italiano, solo che vorrebbero acquisire solo il brand, poi le auto se le farebbero in casa loro, in Germania, con la propria tecnologia. Anzi, si dice che de’ Silva stia già ridisegnando in gran segreto l’intera gamma del Biscione. “In Alfa ci ho lasciato il cuore” si è lasciato sfuggire di recente, durante una cena di lavoro, il designer milanese. Marchionne invece vorrebbe cedere ai tedeschi anche lo stabilimento di Arese — dove ora è rimasto solo il museo Alfa Romeo — e magari riportare lì la produzione nel quadro di un complesso accordo con Regione Lombardia e sindacati. Tra queste due ipotesi ballano tanti miliardi. Perché Marchionne sia disposto a sacrificare l’Alfa Romeo può avere una spiegazione logica: investire per rilanciare l’Alfa costerebbe miliardi, ma un’Alfa più solida e affermata non venderebbe mai tante auto quante Chrysler e farebbe meno profitti di lei. Quindi, nella fredda logica imprenditoriale, meglio vendere una e investire quei soldi per comprare l’altra.
Ma c’è un’altra strada che può percorrere Marchionne: collocare in borsa la Ferrari e venderne una parte a futuri azionisti. La strategia è già cominciata: Marchionne ha già riacquisito dagli arabi di Mubadala il 5% della Ferrari che detenevano da 5 anni. Se non sapete chi sono quelli di Mubadala, è la scritta che campeggia sull’alettone posteriore della Ferrari F.1 di Alonso. Dietro di loro si nasconde il fondo d’investimento del governo di Abu Dhabi. Non a caso la Ferrari ha aperto il suo parco tematico proprio in quel paese poche settimane fa. Sembra che a Marchionne il riacquisto sia costato 122 milioni di euro. Ma per Fiat era una mossa necessaria per tornare padrona in toto della Ferrari e avviare una collocazione in borsa.

Quanto potrà ricavare Marchionne vendendo parte delle quote Ferrari? Se il 5% degli arabi è stato valutato 122 milioni, l’intera Ferrari dovrebbe valere minimo 2,5 miliardi di euro, ma anche molto di più se ben collocata, magari su un mercato esotico attento ai marchi di lusso (Hong Kong?). Il problema è che questa strategia ha portato a forti dissapori con Montezemolo che aveva una visione ben diversa per il futuro e invece si è visto smontare da Marchionne le proprie strategie. Ecco perché Montezemolo sta cullando l’idea di abbandonare il mondo dell’auto e scendere in politica.
A questo punto, unendo il ricavo dalla vendita di quote Ferrari in borsa a quello della eventuale cessione di Alfa alla VW, la Fiat potrebbe mettere insieme capitali sufficienti per diventare padrona della Chrysler dal 2016. E creare quel gruppo capace di 6 milioni di automobili l’anno che Marchionne ritiene indispensabile per la sopravvivenza di un’industria automobilistica.

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KOKAL
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Alpha - 13/1/2011 11:42 AM

Questo articolo è del 5 gennaio, ma mi sembra che non fosse stato già postato (se mi sbaglio portate pazienza, io il 5 gennaio ero troppo abbottato per accorgermi di alcunché... )



Ipotesi realistica ma imho non la prima scelta di Fiat.Vendendo Alfa Romeo a VAG, si rafforzerebbe ulteriormente il colosso tedesco che, stando alle mosse di Marchionne, è il vero competitor a cui si ispira FGA.Questa operazione produrrebbe un danno difficilmente calcolabile in termini economici.
Poi nell'articolo vi sono troppi punti ipotizzati ma non quantificati: come fanno a sapere il valore di un 16% di Chrysler prima ancora che venga quotata sui mercati?E nel 2013, quando l'intera gamma del piano industriale FGA-Chrysler sarà sui mercati, come fanno a stabilire che FGA non avrà liquidità per pagare cash il valore di quel 16%?Mi sembra un'articolo che illustra una delle possibili ipotesi ma basandosi su dati immaginati assunti invece come certi.
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London

in risposta all'intervista di quel sindacalista americano comparsa su repubblica qualche giorno fa, riporto questo passo:

‘Refinance this debt'

“Our goal is to refinance this debt at more favorable rates, as the level of interest we are currently paying has kept us from posting better net results,” he said in the text.

Chrysler is talking with a number of banks, including Goldman Sachs Group Inc., about working on its initial public offering, which may occur in the second half of the year, Marchionne said.

Chrysler is willing to talk to the United Auto Workers union about tying compensation to the company's performance when the two sides negotiate new labor agreements this year, Marchionne said, adding that he brought up the issue in 2009.

A good system would allow the company to protect itself if the industry experiences lower demand, he said.

“The discussion that needs to be had with the UAW is one that recognizes that we need to avoid all of the pitfalls that made this industry unviable in the past,” Marchionne said.

UAW President Bob King, speaking to reporters at the Automotive News World Congress in Detroit today before Marchionne's speech, praised the CEO for expanding Chrysler's transmission factory in Kokomo, Ind., and reviving its vehicle assembly plant in Sterling Heights, Mich. King said Marchionne has “a real desire to work together on common goals.”

“What's important is both through the profit-sharing checks and through 2011 bargaining, the members feel they are being respected and that they're getting their fair share of the upside and have a system to do that long term,” King said. “It's a huge challenge. And being very blunt about it, I don't know the exact best way to do it now.”

 

da autonews.


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Chiavari (GE)

Referendum Mirafiori: vince il si con il 54% delle preferenze


referendum MirafioriI lavoratori dello stabilimento Fiat di Torino Mirafiori hanno approvato il piano d’investimenti conosciuto come “Fabbrica Italia”, promosso dall’amministratore delegato Sergio Marchionne con l’obbiettivo di aumentare produzione e produttività. Ma non è stata una vittoria schiacciante. Hanno votato si al referendum 2.735 dipendenti, pari al 54.05% dei 5.119 votanti, mentre hanno espresso parere negativo 2.325 lavoratori (45,95%). Cinquantanove le schede bianche o nulle, mentre l’affluenza è stata pari al 94,2% dei 5.431 aventi diritto. Ai fini della vittoria si è rivelato fondamentale il contributo dei “colletti bianchi”, compatti del votare sì tanto da capovolgere il risultato parziale.

