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Topic: Accordo Fiat-Chrysler - [Discussione ufficiale]

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urbi
Inserito 16/10/2011 9:52 PM (#372591 - in reply to #179096)


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successi commerciali di marchionne?

quali sono?

finora ha solo tagliato costi e invenstimenti, non vedo un espansione delle vendite.

ml14
Inserito 17/10/2011 7:56 PM (#372824 - in reply to #372547)

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Niko71 - 16/10/2011 7:21 PM

A sembra che con Marchionne invece si stiano inanellando un bel po di successi commerciali, tenuto ovviamente conto che il periodo e' quello che e', che di liquidita' al momento non ve ne e' poi tanta, anzi.


Guarda, sarà come dici....io onestamente qualche anno fa ero più ferrato in materia, oggi mi limito alle statistiche "da strada" che però, disse qualcuno qua sul forum (non ricordo chi, onestamente), è dimostrato non siano tanto attendibili. Per tali statistiche potrei anche darti ragione, però......

ALFA ROMEO

Mito: per quanto ne so vende bene, ma potrebbe vendere di più e meglio
Giulietta: pare venda molto bene, anche se io personalmente più volentieri comprerei per lo meno Golf e Focus
159: sappiamo tutti la storia della nostra auto, potenziale enorme, seppellita sotto sei palmi di terra dal 2008
159 GTA: è in vendita? Lo è mai stata?
159 Crosswagon: rimasta nei sogni degli appassionati
Seg. E: non pervenuta

FIAT

500: Successo commerciale enorme, a mio vedere però se la si paragona a macchine tipo la Mini, di strada da fare ce n'è....
Panda/Punto: Pare vadano bene
Bravo: non l'avrei detto, ma sembra non ne siano molto soddisfatti in casa Fiat, tant'è vero che pare neanche sarà sostituita (se non da una Crossover)
Croma: Morta e sepolta senza lasciare eredi
Sedici: Nonostante non sia male non pare stravendere
Idea: da sempre vive nell'ombra della Musa
Freemont: in bocca al lupo....

Senza considerare auto del passato che hanno avuto successo e che non sono mai state riproposte, forse a ragione....certo è che ai loro tempi auto come Coupè, Barchetta e Multipla i loro clienti li hanno avuti....


LANCIA

Ypsilon: Pare venda bene, ma che sia un passo indietro rispetto al modello precedente, come qualità e tipo di macchina, nonostante le cinque porte, è innegabile, come credo sia innegabile che abbia un rapporto prezzo/dotazioni piuttosto sfavorevole, come penso sia innegabile che abbia una gamma piuttosto limitata. Certo, magari offre ciò che gli si chiede e nulla più, ma io ricordo le Y10 Turbo, la Y Elefantino Rosso, e via dicendo....senza contare che una volta Abarth metteva le mani sulla A112, che andava forte e non era pacchiana come le Abarth odierne...

Delta: Fermo restando che anche qua il rapporto prezzo/dotazioni non è il massimo della vita, mi pare che tutto questo successo la Delta non l'abbia avuto, o almeno così si dice......senza contare che non la vedo parente di nessuna delle due progenitrici!

Seg. D: Dai tempi della Lybra è morto e sepolto. E se la sostituta designata era la 200, meglio sia così, che anche una Prisma appare più gradevole come interni...

Thema: In bocca al lupo....certo è che se si vuole fare concorrenza a Mercedes, Audi e BMW, mi viene da ridere....hanno la SW in casa, ma non si prendono nemmeno il disturbo di un "Badge engineering", senza contare che una classe E, una A6 o una serie 5 hanno paginate di listino, la Thema nell'epoca del downsizing proporrà un unico motore 3.0 V6 diesel declinato in due potenze, il cui scalino inferiore in casa BMW viene raggiunto da un due litri, in casa Mercedes da un 2,2 ed in casa Audi esiste una 2.0 di poco meno potente. Senza contare che il tocco italiano della Thema è zero spaccato e che deriva dalla generazione precedente di Classe E...

Fulvia: Quando ne esposero il concept, anno del Signore 2003, pareva che esponessero l'Oracolo; l'entusiasmo di stampa ed appassionati è stato così alto che hanno pensato bene di non produrla....

Voyager: Altro mirabile esempio di "Italian Style" (marchio Lancia applicato sulla calandra Chrysler) e di downsizing (motori 2.8 diesel e benzina oltre 3.000...). Dubito che surclasserà la Phedra...

Musa: Per vendere ha venduto, sebbene anche qua, a mio vedere, vale il discorso rapporto prezzo/dotazioni (spesso una ben equipaggiata costava quanto modelli di altre marche di segmento superiore, suppergiù con gli stessi accessori).