Nei primi cinque seggi scrutinati (quattro al reparto montaggio e in uno alla lastratura) ha infatti prevalso il no, mentre nel seggio 5 destinato agli impiegati si è registrata una percentuale bulgara: solo 8 persone fra i 449 aventi diritto non hanno espresso la propria opinione, con ben 421 sì. Differente invece la situazione dei reparti montaggio e saldatura, dove ha prevalso il no (53%). Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha commentato l’esito del referendum auspicando l’inizio di “un’evoluzione nelle relazioni industriali soprattutto nelle grandi fabbriche che dovrebbe consentire un migliore uso degli impianti e una effettiva crescita dei salari”.

“Come per tutti i veri cambiamenti la decisione è stata sofferta - ha commentato il leader della Uil Luigi Angeletti -. Alla fine hanno vinto le ragioni del lavoro. Il sì all’accordo ci fa vedere, con più ottimismo, il futuro di Mirafiori e dell’industria automobilistica nel nostro Paese”. Mastica amaro Giorgio Cremaschi, presidente del comitato centrale della Fiom (sindacato contrario al piano Fiat). “La maggioranza degli operai ha detto no. E’ un atto di coraggio eccezionale e una colossale sconfitta politica e morale per Marchionne e i suoi sostenitori. E’ chiaro a tutti, ora, che c’è la forza per andare avanti e rovesciare l’accordo della vergogna”.



impiegati: 20 NO, 421 SI 
operai: 2305 NO, 2314 SI

Puntualizzando che Giorgio Cremaschi avrebbe bisogno di tornare a scuola per imparare le nozioni elementari della matematica e magari anche di qualcuno che gli spieghi cosa vuol dire perdere una consultazione elettorale.
C'è da dire che questo risultato non vede vincitori secondo il mio modesto parere, eppure tutti cantano vittoria.
La Fiat incassa un si di maggioranza che però vede la metà degli operai contrari.Gli addetti ai vari reparti sono divisi in 2 parti uguali, solo gli impiegati sono pressochè unanimi.
Dall'altra parte si inneggia al coraggio (vero, ma potrebbe anche essere interpretato come follia) degli operai che hanno votato no, si invocano nuove trattative (insistere prima con atteggiamenti meno estremi no eh?), avendo dalla propria poco meno della metà dei consensi che però alla luce del fatto che si è arrivati al referendum (perdendolo) vale quasi zero in termini di potere.
Tutti cantano vittoria per una sconfitta collettiva.
L'unico dato positivo è che ora l'azienda non avrà scuse e dovrà necessariamente far partire il piano di investimenti per lo stabilimento, almeno questo garantirà i posti di lavoro che nel nostro paese, di questi tempi, è già un gran risultato anche se moltissimi hanno fatto e fanno tutt'ora finta di non dare importanza a questo aspetto considerandolo comunque scontato (errore gravissimo).




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Quel genio di Marchio...


Dopo il "si" ottenuto, l'a.d. del lingotto ha detto che gli operai "hanno fatto una scelta coraggiosa" (d'altronde anche per non perdere il proprio posto di lavoro) ...a suo dire la Fiat sta investendo nel futuro e ci si sta preparando ad una grande era....mah..lo spero..


..."Quel gran genio di Sergio, con un cacciavite in mano fa miracoli..lui ti regolerebbe il minimo..alzandolo un pò"...




Messaggio spostato da KOKAL in data 15/01/2011 17:37
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urbi
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Perugia

Alcune cosette:

Totale:

Votanti:       5119
Favorevoli:   2735
Contrari:      2325

Impiegati (seggio destinato agli impiegati)
Votanti:       441
Favorevoli:   421

Quindi: votanti (non considerando gli impiegati):

Votanti:       4678
Favorevoli:   2314
Contrari:      2325


Proprio un genio, ora si ritrova con uno stabilimento ancor più ingovernabile.

Messaggio spostato da KOKAL in data 15/01/2011 17:37
frangi99
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Tezze sul Brenta (VI)
KOKAL - 15/1/2011 5:20 PM
C'è da dire che questo risultato non vede vincitori secondo il mio modesto parere, eppure tutti cantano vittoria.


CUT


Tutti cantano vittoria per una sconfitta collettiva.





Ho come un dejà vu... questa cosa mi ricorda.... mi ricorda.... boh, non mi viene in mente... che amarezza...
Album: ~ Raduno Pugliese agosto 09 ~ Raduno Ligure 7/8 febbraio 09 ~ Raduno Mantovano 14 dicembre 08
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Inserito 15/1/2011 5:39 PM (#315122 - in reply to #315119)


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Chiavari (GE)
urbi - 15/1/2011 5:35 PM

Alcune cosette:

Totale:

Votanti:       5119
Favorevoli:   2735
Contrari:      2325

Impiegati (seggio destinato agli impiegati)
Votanti:       441
Favorevoli:   421

Quindi: votanti (non considerando gli impiegati):

Votanti:       4678
Favorevoli:   2314
Contrari:      2325


Proprio un genio, ora si ritrova con uno stabilimento ancor più ingovernabile.




I dipendenti saranno riassunti da una nuova società che sostituirà la vecchia.
Quindi i contrari hanno solo facoltà di rifiutare di sottoscrivere singolarmente il nuovo contratto rinunciando di fatto il posto di lavoro potendo così decidere solo della propria sorte lavorativa e non più a tentare di contrattare le condizioni.

Album: ~ La Pantera ~ Incontro Emilia - Lunigiana e dintorni 14-11-2010 ~ II° Raduno Ligure: 25-26/07/2010
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Chiavari (GE)

Il documento

«Il coraggio di ridare dignità alla fabbrica»

«In certi momenti mi sono chiesto se ne valeva la pena. Mi auguro che anche chi ha votato no comprenda la svolta»


Siamo lieti che la maggioranza dei lavoratori di Mirafiori abbia compreso l'impegno della Fiat per trasformare l'impianto in una fabbrica di livello internazionale. Siamo lieti perché con il loro voto hanno dimostrato di avere fiducia in se stessi e nel loro futuro. Non hanno scelto soltanto di dire sì ad una nuova possibilità per Mirafiori, quella di lavorare e competere tra i migliori. Hanno scelto di prendere in mano il loro destino, di assumersi la responsabilità di compiere una svolta storica e di diventare gli artefici di qualcosa di nuovo e di importante. In un Paese come l'Italia, che è sempre stato legato al passato e restio al cambiamento, e il referendum di ieri in parte lo ha dimostrato, la scelta di chi ha votato sì è stata lungimirante. Rappresenta la voglia di fare che si oppone alla rassegnazione del declino. Rappresenta il coraggio di compiere un passo avanti contro l'immobilismo di chi parla soltanto o aspetta che le cose succedano. Sono sempre stato molto orgoglioso di quello che Mirafiori rappresenta per la Fiat, come custode della tradizione industriale della nostra azienda e del nostro Paese, e anche per quello che ha dimostrato di saper fare.


La scelta del 2004
Mirafiori e la gente che ci lavora non si è fatta scoraggiare quando, nel 2004, erano in tanti a profetizzare la fine e la chiusura dell'impianto. Insieme abbiamo strappato lo stabilimento alla desolazione, abbiamo ridato dignità e prospettive alla fabbrica. La maggior parte delle nostre persone non si sono fatte condizionare dalle tante accuse che ci sono piovute addosso, dagli attacchi che sono stati fatti in modo strumentale sulla loro pelle, ma hanno scelto di stare dalla parte di chi si impegna, di chi intende mettere le proprie qualità e la propria passione per fare la differenza. Questa è la migliore risposta alle bugie e alle esasperazioni degli ultimi mesi. Dicendo sì all'accordo, hanno chiuso la porta agli estremismi, che non portano a nulla se non al caos, e l'hanno aperta al futuro, al privilegio di trasformare Mirafiori in una fabbrica eccellente. 


Esporteremo negli Usa
Mi auguro che le persone che hanno votato no, messe da parte le ideologie e i preconcetti prendano coscienza dell'importanza dell'accordo che salvaguarda le prospettive di tutti i lavoratori. Il piano per questo stabilimento è molto ambizioso. La società che verrà costituita tra Fiat e Chrysler ci permetterà di installare a Mirafiori una nuova piattaforma per costruire SUV di classe superiore, sia per il marchio Jeep sia per l'Alfa Romeo, da esportare in tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti. Questo ci consentirà di raggiungere un livello di produzione molto elevato, fino a 280mila unità l'anno, aprendo anche la strada ad una possibile crescita dell'occupazione.


Diritti garantiti
L'accordo che rappresenta la base per realizzare tutto ciò - quell'accordo che è stato al centro di così tante polemiche - serve solo a far funzionare meglio la fabbrica, senza intaccare nessun diritto. Non penalizza i lavoratori in nessun modo e mantiene inalterate tutte le condizioni positive che sono previste non solo dal contratto collettivo ma anche da tutti i trattamenti che la Fiat nel tempo ha riconosciuto alle proprie persone. L'organizzazione del lavoro è in realtà la stessa che a Mirafiori si sta sperimentando da più di due anni e che tiene conto del grado di affaticamento dovuto al tipo di lavoro svolto. L'introduzione dei 18 turni comprende quello del sabato sera che è il più disagiato. Per questo abbiamo concordato che, pur essendo sempre retribuito, venga effettuato solo se c'è una reale necessità e che comunque, in questo caso, sia pagato come straordinario. Il pieno utilizzo dei 18 turni permetterà, inoltre, di aumentare i salari di circa 3.500 euro l'anno.
Abbiamo anche tenuto conto di un'altra esigenza, relativa al lavoro straordinario. Sapendo che non sempre una persona può essere disponibile, abbiamo previsto la possibilità di sostituire fino al 20% dei lavoratori che non possono fare straordinari. Rivedere il sistema della pause, inoltre, riducendole a 30 minuti e monetizzando la differenza, ci permette di adeguarci a quello che succede nelle fabbriche del resto d'Europa e del mondo. 


La verità sulle malattie
Per quanto riguarda la questione delle malattie, su cui si sono dette tante assurdità, l'accordo prevede semplicemente di monitorare il tasso di assenteismo, per evitare eventuali abusi. Sarà una commissione congiunta con il sindacato a valutare caso per caso il non riconoscimento dell'indennità a carico dell'azienda. La verità è che questa clausola serve soprattutto a richiamare l'attenzione sul problema, a smuovere le coscienze e il senso di responsabilità e mi auguro che non venga mai applicata.

Busta paga chiara
Infine, abbiamo semplificato le voci retributive, cosa che porterà maggiore chiarezza nel leggere la busta paga ed avrà anche un effetto positivo sul salario in caso di lavoro straordinario o turnazione, perché le maggiorazioni verranno applicate sulla paga base, che è più elevata rispetto agli attuali valori del minimo contrattuale. 


Critiche ingiuste
Come la maggior parte delle nostre persone ha compreso, non c'è nulla di eccezionale nell'accordo per Mirafiori, se non l'occasione di rilanciare la fabbrica, di darle il ruolo che merita sulla scena internazionale. Le critiche che abbiamo ricevuto sono state ingiuste e spesso frustranti. Quando vedi che i tuoi sforzi vengono mistificati, a volte ti chiedi se davvero ne valga la pena. La maggioranza dei lavoratori di Mirafiori ha detto che vale sempre la pena di impegnarsi per costruire qualcosa di migliore.



Sergio Marchionne
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INTERVISTA

"La mia sfida per la nuova Fiat
salari tedeschi e azioni agli operai" 

Marchionne: ma l'intesa Mirafiori non si tocca e verrà estesa. "Nessun diritto intaccato, ma non si può beneficiare di un contratto se non si è contraenti"

di EZIO MAURO

TORINO - DOTTOR Marchionne, lei ha vinto il referendum, ma mezza fabbrica le ha votato contro. Eppure era in ballo il lavoro, il posto, il destino di Mirafiori. Si aspettava questo risultato?"Io so che il progetto della Fiat è passato, perché ha convinto la maggioranza. Questo è ciò che conta. Per il resto, chi è stato qui con me fino alle tre e mezza di notte, venerdì, sa che non ho mai dato il risultato per scontato. Anzi, le confido una cosa. Quando me ne sono andato a casa per provare a dormire (poi sono stato sveglio fino alle sei e mezza del mattino) ho lasciato sul tavolo due comunicati. Uno se prevaleva il sì. L'altro se vinceva il no".