Se questi sono successi, a Wolfsburg o in casa Toyota che devono dire?
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marco1975
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La meta' dei modelli da te indicati erano gia' in corso di sviluppo quando Marchionne e' arrivato.

Guarda anche a me fa pena la gamma attuale, ma bisogna riconoscere che produrre modelli in pura perdita non e' sostenibile.

Gli ultimi lanci MiTo-Giulietta-Freemont-nuova Ypsilon per ora sono in linea o superiori all'obiettivo e stai pure tranquillo che ogni modello e' redditizio per il gruppo.

Leggevo oggi sul Financial Times che Opel, Ford, PSA e Renault stanno prevedendo fino a 80 giorni di cassa integrazione su parecchi loro stabilimenti europei per il 2012. Eppure hanno gamme 10 volte piu' complete del gruppo Fiat.

Quando si commentano le strategie di Marchionne, bisogna guardarle con un occhio da finanziere per capirle ... perche' e' chiaro che da appassionnato di marchi italiani per ora (e fino al 2013) viene solo da piangere.

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urbi - 16/10/2011 9:52 PM

successi commerciali di marchionne?

quali sono?

finora ha solo tagliato costi e invenstimenti, non vedo un espansione delle vendite.


purtroppo devo quotare in pieno....ha fatto registrare extrautili semplicemente tagliando i costi inutili....e questo va anche bene, ma non ha fatto nuove auto!!!!!! in un momento di crisi non è riuscito ad arginare le perdite di vendita dei marchi, solo grazie alla giulietta (unica e sola vera novità) ha registrato un trend positivo!!! Questo significa che bisogna fare auto nuove belle e ben fatte!!!

La 159 è stata abbandonata e definita da lui stesso un "errore", mentre nella rete assistenza dicono che la migliore auto mai fatta nel gruppo.....le conclusioni sono banali...

Ricordo inutilmente a tutti che l'Alfa ha in produzione solo 3 modelli !!!!!!! Mito, Giulietta, 159 !!!! un po' pochino!!!!
KOKAL
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POTENZA

Marchionne tra lodi sperticate e critiche spietate



L’ultima copertina di “Automotive news Europe” in Italia farà saltare più di uno sulla sedia. La rivista non è un prodotto popolare, ma nel giro degli addetti ai lavori è considerata imprescindibile, una sorta di bibbia per la qualità dell’informazione e l’autorevolezza dei testi. Come vedete nell’immagine allegata, la facciona del numero uno di Fiat-Chrysler campeggia a tutto campo accompagnata da un titolo che lascia poco spazio ai compromessi: “Il tocco magico di Marchionne”. La sede della casa editrice è a Detroit, in Michigan, ed è chiaro che il pensiero riflette un punto di vista molto a stelle e strisce. Di là dell’oceano si toccano con mano risultati impensabili, mentre da noi il peso di crisi economica che ci tormenta giorno dopo giorno si mescola con i troppi tira-e-molla che stanno caratterizzando le mosse future del marchio nazionale. Noi ci sogniamo i risultati di Chrysler, un gruppo praticamente in via di sparizione ma capace mese dopo mese di sorprendere anche i più scettici. I dati di ottobre sono stupefacenti: più 27% rispetto ad un anno fa (40% se ci si limita ai clienti privati) con un 23% da inizio anno. Numeri che strabiliano perché esagerati anche in confronto con le altre due big di Detroit: la General Motors appena +2% in ottobre e la Ford +6%.
Inutile nasconderselo, se il “New York Times” si spertica in elogi inusitati attraverso gli scritti di un giornalista addirittura vincitore del Premio Pulitzer, qui si fa fatica a leggere un pistolotto scevro da critiche persino in un giornaletto di provincia. E’ giusto allora chiedersi il perché, e a lui chiedere perché il piano di rinascita Fiat sia così spostato in avanti mentre quello Chrysler ha funzionato nel breve volgere di un paio d’anni (vendite passate in 24 mesi da 1,3 milioni a 1,5 e poi a 2,2).
In una lunga intervista all’interno, Marchionne prova a spiegarlo e non sempre è convincente perché si intravede che il suo procedere rimane più tattico che strategico. Ma due frasi sono molto interessanti e forse qualcosa riescono a spiegarlo più di lunghi giri di parole. Quando si addentra sul rapporto sempre critico tra la Fiat e l’Italia lui puntualizza: “Io posso non avere aiutato, ma la storia non è una buona storia”. Quindi aggiunge: “La gente dimentica che quest’azienda era quasi morta nel 2004. Siamo sopravvissuti con i nostri mezzi, e non sono sicuro che questo abbia fatto piacere a tutti”. Il riferimento al famoso “convertendo” e alle banche che già si pregustavano lo spezzatino è sin troppo chiaro: soldi per loro e marchi svenduti in qua e in là. Questo, almeno, non è successo. E gli va riconosciuto.

QUATTRORUOTE - il blog del drettore Carlo Cavicchi
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Chrysler resuscitata grazie a Fiat: ecco il link ad un servizio andato in onda stasera al telegiornale Svizzero

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Fiat-Chrysler tratterà con Peugeot, Marchionne: «Fusioni in Europa»

Il Ceo: «In Italia non si investe per colpa dei sindacati. Per il gruppo può darsi che ci sia un terzo partner»

Dal salone di Detroit Sergio Marchionne (con barba sale e pepe, un po' Hemingway) scruta il Vecchio Continente, che anche quest'anno non porterà buone notizie per l'auto («se continua così, Fiat perderà 400-500 mila vetture») e prevede un nuovo giro di alleanze. Per tutti.


«Ci deve essere un altro consolidamento dell'industria automobilistica a livello europeo e non solo. L'aggregazione è essenziale», ragiona. Anche Fiat-Chrysler non è una posizione chiusa. Per raggiungere l'obiettivo di 6 milioni di vetture nel 2014, il gruppo italoamericano può recuperare «in Brasile, che ho sottovalutato, o con Chrysler», ma anche procedere individuando nuovi partner. Il manager italocanadese avverte che non ci sono colloqui in corso, ma non esclude un terzo partner «che può essere di qualsiasi colore». Secondo fonti qualificate, la pista del Lingotto a questo punto porta a Parigi: i francesi di Psa Peugeot-Citroën sono pronti a negoziare l'alleanza. È questo il piatto forte delle strategie Fiat e si affianca al tema della fusione tra Torino e Detroit: che non avverrà quest'anno - sottolinea Marchionne ribadendo che prima bisogna procedere al riacquisto della quota della casa americana in mano al fondo Veba - ma «tra il 2013 e il 2015».

Così come non è adesso «il momento giusto» per valutare quale sarà la sede unica del gruppo, tra Torino e Detroit. Sul punto Marchionne spende ancora parole per tranquillizzare sulla volontà di non lasciare indietro l'Italia (i posti saranno salvaguardati, «quello del Lingotto è un numero protetto»), ma ha appena avvertito in un colloquio con il Wall Street Journal che «l'attaccamento emotivo al proprio Paese come produttore va ripensato. E questo non significa tradirlo, significa crescere. Sia Auburn Hill sia Torino sono in grado di ospitare» il quartier generale del gruppo. Ma sull'Italia la riflessione è sferzante: «Come si fa ad incoraggiare investimenti stranieri in Italia con i continui ostacoli che le parti sociali pongono alle imprese che vogliono fare impresa? - chiede in un'intervista a Sky Tg24 -. Il problema non è Marchionne e non è la Fiat. L'Italia si deve aprire al mondo intero, deve smettere di chiudersi in se stessa. Non può andare avanti così, non si può dire no a tutto». E anche se «devo sfruttare tutte le opportunità per poter ridare fiato all'Italia, che rimane il centro dei nostri interessi», Marchionne annuncia di voler aumentare la produzione in America per cavalcare il momento magico di Chrysler: «investire a Detroit è la cosa più intelligente da fare in questo momento».

Entro il 2013 a Jefferson North, dove viene assemblata la Jeep Grand Cherokee, verranno creati altri 1.100 posti per ampliare la gamma e inserire una versione diesel destinata al Nord America, altri 150 dipendenti saranno arruolati per riaprire la fabbrica di Conner Avenue che produrrà la Dodge Viper. La vettura presentata al salone di Detroit, la Dodge Dart, ha intanto permesso a Fiat di incrementare di un altro 5% la sua partecipazione in Chrysler. La Dart è l'auto capostipite della strategia globale del Lingotto, sullo stesso pianale verrà costruita una berlina con il marchio Fiat anche in Cina, nello stabilimento di Guanzhou.

Negli Stati Uniti l'unica delusione al momento è stato il lancio della 500, con stime di vendita troppo ottimiste. Marchionne lo ammette con toni coloriti («Ho fatto una grandissima cavolata»). Per quest'anno le previsioni scendono dalle 50 mila vetture del 2011 a massimo 35 mila.
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Peugeot ? Il governo francese non li lascera' mai fare. Anche se la proprieta' (famiglia Peugeot) fosse interessata, ci sarebbero interminabili battaglie su chi sarebbe il partner principale - e Fiat-Chrysler pesa di piu' di PSA, chiudere fabbriche in Francia e' mission impossible come da noi (per cui si lasciano morire a poco a poco), e le gamme si sovrappongono molto.