E davvero in caso di sconfitta la Fiat sarebbe andata via da Mirafiori?
"Non c'è alcun dubbio. E non certo per una ridicola rivincita. Semplicemente, non avremmo avuto altra scelta".

Ma si possono mettere i lucchetti ad una fabbrica per una sconfitta sindacale, e non per una legge di mercato?

"Ma lei sa quanta legge di mercato ci sarebbe stata dietro quella scelta? Di cosa stiamo parlando? Non è un problema di lucchetti e tantomeno di muscoli. Cosa dovevo fare? Avrei detto venga qui chi vuole, chi è più bravo di me, usi questi spazi per far meglio. Ma io certo non mi sarei seduto a rinegoziare con il sindacato".

E perché no, se magari si intravedeva la strada di un accordo?
"Perché questo contratto c'è già a Pomigliano, e io non posso avere due sistemi diversi per la stessa azienda e lo stesso lavoro".

E adesso che invece ha vinto, non le viene in mente di sedersi a un tavolo e allargare il consenso, recuperando quella metà di fabbrica che non ci sta, come le chiedono in molti?
"Più che altro, io non capisco. Non sono un ingenuo, ma sinceramente non capisco. E' la logica del retrade, del negoziato continuo per il negoziato, non per arrivare a un risultato. Sono allibito. Mi dispiace, ma sabato mattina alle sei le urne hanno detto che il sì ha avuto la maggioranza. Il discorso è chiuso, anche se dentro quella maggioranza molti cercano il pelo nell'uovo".

E' più di un pelo, e lei lo sa bene. Senza gli impiegati il sì sarebbe passato con uno scarto di appena 9 voti. Cosa vuol dire questo?
"Niente. Possiamo esercitarci all'infinito, togliere i lavoratori alti, quelli bassi, quelli coi baffi. Conta il saldo, cioè il risultato, nient'altro".

Ci sono due questioni dentro quel saldo. Tra i 440 impiegati, 300 sono capi, 40 sono della direzione del personale. Tra gli operai, al Montaggio e alla Lastratura, le lavorazioni in linea dove si scaricano gli effetti delle nuove condizioni di lavoro previste dall'accordo, ha vinto il no. Cosa ne pensa?
"Il referendum non l'ho chiamato io (anche se avrei partecipato volentieri, spiegando ai lavoratori le ragioni dell'accordo) né sono io che ho fatto le regole. Per me Mirafiori ha deciso, e io sto al risultato, che è un risultato molto importante".

Lei ha detto che è una svolta e una prova di fiducia. Che fiducia, con un lavoratore su due che dice no?

"Senta, se vuole che le dica la mia valutazione non sul risultato, ma sulla campagna che lo ha preceduto, è presto fatto: la Fiom ha costruito un capolavoro mediatico, mistificando la realtà, ma ci è riuscita. Noi, che siamo presenti in tutto il mondo, con una forza di 245 mila persone, ebbene dal punto di vista culturale siamo stati una ciofeca, la più grande ciofeca, e la colpa è soltanto mia".

Perché?

"Perché ho sottovalutato l'impatto mediatico di questa partita, ho sottovalutato un sindacato che aveva obiettivi politici e non di rappresentanza di un interesse specifico, come invece accade negli Usa. Vede, io sono convinto che le nostre ragioni sono ottime. Ma non sono riuscito a farle diventare ragioni di tutti. Mi sembrava chiaro: io lavoratore posso fare di più se mi impegno di più, guadagnando di più. E invece ha preso spazio la tesi opposta, l'entitlement, e cioè il diritto semplicemente ad avere, senza condividere il rischio. Ma questo va bene per uno statale, non per un'azienda privata che deve lottare sul mercato".

Non crede che invece a spiegare il 46 per cento di no ci sia la convinzione che l'accordo chiede di scambiare il lavoro coi diritti?
"Lei deve pensare che non siamo fessi, e nemmeno arroganti. Il contratto firmato contiene tutte le protezioni costituzionali. Le dico di più: io, Sergio Marchionne, non voglio togliere nulla di ciò che fa parte dei diritti dei lavoratori. Ma guardi che qui si parla d'altro: la Fiom è scesa in guerra non per i diritti, ma per il suo ruolo di minoranza bloccante, perché qui salta l'accordo interconfederale secondo cui chi non ha firmato beneficia delle protezioni del contratto senza mai impegnarsi a rispettarlo".

Si può dire in modo opposto: i lavoratori hanno il diritto di scegliersi i rappresentanti che vogliono, e non solo quelli che hanno firmato l'accordo con l'azienda, per di più nominati dai vertici sindacali e non dalla base. Cosa risponde?

"Lo dica pure così, e io le dico che in qualsiasi sistema legale non puoi beneficiare di un contratto se non sei contraente, se non ti metti in gioco e non ti assumi le tue responsabilità di fronte a quelle della controparte. Insomma, non puoi andare a ufo".

Ma lei cercava la rottura o ha davvero provato a trovare un accordo?
"Perché avrei dovuto volere la rottura? Quel che volevo rompere era questo sistema ingessato, dove tutti sanno che noi imprese italiane siamo fuori dalla competitività, non possiamo farcela, eppure tutti fanno finta di niente. Ho tirato avanti per quasi sette anni, poi una notte ad aprile mi sono detto basta. Io metto sul piatto 20 miliardi, accetto la sfida, ma voglio che quei soldi servano, dunque voglio garantire la Fiat e chi ci lavora. Cambiamo le regole per garantire l'investimento attraverso il lavoro. E' l'unica strada. Non solo: a dire il vero è l'ultima strada".

Poi?

"Poi ho cominciato a parlarne, non con la politica ma con i miei e con il sindacato. Ma ho capito che eravamo sopra una torre di Babele. Io parlavo una lingua, loro un'altra. Tutti facevamo riferimento alla realtà: ma io alla realtà di oggi, così com'è nel mondo globale, la Fiom alla realtà del passato, quella che si è trascinata fin qui impantanandoci fino al collo, come Italia".

Lo sa che lei si è mangiato un patrimonio trasversale di consenso, accumulato negli anni in cui ha salvato la Fiat?
"Non sapevo di averlo, non ne ho visto i benefici, e in questa trattativa non mi sono accorto di avere alcun credito, in Italia. Questo mi spiace, non per me, ma perché evidentemente non sono riuscito a far capire certe cose alla mia gente".