Se invece si trattasse di un accordo industriale senza alleanze, qualcosa si potrebbe fare. Ma le C3 e 208 nuove sono gia' pronte, per cui sinergie per la Punto-2013 non ce ne sono. La C4 e' stata rinnovata e la futura 308 e' gia' definita, per cui nessuna sinergia con future Bravo/Delta per cui tanto il pianale e tutto il resto sono gia' fissati. Inoltre Citroen con la gamma DS viene a rompere su segmenti dove spingiamo Alfa, Lancia e Abarth. Per i SUV, Peugeot e' a letto con Mitsubishi per i nuovi C-crosser e 4008. Motori ? Loro spingono i 3 cilindri noi i twin-air. Sui diesel ogni gruppo ha i suoi gioielli e la concorrenza per vendere a terzi e' feroce.

Insomma : non ha senso, ancora una cretinata propinata da qualche giornalista.

Le sole sinergie logiche per Fiat-Chrysler sono con Suzuki, e magari con qualche piccolo costruttore giapponese che fatica a sopravvivere come Mazda, ormai al di fuori dell'orbita Ford.

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probabilmente è solo per ampliare la rete di vendita  o per qualche pianale segmento d sui cui costruire una futura croma
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Chrysler, allo studio una nuova piattaforma modulare large

Sostituira' l'attuale telaio LX che utilizza elementi Daimler


19 GEN - Chrysler starebbe lavorando su una nuova piattaforma ''large'' - o, come viene definita in Europa, di segmento E - per sostituire l'attuale telaio LX oggi utilizzato da diversi modelli del Gruppo come la 300 C (e quindi dalla Lancia Thema) e la Dodge Charger. Secondo quanto riferito da Allpar.com, questo nuovo progetto punta a superare in primo luogo la dipendenza per alcuni elementi costruttivi che erano stati adottati al tempo della proprieta' Daimler, come le sospensioni anteriori e posteriori che derivano rispettivamente da quelle della Mercedes W220 e W210. Altra importante evoluzione che sarebbe consentita dal nuovo telaio e' la possibilita' di adottare, oltre ad un'architettura con trazione posteriore e motore longitudinale, anche quella (piu' conveniente nella fascia medio-alta del mercato) con trazione anteriore e gruppo propulsore trasversale. Secondo Allpar.com questa prerogativa permetterebbe a Chrysler di progettare nuovi modelli in grado di competere con altre auto made in Usa di grande diffusione, come la Ford Taurus, la Toyota Avalon e la Chevrolet Impala, tutte a trazione anteriore. Questo nuovo progetto modulare potrebbe inoltre lasciare la liberta' di realizzare su questo telaio anche i futuri modelli destinati a sostituire le attuali monovolume e crossover del Gruppo e - probabilmente - anche a fungere da piattaforma su cui sviluppare la prossima Maserati di segmento E. Secondo gli esperti, forte di questo elemento costruttivo Chrysler potrebbe anche decidere di realizzare una piattaforma allungata (LY) e far rivivere la Imperial, un modello iconico di gamma alta, uscito dai listini nel 1993 e riproposto solo come concept nel 2006.

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mmm, il telaio della 59 resusciterà?

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non credo ma è un peccato perchè un telaio così è un peccato abbandonarlo...

è costoso ma penso che adottandolo su 2 o 3 vetture i costi si abbatterebbero
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Inserito 24/1/2012 1:49 PM (#393899 - in reply to #179096)


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Chrysler 100: ne deriverà una nuova hatchback Lancia?


Chrysler Delta


Chrysler potrebbe presto avviare la progettazione della nuova “100”, inedita hatchback compatta posizionata probabilmente subito sotto il segmento della Dodge Dart. Se il colosso americano confermerà il progetto, la vettura potrebbe essere commercializzata in Europa col marchio Lancia; a specificarlo è stato Sergio Marchionne.

Al momento è ancora troppo presto per chiarire se, eventualmente, il mezzo si configurerà come un modello totalmente inedito nella line-up del brand italiano, dotato di propria “personalità stilistica”, o costituirà un’altra operazione di rebadging sulla scia delle pur riuscite Voyager e Thema. Inoltre bisognerà comprendere se l’auto sostituirà la Delta o si porrà fra quest’ultima e la nuova Ypsilon. Last but not least la piattaforma costruttiva: totalmente nuova o prevalentemente derivata dall’Alfa Romeo Giulietta?

Senz’altro la collaborazione fra il gruppo statunitense e quello italiano è destinata ad ampliarsi nei prossimi anni, con la condivisione di buona parte di piattaforme, motori e componentistica. La Dodge Dart è probabilmente la prima interpretazione in questo senso, caratterizzandosi per un vestito a stelle e strisce, poggiato sul corpo italiano della segmento C di casa Alfa Romeo.