Sta dicendo che ha sbagliato?
"Mi ricordo i primi 60 giorni dopo che ero arrivato qui, nel 2004: giravo tutti gli stabilimenti, e poi quando tornavo a Torino il sabato e la domenica andavo a Mirafiori, senza nessuno, per vedere quel che volevo io, le docce, gli spogliatoi, la mensa, i cessi. Cose obbrobriose, stia a sentirmi. Ho cambiato tutto: come faccio a chiedere un prodotto di qualità agli operai e a farli vivere in uno stabilimento così degradato? In più, la Fiat era tecnicamente fallita, se il fallimento significa non avere i soldi in casa per pagare i debiti. Perdevamo 2 milioni al giorno, non so se mi spiego. E invece sette anni dopo abbiamo ribaltato lo schema, l'animale è vivo, il patto che associa Fiat e lavoratori è vitale e va al di là del contratto in questione. C'era prima di me e oggi sappiamo che ci sarà dopo di me. Anzi tutta questa personalizzazione è fuorviante. Perché se Marchionne fosse il problema, basterebbe poco. Ma tolto Marchionne, il problema resta".

Resta anche l'idea, in molti, che Marchionne non creda molto in Torino: è così?
"Guardi, io non ho mai fatto un investimento di così pessima qualità per l'azienda come quelli di Mirafiori e di Pomigliano. Vuol dire crederci, questo, o che altro?"

Vuol dirmi che l'accordo contestato dalla Fiom non soddisfa nemmeno chi lo ha scritto e firmato?
"Voglio dirle che in qualsiasi parte del mondo mi avessero sottoposto un accordo con queste condizioni io mi sarei alzato e me ne sarei andato. Tra Natale e Capodanno ho inaugurato con il presidente Lula uno stabilimento a Pernabuco nel Nordeste brasiliano: bene, l'accordo è un'ira di Dio per copertura finanziaria, concessione dei terreni, condizioni fiscali, come capita anche in Serbia".

E' come se lei dicesse che da noi manca lo Stato, a creare queste condizioni per l'investimento, no?
"Ma lo Stato ci ha incoraggiati. E che dire del sindacato? Una parte del sindacato è mancata molto di più, perché non ha capito la scommessa, non si è messa in gioco incalzando l'azienda sullo sviluppo, come Solidarnosc che in Polonia, quando ho spostato la Panda a Pomigliano, è venuto a chiedermi il terzo turno".

Il dubbio sull'impegno in Italia riguarda anche la famiglia Agnelli, lo sa?
"Io non ho mai conosciuto l'Avvocato ma mi sono letto per bene la storia della Fiat. E le dico che se c'è un momento in cui la famiglia fa le cose giuste è proprio questo. Hanno varato l'aumento di capitale nel 2003 quando l'azienda era morta, l'hanno salvata con soldi propri, non dello Stato. E oggi stanno cercando di darle un futuro senza mettere i piedi nella gestione politica del Paese, ma restandone ben fuori".

Lei con l'operazione Chrysler li ha liberati dal vincolo centenario con l'automobile italiana, ma anche dal vincolo di responsabilità con il Paese: è così?
"No. Garantiscono la continuità di un capitale intelligente, mettendolo a rischio e affidano la responsabilità di gestione a Pinco Pallino, seguendolo e appoggiandolo. Mi lasci dire che non è un comportamento molto italiano. Tenga conto che hanno trent'anni, un arco temporale molto lungo davanti, sono cresciuti e hanno studiato fuori, come John".

Anche lei è molto poco italiano: nella biografia o nelle scelte?
"Questa è la cosa che mi fa incazzare di più. "Manager canadese", è l'ultima di tutta una serie che arriva a dipingermi addirittura come anti-italiano, pur di minare la mia identità di manager. Io ho il passaporto italiano, esattamente come lei. Rispetto lo Stato, il Paese e soprattutto i lavoratori, perché credo sia giusto".

Ma per lei non si possono negoziare insieme produttività e tutela dei diritti acquisiti?
"Sì, i diritti personali e sociali, ma non le inefficienze".

Quindi lei ha firmato l'accordo per Mirafiori - che altrove non avrebbe firmato - solo perché è italiano?
"Diciamo per la sfida-Italia. E badi che non voglio affatto far politica, sia chiaro, anzi credo che in questa vicenda ci sia stato un sovraccarico ideologico. Ma ecco il ragionamento che ho fatto. Fiat ha un privilegio rispetto ad altre aziende: ha un'alternativa, può produrre qui o in altri Paesi, dove vuole. Ma io sono convinto che se riusciamo a condividere l'obiettivo, possiamo cambiare l'azienda e renderla davvero competitiva. Ci sono strade più corte e più facili fuori dall'Italia. Ma io e John abbiamo deciso di prenderci la sfida, e non accettare il declino. Si può fare, dunque si deve fare".

Se l'accordo è condiviso, lei dice: e quel 50 per cento di no?
"Questo è il mio compito, e comincia adesso. Devo recuperarli, comunque abbiano votato, e portarli dentro il progetto. Ci sono due voti che mi preoccupano: quello di chi ha votato no su informazioni sbagliate e quello di chi ha votato sì per paura. Voglio convincerli, spiegare chi sono. E' impossibile che negli Usa dicano che gli ho salvato la pelle e qui la pelle vogliano farmela".

Non crede che ci sia chi ha votato no semplicemente perché vede una compressione dei diritti legati al lavoro?
"Non abbiamo compresso alcun diritto".

Le pause, la rappresentanza, lo sciopero, la malattia: qui le condizioni cambiano.
"Un conto è parlarne da fuori, politicamente, un conto è parlarne in fabbrica. La rappresentanza, oggi un lavoratore su due a Mirafiori sceglie di non averla non iscrivendosi a nessun sindacato. Cambiano le pause, ma abbiamo fatto un gran lavoro per rendere meno pesante il lavoro in linea, e lo faremo ancora. Il no allo sciopero riguarda solo gli straordinari, è un obbligo contrattuale. Sulla malattia interveniamo solo sui picchi di assenteismo".

A Melfi, la metà dei lavoratori ha "ridotte capacità lavorative" per i lavori in linea: non crede che queste nuove condizioni che lei minimizza pesino?
"Non credo, ma voglio anche dirle che noi facciamo automobili e l'auto nel mondo si fa così. Chi viene in fabbrica lo sa".

Ma ha il diritto di sapere anche se l'investimento che lei promette ha un futuro: cosa risponde, con un'assenza di nuovi modelli e la quota di mercato Fiat che in Europa si riduce del 17 per cento?

"Staccata la spina degli incentivi, il mercato va giù. Lo sapevamo. Aspettiamo che si svuoti il tubo, nella seconda metà del 2011, e vediamo. Per quel momento avremo la nuova Y e la nuova Panda. Sta arrivando tutta la gamma Lancia, rifatta con gli americani, la Giulietta è appena uscita, la Jeep verrà prodotta qui in 280 mila esemplari all'anno, per tutto il mondo. E grazie a Chrysler, l'Alfa arriverà in America, con una rete di 2 mila concessionari, e farà il botto".

Dunque non la vende?

"Fossi matto. E' roba nostra".

E i veicoli industriali?
"Manco di notte. E l'arroganza tedesca, gliela raccomando. Quando volevo comprare Opel, non me l'hanno data perché ero italiano..."

Al lavoratore italiano cosa porta Chrysler?
"La possibilità di fare sistema. Per ottenere i nuovi volumi produttivi, avrei dovuto creare nuovi stabilimenti in America. Invece utilizzo tutte le fabbriche del sistema, porto qui le lavorazioni e metto il know how Fiat a disposizione di Chrysler. Gli impianti girano, i costi si ammortizzano, la gente lavora".

Ma il costo del lavoro che voi riducete con l'accordo pesa solo il 7 per cento sul costo complessivo di un'auto: lei come garantisce che sta lavorando per migliorare anche quel 93 per cento restante?

"Quel 93 per cento che lei cita ha proprio a che fare con il costo di utilizzo di ogni impianto. Fatemelo migliorare e alzerò i salari. Possiamo arrivare al livello della Germania e della Francia. Io sono pronto".

Anche alla partecipazione dei lavoratori agli utili?
"Sì, e le dico che ci arriveremo. Voglio arrivarci. Ma prima di parteciparli, gli utili dobbiamo farli".

Mi pare di capire che dopo Pomigliano e Mirafiori il nuovo contratto investirà anche Melfi e Cassino: è così?
"Non c'è alternativa. Non possiamo vivere in due mondi. Io spero che, visto l'accordo alla prova, non vorranno vivere nel secondo mondo nemmeno gli operai".

Cosa resterà di italiano nelle nuove auto prodotte a Mirafiori?
"Il Centro Stile rimane qui, dunque il design, ma anche i progetti, le piattaforme di origine: la piattaforma della Giulietta è nata qui, è stata riadattata negli Usa adesso torna qui per fare da base ai Suv Jeep e Alfa. E la motoristica è qui".

E la testa?
"Bisognerà abituarsi al fatto che avremo più teste, a Torino, a Detroit, in Brasile, in Turchia, spero in Cina. E un cuore solo. Così rimarranno vive quelle quattro lettere del marchio Fiat. Vediamole. Fabbrica: produciamo ancora, vogliamo produrre di più. Italiana: siamo qui, e non vendiamo nulla. Automobili: resta il cuore del business. Torino: se ha dei dubbi, apra la mia finestra e guardi fuori".

(18 gennaio 2011)

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il maglionato ne ha per tutti...

 

tornando a parlare di prodotto, cito:

  1. "l'alfa tornerà negli usa e farà il botto" "manco morto la vendo"
  2. "l'arroganza tedesca, non mi hanno venduto opel perchè ero italiano"...
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Schizoid Man - 18/1/2011 12:15 PM

il maglionato ne ha per tutti...

 

tornando a parlare di prodotto, cito:

  1. "l'alfa tornerà negli usa e farà il botto" "manco morto la vendo"
  2. "l'arroganza tedesca, non mi hanno venduto opel perchè ero italiano"...

Punto 1, attualmente Alfa ha in listino solo 2 medelli per i segmenti B e C (il progetto 159 loro lo danno ormai morto e sepolto), dei nuovi modelli vi sono solo voci e qualche photoshop, se li faranno (prego ricordarsi la 4C ) potrebbero aver successo, mentre con la gamma attuale sarebbe veramente un botto.

Da notare le auto che secondo le voci stanno sviluppando/progettando
una segmento D
una segmento E
un suv
guarda un pò proprio le auto più adatte al mercato USA forse stavolta si torna sul serio negli USA (hanno rimandato lo sbarco in USA tante di quelle volte, neanche fosse lo sbarco in Normandia).

Per me mancano comunque una spyder ed un coupe che per una casa che vuol dare un immagine sportiva sono fondamentali ma "non ci sono i soldi" quindi nisba.

Punto 2 in crucconia "uber alles" in gallonia "grandeur" niente di nuovo sotto il sole, i tedeschi per paura di farsi "fregare" dagli italiani si son fatti "fregare" dagli americani, ben gli sta.

Tornando sul lavoro/lavoratori

Schizoid Man - 18/1/2011 12:05 PM
Se l'accordo è condiviso, lei dice: e quel 50 per cento di no?
"Questo è il mio compito, e comincia adesso. Devo recuperarli, comunque abbiano votato, e portarli dentro il progetto. Ci sono due voti che mi preoccupano: quello di chi ha votato no su informazioni sbagliate e quello di chi ha votato sì per paura. Voglio convincerli, spiegare chi sono. E' impossibile che negli Usa dicano che gli ho salvato la pelle e qui la pelle vogliano farmela".

Io mi preoccuperei più che altro di chi:
ha votato no su informazioni giuste: accetteranno il nuovo accordo (per non rimanere a spasso), ma in fabbrica saranno problemi
ha votato si su informazioni sbagliate: si sentiranno delusi e presi per i fondelli

A me le interviste in generale non piacciono, in mancanza di contraddittorio o discussioni non c'è approfondimento dei punti più interessanti (stipendi tedeschi, Suv prodotti in Italia e venduti in USA) punti su cui ci sarebbe da discutere ed approfondire.

N.B. ricordatevi che nelle interviste di solito le domande sono concordate in anticipo.