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Milano

tempo fa parlavano di una Delta corta e i bozzetti che giravano secondo me raffiguravano una linea piacevole, poi invece sono usciti con una Y lunga. Magari questa Chrysler 100 potrebbe diventare una Lancia Fulvia

Album: ~ gita in Germania 5-8 dicembre 09 ~ Raduno Hattersheim 24-25-26 aprile 2009 ~ I raduno ligure
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Chrysler torna ai profitti, prima volta dal '97

La controllata Usa in nero per 183 milioni di dollari. L'ad Marchionne: «Orgogliosi». 


 La casa automobilistica americana Chrysler, controllata da Fiat, torna in utile nel 2011: è la prima volta dal 1997. I profitti netti sono stati pari a 183 milioni di dollari, contro le perdite per 652 milioni del 2010 (un aumento di 835 milioni di dollari) e meglio degli obiettivi fissati a novembre 2009. I ricavi netti dello scorso anno sono stati pari a 55 miliardi di dollari, in aumento del 31%. Per l'intero 2011, la quota di mercato negli Stati Uniti è cresciuta al 10,5 per cento, contro il 9,2 per cento dell'anno precedente, grazie in particolare a un aumento del 43 per cento delle vendite retail. Il quarto trimestre ha chiuso con utili netti per 225 milioni di dollari, il risultato trimestrale migliore dal 2009.


MARCHIONNE: ORGOGLIOSI - .Chrysler stima inoltre per il 2012 un utile netto di 1,5 miliardi di dollari su ricavi per 65 miliardi di dollari. «Siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto. Ora andiamo incontro a un nuovo anno di elevate aspettative con la testa bassa, concentrati a eseguire gli obiettivi che ci siamo posti», ha detto l'amministratore delegato di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, commentando i risultati. Il colosso di Detroit nello stesso periodo dell'anno scorso aveva registrato perdite nette per 199 milioni di dollari (un miglioramento di 424 milioni di dollari). I profitti annuali - spiega la società in una nota - includono oneri per 551 milioni di dollari collegati all'estinzione del debito del secondo trimestre 2011, quando la società ha rimborsato completamente (interessi compresi) il debito nei confronti del Tesoro americano e il governo canadese, con sei anni di anticipo rispetto al previsto. Escludendo gli oneri, l'utile annuale è di 734 milioni di dollari, più delle previsioni fatte dalla società nel 2011 e in linea con gli obiettivi di due anni fa. Nel trimestre, il giro d'affari netto si è attestato a 15,129 miliardi di dollari, il 41 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, mentre nell'intero 2011 il fatturato è stato pari a 54,981 miliardi di dollari, il 31% in più rispetto al 2010, grazie in particolare alla buona domanda dei modelli nuovi o significativamente rinnovati.
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Piano prodotti 2012...



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Nel 2013 produzione in Russia per Jeep. Marchionne al lavoro su possibili alleanze con Mazda o Suzuki.


Sergio Marchionne ha confermato ufficialmente una serie di indiscrezioni intorno ad un possibile accordo tra Fiat ed un soggetto russo, volto ad avviare proprio in Russia la produzione dei modelli Jeep. L’obiettivo di Marchionne, secondo quanto riportato da BorsaItaliana, è quello di partire con le operazioni entro i prossimi 24 mesi.

Le fabbriche deputate ad ospitare l’assemblaggio saranno due, situate una nei pressi di Mosca (quella un tempo gestita dalla Zil), l’altra vicino San Pietroburgo. Il partner di Fiat nell’operazione sarà Sberbank, che insieme al costruttore di Torino investirà circa 850 milioni di euro nel secondo stabilimento, da cui dovrebbero uscire 120.000 auto l’anno.

Se l’accordo finanziario è stato concluso, quello industriale è prossimo alla definizione: Marchionne si augura di costruire la prima Jeep “russa” già l’anno prossimo. Almeno una delle due fabbriche, sottolinea Reuters, entrerà in funzione nel 2013, “poi il resto sarà più a lungo termine”, ha precisato il numero uno di Fiat-Chrysler.

Oltre che in Russia, Fiat è attiva anche su un altro fronte, come ha ribadito l’ad e riportato l’AGI. Marchionne sta tuttora valutando un’alleanza internazionale tra le possibilità ancora aperte nel settore dell’auto: “Ci stiamo muovendo, possiamo essere un socio attivo in qualsiasi paese del mondo”, ha affermato il dirigente. Specificando che se in Europa le strade ancora aperte sono poche, in Asia ci sono opportunità più interessanti. Due su tutte: “Mazda e Suzuki“, come indicato da Marchionne.

La riunione dell’Acea (l’associazione dei costruttori automobilistici europei) tenutasi ieri a Bruxelles è stata per Marchionne anche l’occasione di tornare sulle vicende industriali e occupazionali italiane. E come sempre è stato molto chiaro: “Manteniamo una politica industriale che dia la possibilità agli stabilimenti di raggiungere un livello di produzione adeguato per competere a livello internazionale ed esportare, soprattutto negli Stati Uniti, con l’enorme opportunità che la Fiat si è creata andando in America, che è disposta a mettere a disposizione di tutto il paese. Ma questo deve avvenire a condizioni estremamente chiare: non posso continuare a perdere soldi in Europa semplicemente per mantenere in piedi un sistema industriale che poi economicamente non ha basi”.

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KOKAL - 1/3/2012 12:48 AME come sempre è stato molto chiaro: “Manteniamo una politica industriale che dia la possibilità agli stabilimenti di raggiungere un livello di produzione adeguato per competere a livello internazionale ed esportare, soprattutto negli Stati Uniti, con l’enorme opportunità che la Fiat si è creata andando in America, che è disposta a mettere a disposizione di tutto il paese. Ma questo deve avvenire a condizioni estremamente chiare: non posso continuare a perdere soldi in Europa semplicemente per mantenere in piedi un sistema industriale che poi economicamente non ha basi”.


Il ragionamento di fondo è corretto, ma mi infastidisce che non si faccia mai riferimento al fatto che Fiat negli anni ha perso una grossa fetta del mercato europeo.
Oggi si cerca la salvezza su altri mercati perchè non si è stati capaci di essere competitivi su quello continentale. L'azienda si salva, ma i dipendenti italiani ne fanno le spese.
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labbio - 1/3/2012 8:48 AM
Il ragionamento di fondo è corretto, ma mi infastidisce che non si faccia mai riferimento al fatto che Fiat negli anni ha perso una grossa fetta del mercato europeo.
Oggi si cerca la salvezza su altri mercati perchè non si è stati capaci di essere competitivi su quello continentale. L'azienda si salva, ma i dipendenti italiani ne fanno le spese.


veramente il ragionamento prevede l'uso della capacità produttiva degli stabilimenti italiani per l'export verso gli USA, unico mercato sul quale i costi produttivi europei possono, con gli opportuni accorgimenti, restare ancora entro un livello accettabile di competitività.
Il mercato Europeo non è un mistero che sia stato messo in stand-by da parte di Fiat e francamente, con i chiari di luna attuali, non posso certo dargli torto sebbene roda anche a me vedere che chi si è strutturato appositamente e per tempo (leggi VAG), resista ed anche in maniera positiva.
Però i conti si fanno sempre con il proprio portafogli e non con quello altrui, ragion per cui devo dire che l'orientamento a concetrarsi in maniera quasi esclusiva verso il mercato USA con l'acquisizione di Chrysler ed ora l'apertura ad Est verso Russia, India e Cina sia stata una scelta lungimirante da parte di Marchionne che, come detto sopra, può risultare l'unica ancora di salvezza realmente utilizzabile per gli stabilimenti italiani e relativi lavoratori.
Servirebbe, come Marchionne si ostina a ribadire, una detassazione del lavoro compensata da un trasferimento della stessa a patrimonio ed in misura minore sui consumi, in maniera appunto da favorire la condizione per l'export e non uccidere definitivamente la già scarsa domanda interna UE rispettando le esigenze di bilancio degli stati (Italia in particolare visto il caso).
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labbio - 1/3/2012 8:48 AM
Il ragionamento di fondo è corretto, ma mi infastidisce che non si faccia mai riferimento al fatto che Fiat negli anni ha perso una grossa fetta del mercato europeo.
Oggi si cerca la salvezza su altri mercati perchè non si è stati capaci di essere competitivi su quello continentale. L'azienda si salva, ma i dipendenti italiani ne fanno le spese.


veramente il ragionamento prevede l'uso della capacità produttiva degli stabilimenti italiani per l'export verso gli USA, unico mercato sul quale i costi produttivi europei possono, con gli opportuni accorgimenti, restare ancora entro un livello accettabile di competitività.
Il mercato Europeo non è un mistero che sia stato messo in stand-by da parte di Fiat e francamente, con i chiari di luna attuali, non posso certo dargli torto sebbene roda anche a me vedere che chi si è strutturato appositamente e per tempo (leggi VAG), resista ed anche in maniera positiva.
Però i conti si fanno sempre con il proprio portafogli e non con quello altrui, ragion per cui devo dire che l'orientamento a concetrarsi in maniera quasi esclusiva verso il mercato USA con l'acquisizione di Chrysler ed ora l'apertura ad Est verso Russia, India e Cina sia stata una scelta lungimirante da parte di Marchionne che, come detto sopra, può risultare l'unica ancora di salvezza realmente utilizzabile per gli stabilimenti italiani e relativi lavoratori.
Servirebbe, come Marchionne si ostina a ribadire, una detassazione del lavoro compensata da un trasferimento della stessa a patrimonio ed in misura minore sui consumi, in maniera appunto da favorire la condizione per l'export e non uccidere definitivamente la già scarsa domanda interna UE rispettando le esigenze di bilancio degli stati (Italia in particolare visto il caso).