Schizoid Man
Inserito 18/1/2011 3:48 PM (#315699 - in reply to #315690)


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urbi... Ezio Mauro non è uno che fa interviste timide eh, non c'è contraddittorio ma ha insistito molto su temi spinosi...

(per l'alfa, parliamone nel topic alfa.. in effetti lo stesso post c'è anche di là... e cmq la spider è nel piano industriale per il 2013)

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Schizoid Man - 18/1/2011 12:15 PM

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Lazza - 18/1/2011 3:57 PM
Schizoid Man - 18/1/2011 12:15 PM

il maglionato ne ha per tutti...

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A PArole ed atteggiamenti è un vero Tosto......Speriamo seguano fatti concreti.....nell'interesse collettivo.
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Marchionne é un grande. Sa andare avanti con una visione globale e resiste a una pressione micidiale. Speriamo che tenga.

Io ci credo nella Fiat futura sotto di lui.

Augurandomi ovviamente che tenga la promessa e che non venda l'Alfa...

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Alfa Romeo, MAN e Scania: guerra di parole tra Marchionne e Piech.

“Una guerra di parole”: così Automotive News definisce, senza mezzi termini, la scaramuccia in corso in questi giorni tra Sergio Marchionne, numero uno di Fiat-Chrysler, e Ferdinand Piech, presidente del colosso Volkswagen. “E non ci sono segnali di distensione”, aggiunge l’autorevole testata commentando le polemiche tra i due top manager.

Ad aprire le “ostilità” è stato proprio Marchionne, che durante le giornate stampa del Salone di Detroit aveva accennato ad un interesse da parte di Fiat nell’acquisizione di quote detenute da Volkswagen in MAN e Scania, noti costruttori di automezzi pesanti e veicoli industriali, che avrebbero completato l’offerta Iveco nel settore.

Presi di sorpresa, alcuni giornalisti tedeschi hanno chiesto a Marchionne se stesse scherzando. “È uno scherzo proprio come il tentativo di Piech di comprare Alfa Romeo“. Secondo quanto riportato da Automotive News, l’ad del Lingotto si sarebbe anche dimostrato infastidito alla vista di un taccuino Volkswagen nelle mani di un giornalista tedesco.

Scherzo o no, le azioni MAN e Scania hanno preso a salire rapidamente subito dopo la dichiarazione di Marchionne. La replica di Piech, altrettanto velenosa, non si è fatta attendere: “Una casa le cui vendite stanno crollando non dovrebbe provare a mettere le mani sui migliori marchi di veicoli industriali in Europa”, ha dichiarato al Financial Times Deutschland.

Secondo la testata che ha riportato la vicenda, lo scontro verbale dimostra la crescente sicurezza dei due dirigenti nel futuro delle aziende che guidano: da un lato Marchionne ha finalmente intrapreso il cammino di salvataggio di Chrysler e contemporaneamente sta marciando spedito sulla strada della ridefinizione dei rapporti di lavoro nelle fabbriche italiane Fiat, allo scopo di incrementarne la produttività.

Dall’altro Piech vede le vendite globali VW crescere senza sosta, e il suo chiodo fisso, l’obiettivo di diventare il più grande costruttore di auto al mondo sta effettivamente prendendo corpo giorno dopo giorno.

Marchionne ha successivamente rivelato di non aver avuto colloqui né con Piech né con Winterkorn in merito a reciproche acquisizioni, ma ha poi lasciato intendere che la situazione potrebbe cambiare nell’arco dei prossimi 12 mesi, portando a rilevanti novità. E se questa non è una conferma delle “Grandi Manovre”…

da autoblog

Ho messo in grassetto le parti più succose, quei 2 stanno pensando di fare uno scambio alfa/scania o lo fanno solo per perturbare i mercati di borsa?

in rosso una cosetta interessante, se queste schermaglie col crucco sono finte e stanno lavorando ad un accordo perche si è infastidito di fronte ad un notes vw? ha fatto finta? 

chissa se il maglioncino incontra un golf come và a finire?

Messaggio spostato da KOKAL in data 20/01/2011 02:06
adriatico
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PUGLIA la terra del sole e del mare

http://www.canzoni-mp3.net/player.php?video_id=HweU-Nc__HE&pos=

Messaggio spostato da KOKAL in data 20/01/2011 02:07


Edited by adriatico 20/1/2011 1:16 AM
KOKAL
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Chiavari (GE)

Il piano di Marchionne: «Estendere
il nuovo accordo a Melfi e Cassino»

L'ad di Fiat: «Non c'è alternativa, non possiamo vivere in due mondi. Vendere l'Alfa? Fossi matto, è roba nostra»


MILANO - Dopo Pomigliano e Mirafiori il nuovo contratto investirà anche Melfi e Cassino. È quanto afferma Sergio Marchionne nell'intervista a Repubblica che, rispondendo ad una specifica domanda, sostiene che «non c'è alternativa». «Non possiamo vivere in due mondi - afferma Marchionne - Io spero che, visto l'accordo alla prova, non vorranno vivere nel secondo mondo nemmeno gli operai».

UTILI AGLI OPERAI - Marchionne ha poi promesso di alzare i salari se riuscirà a ridurre i costi di utilizzo degli impianti oltre a quelli del lavoro: «Possiamo arrivare al livello della Germania e della Francia. Io sono pronto». L'ad di Fiat si è anche detto disposto a far partecipare gli operai agli utili. «Ci arriveremo - ha affermato -. Voglio arrivarci. Ma prima di parteciparli gli utili dobbiamo farli».


L'ALFA - Alla domanda relativa alla possibilità di vendere l'Alfa Romeo Marchionne è lapidario: «Fossi matto, è roba nostra». «Grazie a Chrysler l'Alfa arriverà in America, con una rete di 2 mila concessionari, e farà il botto». Marchionne, inoltre, afferma di non voler vendere anche la parte relativa ai veicoli industriali. «Manco di notte - risponde alla specifica domanda -. E l'arroganza tedesca, gliela raccomando. Quando volevo comprare Opel non me l'hanno data perché ero italiano...».