Appunto, Fiat non è stata capace di essere competitiva sul mercato interno. Non è certo (solo) colpa di Marchionne, gli errori vengono da lontano.
Ora l'unica salvezza per gli stabilimenti italiani sembra essere legata al successo delle esportazioni negli USA. Se da una parte questa appare la scelta più logica, dall'altra è sconfortante vedere che al momento non ci sono piani di rilancio sul mercato europeo. Sarà anche periodo di vacche magre, ma così si rischia di veder annullare i benefici derivati dall'aumento di esportazioni con il calo delle immatricolazioni da questa parte dell'oceano.
In più visto il recente ridimensionamente delle previsioni di vendita della 500, testa di ponte per un rientro negli USA, viene da chiedersi quanto siano credibili i numeri su cui si basa il piano di rilancio targato iu-ess-ei. Meno male che tra le auto prodotte in Italia figura la nuova Jeep compatta, almeno quella dovrebbe avere un buon andamento sul mercato nordamericano.
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labbio - 1/3/2012 3:01 PM
Appunto, Fiat non è stata capace di essere competitiva sul mercato interno. Non è certo (solo) colpa di Marchionne, gli errori vengono da lontano.
Ora l'unica salvezza per gli stabilimenti italiani sembra essere legata al successo delle esportazioni negli USA. Se da una parte questa appare la scelta più logica, dall'altra è sconfortante vedere che al momento non ci sono piani di rilancio sul mercato europeo. Sarà anche periodo di vacche magre, ma così si rischia di veder annullare i benefici derivati dall'aumento di esportazioni con il calo delle immatricolazioni da questa parte dell'oceano.
In più visto il recente ridimensionamente delle previsioni di vendita della 500, testa di ponte per un rientro negli USA, viene da chiedersi quanto siano credibili i numeri su cui si basa il piano di rilancio targato iu-ess-ei. Meno male che tra le auto prodotte in Italia figura la nuova Jeep compatta, almeno quella dovrebbe avere un buon andamento sul mercato nordamericano.


Per il mese appena concluso Federauto ha lanciato il grido d'allarme di un atteso -35% sul mercato interno rispetto al già pessimo febbraio 2011.
In Francia è appena uscito il dato ufficiale che recita -20,2% con PSA a -29,2% e Renault a -28,5%.
Con cali di questo ordine di grandezza mi domando quale possa essere il piano di rilancio adatto se non mettere in stand-by il 90% dei nuovi prodotti per non rischiare di bruciargli il 20-25% della vita utile in un periodo come questo.
In realtà, come detto sopra, l'attenzione si sta focalizzando verso i mercati migliori in termini di dati e previsioni di crescita.E' di poco fa infatti lo "scoop" di 2 esemplari di Mito e Giulietta intenti alla preparazione per le prove di omologazione del mercato brasiliano dove il marchio Alfa Romeo è assente da 7 anni.
A me pare una logica estremamente banale e corretta: non navighi nell'oro e i soldi che puoi permetterti di investire li metti su mercati che danno migliori garanzie di crescita.
Il mercato europeo è poi quello peggiore in termini di rapporto tra investimenti e ritorni.
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KOKAL - 1/3/2012 3:12 PM
Per il mese appena concluso Federauto ha lanciato il grido d'allarme di un atteso -35% sul mercato interno rispetto al già pessimo febbraio 2011.
In Francia è appena uscito il dato ufficiale che recita -20,2% con PSA a -29,2% e Renault a -28,5%.
Con cali di questo ordine di grandezza mi domando quale possa essere il piano di rilancio adatto se non mettere in stand-by il 90% dei nuovi prodotti per non rischiare di bruciargli il 20-25% della vita utile in un periodo come questo.
In realtà, come detto sopra, l'attenzione si sta focalizzando verso i mercati migliori in termini di dati e previsioni di crescita.E' di poco fa infatti lo "scoop" di 2 esemplari di Mito e Giulietta intenti alla preparazione per le prove di omologazione del mercato brasiliano dove il marchio Alfa Romeo è assente da 7 anni.
A me pare una logica estremamente banale e corretta: non navighi nell'oro e i soldi che puoi permetterti di investire li metti su mercati che danno migliori garanzie di crescita.
Il mercato europeo è poi quello peggiore in termini di rapporto tra investimenti e ritorni.


Che il mercato europeo sia in calo e che si faccia bene a cercare nuovi sbocchi su mercati emergenti lo diamo per assodato.
Per quanto piccola possa essere la torta europea in questo frangente, è importante conservare, e se possibile espandere, la propria fetta. Invece sembra che tutta l'attenzione e le energie del gruppo siano concentrate per produrre auto per altri mercati. Sono convinto che complessivamente questa strategia pagherà, ma temo che a lungo termine a farne le spese saranno gli stabilimenti ed i posti di lavoro qui in Italia.

Sarà sempre più facile fare profitto nei mercati in espansione o dove la manod'opera costa meno, non vorrei che alla luce dello strapotere tedesco, un bel giorno al lingotto decidano di chiudere baracca e burattini qui in Italia, ridisegnando il gruppo con Fiat forte sui mercati sudamericani e asiatici e Alfa sul nordamerica (non cito nemmeno Lancia, tanto ormai è solo un marchio con cui vendere in Italia e Francia i prodotti Chrysler). A sentire Marchionne, togliendo la produzione dell'Italia (che tanto costa e che tanto da problemi) il gruppo potrebbe trarne solo dei vantaggi. Qui da noi resterebbe solo una rete di vendita ed il rimpianto per aver perso l'industria dell'auto.

Magari sono troppo pessimista e vedo solo il bicchiere mezzo vuoto, ma non mi sembra di aver mai sentito dire a nessuno dell'entourage Fiat che è importante, al pari dell'espansione sui nuovi mercati, lavorare per consolidare la quota di mercato in Europa. E secondo me questo è un chiaro segnale.
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KOKAL - 24/1/2012 1:49 PM

Chrysler 100: ne deriverà una nuova hatchback Lancia?


Chrysler Delta

 dotato di propria “personalità stilistica”, o costituirà un’altra operazione di rebadging sulla scia delle pur riuscite Voyager e Thema.


Oh Signore speriamo proprio di nooooo
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Chiavari (GE)

Marchionne frena su fusione con Chrysler entro il 2012


Sergio Marchionne Chrysler


Molto improbabile. Così l’amministratore delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne, ha definito la possibilità che una fusione totale con Chrysler possa avvenire entro la fine di quest’anno. Le dichiarazioni sono state rilasciate ieri durante il meeting annuale degli azionisti Fiat a Torino. Nonostante ciò, il manager ha affermato che l’azienda italiana è sempre interessata a rilevare il 100% del pacchetto azionario del colosso a Stelle e Strisce.

Marchionne ha aggiunto che l’operazione sarà soggetta a trattative ed alle condizioni del mercato. Attualmente la casa costruttrice torinese è proprietaria del 58,5% di Chrysler. A luglio la Fiat potrebbe acquistare un altro 3%, una possibilità né confermata né smentita dall’ad.

Per poter rilevare il restante 41,5% delle azioni di Chrysler, Marchionne dovrà trovare l’accordo con il sindacato United Auto Workers dato che il pacchetto è posseduto dal fondo VEBA che fa capo proprio allo UAW. Come spiegato dal Detroit News Fiat ha un’opzione su questo stock per un valore di 4,25 miliardi di dollari più un interesse annuo del 9% a partire da gennaio 2010. Il manager italiano ha però dichiarato che il prezzo di mercato attuale è molto inferiore a quello fissato.

La testata americana afferma inoltre che gli investimenti europei della Fiat e l’introduzione di nuovi modelli sono stati congelati per via della crisi del settore automobilistico. Una crisi della quale Marchionne non vede la fine se non a partire dall’anno prossimo. L’obiettivo del marchio è di tornare in attivo in Europa dal 2014.

L’ad ha affermato di voler raggiungere con Chrysler la soglia dei 4,4 milioni di auto vendute nel 2012, un aumento del 10%. In Europa le vendite potrebbero subire una contrazione per il quinto anno consecutivo con 13 milioni di immatricolazioni. Marchionne ha confermato che non è previsto lo spin off dei brand di lusso Ferrari e Maserati.

Parlando di Iveco e di Fiat Industrial il leader del gruppo ha affermato che la distribuzione di Iveco in USA sarebbe impensabile senza l’alleanza con Chrysler. Si dovrebbe partire con l’introduzione del Ducato nel 2013, per poi arrivare al Doblò. Il Daily, se e quando arriverà negli USA, dovrebbe seguire la stessa linea d’azione.

Per concludere il suo intervento il manager ha spiegato come l’apporto di Chrysler sia stato fondamentale per diminuire la dipendenza dall’Europa e per affrontare con più serenità le oscillazioni del mercato.

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