PIÙ TESTE - L'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne risponde poi ad una domanda sulla localizzazione della «testa» decisionale del gruppo automobilistico: «Bisognerà abituarsi al fatto che avremo più teste, a Torino, a Detroit, in Brasile, in Turchia, spero in Cina. Ma un cuore solo. Così rimarranno vive quelle quattro lettere del marchio Fiat. Vediamole. Fabbrica: produciamo ancora, vogliamo produrre di più. Italiana: siamo qui e non vendiamo nulla. Automobili: resta il cuore del business. Torino: se ha dei dubbi, apra la mia finestra e guardi fuori». Sulle nuove auto prodotte a Mirafiori, poi, aggiunge: «il Centro Stile rimane qui, il design, ma anche i progetti, le piattaforme di origine: la piattaforma della Giulietta è nata qui, è stata riadattata negli Usa, adesso torna qui per fare da base ai Suv Jeep e Alfa».


FIOM - «La Fiom ha costruito un capolavoro mediatico, mistificando la realtà, ma ci è riuscita» ha aggiunto Marchionne. «Noi, che siamo presenti in tutto il mondo, dal punto di vista culturale siamo stati una ciofeca, e la colpa è soltanto mia - ha continuato l'ad di Fiat -. Ho sottovalutato l'impatto mediatico di questa partita, ho sottovalutato un sindacato che aveva obiettivi politici e non di rappresentanza di un interesse specifico, come invece accade negli Usa». Marchionne nega poi di aver cercato la rottura con la Fiom: «Quel che volevo rompere era questo sistema ingessato, dove tutti sanno che noi imprese italiane siamo fuori dalla competitività, non possiamo farcela, eppure tutti fanno finta di niente». «Io parlavo una lingua, loro l'altra - ha detto ancora Marchionne - Tutti facevamo riferimento alla realtà: ma io alla realtà di oggi, così com'è nel mondo globale, la Fiom alla realtà del passato, quella che si è trascinata fin qui impantanandoci fino al collo, come Italia».

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Faccio notare che fiat è una multinazionale con impianti in mezzo mondo, ogni stato ha le sue leggi sul lavoro e il suo contratto/i quindi quando dice "Non possiamo vivere in due mondi" farebbe bene a contarli visto che di "mondi" già ora ce ne sono ben più di 2.

N.B.

Quando si discuteva del contratto di Pomigliano io scrissi un mio sospetto, "non è che vogliono usare Pomigilano come esempio per poi usare lo stesso sistema con gli altri stabilimenti?"

marco1975
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urbi - 20/1/2011 8:58 AM

Faccio notare che fiat è una multinazionale con impianti in mezzo mondo, ogni stato ha le sue leggi sul lavoro e il suo contratto/i quindi quando dice "Non possiamo vivere in due mondi" farebbe bene a contarli visto che di "mondi" già ora ce ne sono ben più di 2.

N.B.

Quando si discuteva del contratto di Pomigliano io scrissi un mio sospetto, "non è che vogliono usare Pomigilano come esempio per poi usare lo stesso sistema con gli altri stabilimenti?"



Vero, non discuto. Ma non tutta la regolamentazione e' legge. La contrattazione per settore tra Confindustria e Sindacati Confederali per esempio puo' lasciare spazio a un settore auto con regole specifiche ; il tutto senza violare la legge.
Anzi, negli altri paesi dove operano stabilimenti Fiat (Polonia, Turchia, Brasile, USA, Canada) questo tipo di contrattazione e' lasciata alle parti sociali e il governo interviene ben poco. Anche questo puo' essere un vantaggio competitivo in un mondo cosi' globale : piu' flessibilita' rispetto all'andamento delle vendite, per esempio.
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Salone di Torino 

VOLKSWAGEN O FIAT, CHI LA SPUNTERA'?

Non è ancora rinato, ma già rischia di saltare. Il Salone dell'auto di Torino, che dovrebbe svolgersi quest'anno in concomitanza con i festeggiamenti per il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, sarebbe a un passo dal fallimento. Secondo quanto riportato dall'edizione torinese de "La Repubblica", la manifestazione sarebbe vittima di uno scontro tra Fiat e Volkswagen.

Questione di sponsor. Secondo la ricostruzione de "La Repubblica", la Regione Piemonte avrebbe chiesto a Volkswagen di sponsorizzare le manifestazioni legate a "Italia 150", il grande evento dedicato all'Unità, ottenendo un sì da parte dei tedeschi. Fiat a quel punto avrebbe manifestato una certa irritazione nel trovarsi in casa, a Torino, proprio la Volkswagen, uno dei concorrenti diretti in tante fasce di mercato. E per questo avrebbe spento l'interesse a far rinascere il Salone di Torino, la cui ultima edizione risale al 2000. Cosa succede allora? Che la Regione Piemonte d'accordo con il Comune avrebbe deciso di interrompere le trattative con Volskwsagen, convincendo così Fiat a diventare sponsor di "Italia 150". A questo punto, la Volkswagen, indispettita dal dietrofront di Regione e Comune, potrebbe definitivamente rinunciare a partecipare al Salone di Torino.


J.P. Morgan boccia Fiat e promuove Renault e VW

Secondo gli analisti di New York la ripresa dell'auto in Europa ci sarà nel 2012


Gli analisti della J.P. Morgan scommettono su Renault e Volkswagen e bocciano il Gruppo Fiat. L'Alleanza con Chrysler, il rinnovamento della gamma Lancia e la preparazione al ritorno di Alfa Romeo negli Stati Uniti non sono bastati a convincere la società finanziaria con sede a New York, leader nei servizi finanziari globali, su una ripresa delle vendite in tempi brevi. E se ieri il titolo del settore auto di Fiat ha perso il 3,73% su martedi, oggi non sta facendo di meglio. Le azioni del Gruppo hanno finora ceduto in Borsa il 5% circa, per via dei downgrade di J.P. Morgan e Nomura.

Positivo è invece il giudizio della stessa società su altri costruttori: Renault e Volkswagen in testa, che all'opposto di Fiat sono stati promossi - in gergo finanziario - da "Neutral" ad "Overweight". J.P. Morgan ha inoltre confermato il suo rating di "Neutral" su BMW e Porsche e di "Overweight" su Daimler e Peugeot, comunicando che, secondo i suoi analisti, il mercato cinese crescerà quest'anno del 10% e quello statunitense del 12%, mentre la domanda di auto in Europa rimarrà sui livelli del 2010. J.P. Morgan si attende però, al contrario di quello che si aspetta la maggior parte degli investitori, una ripresa del mercato europeo nel 2012.


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